Don Calhoun. Quel tiro da un milione di dollari

14 aprile 1993. Don Calhoun è un semplice spettatore che, durante una partita dei Chicago Bulls, ha l’opportunità di una vita. È sul parquet, ha il pallone in mano, i Bulls e Michael Jordan sono alle sue spalle, dagli spalti 36.000 occhi lo guardano fissi. Il canestro è lì davanti. 80 piedi, un solo tiro e un milione di dollari. Questa è la serata di Don Calhoun
Don Calhoun

“Quelle scarpe non vanno bene. Rimarranno incollate al pavimento”, sussurra uno degli inservienti mentre osserva la folla accalcarsi negli istanti che precedono il tiro.
La sfida è semplice: fai canestro da tre quarti del campo e vinci un milione di dollari.
Assegno gigante, stretta di mano per i fotografi, firma e tutto il resto. Ci sono già state altre occasioni, diciannove solo nell’ultimo anno, ma mai nessuno ci è riuscito; solo uno ha colpito il bordo del cesto, i restanti colpi sono finiti a vuoto. Air balls le chiamano.
Anche stasera la storia non sembra poi tanto diversa: è stato scelto un ragazzetto di 23 anni dalla prima fila, tal Don Calhoun. Una vita ordinaria quella di Don; vende forniture per uffici. Im quel momento però non ci pensa. In quel momento Don Calhoun non smette di osservare le sue scarpe da ginnastica dorate, come se potesse trovarci dentro il segreto per il tiro perfetto.
“Qualunque cosa tu faccia non superare la linea per il tiro libero” gli hanno gridato nell’orecchio. Sembrano quasi parole sprecate; la possibilità di far percorrere alla palla gli 80 piedi che li separano dal canestro è quasi nulla.
Don ha osservato il campo. Nell’emozione del momento ha le idee chiare; si concentrerà, tratterrà il respiro, farà perno sul piede e tirerà con una mano sola.

Una questione di famiglia

Più che difficile, il tiro è impossibile. Don lo sa, conosce i segreti del basket, ma ascoltare le voci della sua squadra del cuore alle spalle lo fanno sentire come se fosse dentro un sogno.
Per Don Calhoun i Bulls sono un affare di famiglia: suo fratello Clarence, morto cinque anni prima, era solito ripetergli come Michael Jordan avesse tutte le carte in regola per diventare il miglior giocatore dell’NBA e di puntare sui Bulls che “quelli ci portano lontano, puoi giurarci”.
Mentre aspetta di tentare l’impossibile, Don si ricorda le lunghe giornate passate con il fratello fra giochi e sogni che adesso lui porta avanti per entrambi.

Questo è per Clarence

Gli sembra quasi ridicolo anche solo pensarlo ma lì, davanti a 18.675 persone, Don ha l’impressione, anzi no la certezza, che quel tiro impossibile funzionerà. Deve solo immaginare la palla già dentro il cesto, respirare bene prima, trattenere bene per tirare e e il resto verrà da solo.
“Questo è per Clarence” sussurra. Il braccio destro è teso come una corda, muscoloso nella forza della gioventù mentre si stacca dal pallone che taglia l’aria veloce come un missile. Per un secondo Don stacca gli occhi dalla rete per essere sicuro di non aver superato la linea di tiro.
Un istante di distrazione, il tempo di rialzare gli occhi e scoprire che è entrato nella storia. La palla è entrata e ora rimbalza a terra sotto migliaia di occhi sbarrati e stupiti.
Don Calhoun ce l’ha fatta.

Don Calhoun

Toccare le stelle

L’urlo diventa corale. I giocatori gli battono il cinque, urlano, si gettano su Don che ancora quasi non ha realizzato, ma è come se fosse diventato il tredicesimo compagno di squadra.
Una pacca sulla spalla lo fa tornare in sé “Gran bel tiro ragazzo”; è MJ in persona. Michael Jordan, lo stesso che non ha mai smesso d’incitarlo da bordo campo. Lì arriva forse il vero premio della sfida: un abbraccio fra i due che sembra non voler finire mai. Il pensiero dei soldi in regalo non è male, ma questo momento non ha valore. L’idea che suo figlio di tre anni, Clarence Calhoun II, lo abbia visto in televisione lo rende coraggioso nell’afferrare il pallone del magico tiro come dimostrazione dell’impresa.

Stop

Nei giorni successivi il nome di Don Calhoun è sulla bocca di tutti.
Vicini di casa, certo, colleghi di lavoro, ovviamente, ma tanti e tanti giornalisti che lo vogliono in radio e in televisione.
Eppure qualcosa non torna. Infatti, la compagnia assicurativa che dovrebbe occuparsi del pagamento ha “scoperto” che Don ha fatto parte della squadra di basket del college, cosa questa vietata nel regolamento. Le regole sono chiare “chi viene scelto non può aver giocato a una versione istituzionale almeno nei cinque anni precedenti”.
Eppure Don l’ha ammesso subito ma la compagnia è ferma sulle sue posizioni. L’opinione pubblica invece non ha dubbi: Don Calhoun deve essere pagato per aver compiuto un’impresa simile e gli stessi Chicago Bulls prendono posizione a suo favore.
La causa è veloce e il verdetto è chiaro “gli sponsor dell’evento, Coca-Cola, la catena di ristoranti Lettuce Entertain You e gli stessi Bulls onoreranno la promessa di pagare in rate il signor Calhoun la cifra di un milione di dollari”.

Un altro desiderio

L’ultimo desiderio della lista di Don Calhoun si è avverato qualche anno dopo. Infatti, tra le firme lasciate sul pallone del lancio miracoloso, mancava proprio quella di Michael Jordan. Dopo diversi tentativi Don riesce ad avvicinarsi al campione e a completare un percorso iniziato il 14 aprile 1993 in una notte dove tutto sembrava possibile.
Ma Don non ha mai permesso che quel cimelio rimanesse a prendere polvere in qualche armadio chiuso. Ha preferito renderlo parte integrante della sua famiglia, lasciando che figli e nipoti giocarci come chiunque bambino farebbe, non rendendosi conto che in questo caso quello che hanno tra le mani è un pezzo della storia del basket.
Per la famiglia Calhoun questo è il basket: un’occasione di vicinanza, divertimento e la possibilità, attraverso le nostre azioni, di ricordare chi ormai non c’è più.
Difficilmente è possibile prevedere dove la vita ci condurrà, ma a volte, in brevi e magici momenti davvero tutto è possibile.
Basta solo fare un lancio giusto.

 

 

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Intrepide

Giulia Colasante si affaccia al mondo nell'ultimo anno del secolo scorso, in tempo per sentirne raccontare in diretta, abbastanza per rimanerne incuriosita. Laureata in Filosofia all'Università di Roma Tre, per tentare di capire il futuro che l'attende studia Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione. Che attende lei, ma anche un po' tutti gli altri.

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