Chi ha paura di Cus D’Amato?

Cus D'Amato, italiano d'America, uno dei tanti che ne hanno fatto la storia, uno dei tanti che ha lasciato un segno. E anche colpi. Come quelli dei suoi pugili, come quelli di Mike, di Floyd, di Josè, di Muhammad e dei tanti altri che ha allenato, rimasti senza onori di cronaca e diventati ombre sul ring.
Cus D'amato e Mike Tyson

C’erano i nativi, ovviamente come ovunque, a Catskill, cittadina così così a sud est della contea Green, stato di New York. Almeno fino al 1678, poi tale Derrick Teunis van Vechten, sangue soldi e sbrigative maniere olandesi, cominciò a spianare strade e la strada ad altri come lui.
Oggi Catskill conta 12.000 abitanti, se chiedi in giro ti dicono “tutto tranquillo“, anche se poi vai sul sito della polizia locale e sembra di capire che i pochi agenti in servizio sono belli indaffarati. 
Cus D’Amato nasce qui, nel 1908. Un secolo abbondante fa. Un secolo dove Cus lascia il segno. E anche colpi.

Cus D'Amato

1980

Siamo nel 1980, alle spalle della stazione di polizia c’è la palestra. Vecchi giornali sulle finestre per impedire alla luce di filtrare ed ai curiosi di sbirciare. Dentro sapore di vecchio, di sudore, di muffa ed un ring di misure inferiori al regolamento.
Eppure se arrivi lì dal riformatorio della Tryon School for Boys,, quattordicenne e ti chiami Mike, non è malaccio.
Certo, l’accoglienza non è il massimo: i ragazzi bianchi ti guardano subito storto, il boss ti stringe la mano senza un sorriso, senza un’emozione. 

Mike è Mike Tyson, il boss è Cus D’Amato

Sì, Mike Tyson, sarà indiscusso campione dei massimi dal 1987 al 1990.
19 KO di fila nei primi 19 incontri da pro, con 12 chiusi dentro al primo round.
Sì, Mike Tyson, per alcuni Iron Mike, per altri il peggior uomo sulla terra.
Cus, il suo primo allenatore ed il suo peggior incubo. Perché Mike, l’omone senza paura e certamente non senza macchia, paura di Cus ne ha avuta da quella prima stretta di mano. Tanta e sempre.
Degli avversari invece mai avuto timore, nemmeno delle tigri che pensava di poter addestrare, nemmeno del destino e delle trappole della vita da ricco sfondato.
Di Cus, una fottutissima fifa.

D'Amato e Tyson

Mike, ti devo parlare

Quattro parole. Poche, ma abbastanza per pietrificare il pugile destinato ad essere il più forte della sua generazione.
Cus costruisce, giorno dopo giorno, una macchina da guerra pronta ad essere assemblata per sfidare il mondo, la cattiveria del mondo e lo fa a modo suo, con ancora più cattiveria.
Dopo un allenamento, critiche. Dopo un match chiuso al primo gancio, critiche.
Il giornale con il titolone, buono per i vetri. 
Il legame fra i due va oltre le corde del quadrato.
A sedici anni, Mike perde la mamma e Cus diventa l’unico riferimento, diventa il papà mai veramente avuto.

Cus “Constantine” è un italo americano del Bronx

Il suo di papà si arrangia consegnando ghiaccio e carbone con un carretto tirato da un cavallo, la sera è sempre di cattivo umore e si respira aria pesante a casa. Per tirarsi fuori dai guai, il giovane Constantine è indeciso fra tirare pugni e salvare anime: una lesione all’occhio, regalo di una scazzottata di strada, lo costringe ad una prematura interruzione della carriera di boxeur di belle speranze. 

La passione resta tanta, la fame di più (la vocazione, evidentemente, di meno) ed aprire una palestra, l’Empire Sporting Club insieme al socio Jack Barrow sembra la cosa giusta.
Cus vive barricato, fra quelle quattro mura scrostate, 24/7 nell’attesa del campione.
Vede il talento prima degli altri ma, senza appoggi, il talento finisce sotto le grinfie di managers più ammanicati al sistema. Un nome su tutti, Rocky Graziano.

Cus e i suoi

Due nomi, prima di Catskill e di Tyson, segnano pero’ il riscatto di Cus D’Amato e aprono la via della definitiva notorietà: Floyd Patterson e José Torres.

Floyd, oro nei mediomassimi ad Helsinki ’52 e poi campione mondiale dei massimi a soli 21 anni raccogliendo la corona lasciata vacante da Rocky Marciano. Floyd, primo pugile a centrare l’accoppiata olimpiade (da dilettante) e mondiale (da pro).

José Torres, portoricano e primo latino sul trono dei pesi leggeri in una notte da sogno al Madison Square Garden piegando Willie Pastrano, altra leggenda per i nostri padri e nonno di un rapper, Mr Pastrano, per i più giovani. 

Cus e Alì

E poi c’è il rapporto, da mental strategist a mental strategist, con il più grande.

Muhammad Ali. Il campione dei campioni capace di abbattere l’avversario ben prima di affrontarlo sul ring, sul quadrato della psiche. Due terzi di autostima ed un terzo di arroganza ma con una spruzzata di buon senso che lo porta a chiamare Cus nell’immediata vigilia della sfida con George Foreman.
Cosa posso vincere con questo omone, questo bullo che dice di volermi uccidere?“.  E Cus in sette parole a riassumere la strategia da applicare prima di subito nel Rumble in the Jungle davanti ai sessantamila in delirio nella notte di Kinshasa: Hit him hard up front and fast.
La capacità rara di Cus di entrare nella testa del pugile, per esaltare i punti caratteriali del pugile e sposarli alla tecnica, alla tecnica su cui lavorare ogni benedetto giorno di palestra. Severo con se’ come premessa. [n.b. Ci sono, sul tubo, dei documenti che davvero e’ tempo ben speso per capire l’irripetibile unicita’ di Cus D’Amato e di quanto, dal numero di visualizzazioni, il personaggio sia speciale non popolare . Digitate i due nomi Ali e Cus, gelato e cereali davanti allo schermo come piaceva al giovane Tyson, e ne vedrete delle belle]. 

Con Tyson, è chiaro da subito, si va oltre la boxe. 

Mike deve tutto a D’Amato, non perde occasione per ricordarlo soprattutto a sé stesso.
Cus, nella stessa misura, deve a Mike un’energia ritrovata, “mi fa sentire giovane questo benedetto ragazzo, non mi era mai successo nemmeno da ragazzo“.
Cus se ne va per una polmonite, a 77 anni, in un ospedale di Manhattan.
Mike ha 19 anni, il suo record a quel punto è 11-0-0. 

Cus e Mike

Senza rete

Sul tetto del mondo, da dove cadra’ giu’ senza rete, Mike ci arriva con le lezioni di Cus.
Di suo ci mette velocità di colpo, precisione, coordinazione, tempismo.
Cus attorno alla forza della natura, costruisce il resto: la difesa a mani alte, lo stile peek-a-boo ovvero saper scivolare sotto ed aggirare il pugno avversario, le molle nelle gambe, l’accovacciarsi e ripartire di gancio o di montante. Gancio destro al corpo, montante destro al mento. Micidiale. Tanto micidiale, per pesare parole e pugni, che se volete rivedere tutti i 44 KO dovete prendere solo 42’29” e cliccare su YouTube dal bordo ring del vostro laptop. 

Con Cus ancora tra i piedi cosa sarebbe stato il domani di Mike non si puo’ sapere.
Forse Mike lo sa. Forse Cus lo sapeva.
Ma “forse”, senza forse, non c’era proprio nel vocabolario della palestra di Catskill. 

“I perdenti sono i vincitori che si arrendono, mentre anche se perdi, vinci comunque, se non ti arrendi (Cus D’Amato).

 

Roberto Amorosino romano di nascita, vive a Washington DC. Ha lavorato presso organismi internazionali nell'area risorse umane. Giornalista freelance, collaboratore de Il Corriere dello Sport, varie federazioni sportive nazionali e pubblicazioni on line e non. Costantemente alla ricerca di storie di Italia ed italiani, soprattutto se conosciuti poco e male.

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