Scipione Borghese. Il principe del raid

Scipione Borghese, il principe del raid. Una storia di coraggio, di passioni e di eccellenza motoristica italiana. Questa è la storia del raid Pechino-Parigi e di uomini che non si sono lasciati scoraggiare dall'impossibile.
(Tappa a Berlino. A sinistra Scipione Borghese, a destra Luigi Barzini)

Le storie hanno un odore.
Guardate la foto di copertina e provate a sentire l’odore della scena.
L’odore è memoria, scavate nella vostra, qualcosa che vi porti là dentro lo troverete sicuramente.
In foto vedete due uomini; a sinistra Scipione Borghese, il principe, a destra Luigi Barzini, il giornalista.
Dallo scatto manca Ettore Guizzardi, meccanico, ma anche pilota esperto, preziosissimo per l’impresa.
Questa foto è stata scattata a Berlino, una delle ultime tappe di un viaggio iniziato a Pechino circa 14.000 km prima.
Viaggio però è termine riduttivo
Scipione Borghese, Luigi Barzini ed Ettore Guizzardi sono i protagonisti di un raid, categoria concettuale che supera per avventura e ardimento il perimetro del viaggio.
Anche avventura e ardimento hanno un odore e spesso è quello della paura.
In questo caso, invece, l’odore è di benzina, olio e fango incrostato.
Siamo nel 1907 e la foto è un minuscolo frammento temporale del raid Pechino-Parigi, una delle più grandi avventure motoristiche del secolo.
L’avventura di Scipione Borghese, il principe del raid, Luigi Barzini ed Ettore Guizzardi.

La storia, come nelle migliori tradizioni, inizia con una sfida

Avete presente il Reform Club? Il vero club londinese dove Jules Verne fa raccogliere da Phileas Fogg la sfida, in questo caso di finzione letteraria, a fare il giro del mondo in mongolfiera?
Ebbene andiamo avanti di 35 anni, il libro di Verne è del 1872, e spostiamoci nella redazione parigina di Le Matin, testata francese tra le più importanti, una delle prime a fare giornalismo moderno, accattivante, fortemente aperta alla pubblicità e premiata con una tiratura che, al tempo, superava le 300.000 copie.
È qui che la nostra sfida prende corpo.

La sfida

Non è dato sapere quanto ci abbiamo pensato e a chi possa essere ascritta l’idea, ma fatto è che il 31 gennaio 1907 l’annuncio che compare sulle pagine del giornale è lapidario, inequivocabile, sfidante nella sua essenza.
Quello che dobbiamo dimostrare oggi è che dal momento che l’uomo ha l’automobile, egli può fare qualunque cosa ed andare dovunque. C’è qualcuno che accetti di andare, nell’estate prossima, da Pechino a Parigi in automobile?
Così è scritto.
La cosa straordinaria è che la sfida aveva solo il gusto dell’impresa fine a sé stessa; in premio c’era unicamente il rischio.
O forse anche qualcosa in più, qualcosa che oggi, dopo 115 anni, ci spinge a raccontarla ancora questa storia.

Il premio forse si chiama memoria.

Provate a immaginare il 1907

Provate a immaginare l’effervescenza di un inizio secolo che prometteva miracoli.
Il cinema, il volo, l’automobile, i progressi della scienza, l’affermazione della velocità come categoria dell’essere che di lì a poco sarà rivendicata dai futuristi, tutto lasciava pensare a magnifiche sorti e progressive.

In effetti non tutto andrà proprio così, ma è in quegli anni che il quotidiano inizia a migliorare per tanti e soprattutto accade che l’immaginario, sull’onda di un linguaggio pubblicitario che si va sempre più ad affinare, entri nel costume in maniera condizionante.
Una sfida, in fondo, è proprio nell’immaginario che si va ad annidare, è proprio l’immaginario che sollecita in profondità.
Scipione Borghese, storia familiare di rara grandezza, uomo di cultura, grande viaggiatore, imprenditore visionario, proprio di immaginario si nutriva. Poteva non raccogliere la sfida?

Forse andò così

Guarda qui Ettore.
Il giornale, principe?
Certo, leggi qui, in prima pagina.
Principe, è in francese…forse meglio che mi dica lei.
È vero, dimenticavo, ma non è importante che tu sappia il francese, è importante quello che sai fare. Comunque ti dico, si parla di fare un giro in machina…
Bene, e dove andiamo principe?
A Pechino…
A Pechino?
Sì, ma non ci fermiamo. Da Pechino dobbiamo sbrigarci per andare a Parigi.
Vuole andare a Parigi passando da Pechino? È uno scherzo immagino…
No, per nulla, vieni qui, sediamoci che ora ti spiego.

Ettore Guizzardi

Non possiamo sapere se sia andata proprio così, ma certo è che Ettore Guizzardi del raid è  personaggio chiave.
Di assoluta fiducia di Scipione Borghese, la storia di Guizzardi è emblematica di un mondo sparito.
Figlio di un ferroviere, apprendista fabbro sedicenne, in un giorno che doveva essere spensierato, Ettore ottiene il permesso di accompagnare il padre in locomotiva. Destino vuole che il treno deragli; il padre muore sul colpo, lui rimane contuso e stordito.
L’incidente avviene presso una tenuta del principe Borghese, vicino Roma, ad Albano. Ettore viene soccorso dai contadini della tenuta e viene curato lì.
Nella tragedia è la sua fortuna.
Il principe non solo assume il ragazzo, ma lo fa studiare, prima alla Fiat e poi all’Ansaldo, per farlo diventare meccanico esperto di motori e suo uomo di fiducia.
I motori sono il futuro, Scipione Borghese lo sa bene.

La Itala

Noi sappiamo qual è la migliore macchina in circolazione, vero Ettore?
Certo principe, non ci sono dubbi.
La Itala, giusto?
Esatto principe, macchina straordinaria, meccanica robusta, bella potenza.
E poi, hai visto Ettore, ha vinto anche la Targa Florio lo scorso anno.
Sì, gran bella prova principe.
Allora ci prendiamo quella.

La Itala era effettivamente un gioiello della nascente industria automobilistica italiana.
Fondata a Torino nel 1903 da Matteo Ceirano, altro visionario imprenditore italiano di quell’inizio secolo, la Itala si affermerà subito come avanguardia automobilistica e guadagnerà mercato anche fuori confine.
Alla prima edizione della Targa Florio del 1906 la Itala ha un successo unico; non solo si piazza prima con la 35/40 HP guidata da Alessandro Cagno, ma tra i sei arrivati, quattro sono su macchina Itala.

Scipione Borghese. Il principe viaggiatore

Scipione Borghese, per cultura e vocazione era un grande viaggiatore.
Aveva già viaggiato in Medio Oriente, in Asia e in Cina e questo, unito alle sue capacità organizzative, segnerà un grande punto a suo favore.

Studiare l’itinerario che lo avrebbe portato da Pechino a Parigi non era cosa semplice per l’epoca, anche perché un itinerario in effetti non c’era. Ognuno dei partecipanti avrebbe deciso la strada da fare, o comunque quella possibile.  Scipione sapeva che ci sarebbe stata inevitabilmente una buona dose di improvvisazione, di decisioni prese al momento, sul campo, anzi sulla strada.
Sapeva altresì bene, però, che il successo sarebbe passato attraverso la capacità di organizzare lungo il percorso una rete logistica di ricambi e rifornimenti.

Forte di visione e anche di mezzi economici per realizzarla, così fece.

Luigi Barzini. Il grande narratore

Principe…e se vinciamo?
Ettore, se vinciamo ci godiamo la vittoria.
E come? Banchetti, balli…come?
Forse anche qualcosa del genere, ma io penso ci sia un modo migliore.
Quale principe?
Faremo sapere a tutti che abbiamo vinto. Della nostra vittoria si parlerà a lungo, più di quanto pensi, più del nostro tempo.
E come?
Ci penso io…porteremo con noi qualcuno che racconterà tutto. Ho in mente una bella penna, adesso ne parlo con il Corriere della Sera. Lui scrive per loro, ma vedrai che ce lo presteranno…
Chi è?
Luigi Barzini.
Ah caspita! Lo conosco, cioè ho letto anche io i suoi articoli…

Luigi Barzini è stato un personaggio unico nel panorama culturale italiano.
Padre del giornalismo moderno, inventore della figura dell’inviato di guerra, scrive sul Corriere della Sera dal 1899 e per il giornale visita la Siberia, segue in diretta la rivolta dei Boxer in Cina e anche il conflitto russo-giapponese del 1905.
Luigi Barzini è l’uomo giusto per Scipione Borghese.

Il Corriere della Sera non si tira indietro, Luigi Barzini neppure: il giornalista sarà il narratore dal vivo del raid.
Il giornalista al seguito è una novità assoluta, anche se la partnership  mediatica ricorda da vicino il sostegno dato dal giornale La Bicicletta a Carlo Airoldi,  il maratoneta italiano che nel 1896 andò a piedi da Milano ad Atene per iscriversi alla prima maratona delle Olimpiadi moderne e che rimase vittima di un clamoroso caso di ingiustizia sportiva.

Pechino-Parigi

Alle 8,00 del 10 giugno la Itala e i nostri tre sono a Pechino pronti alla partenza.
Si erano iscritti 40 equipaggi, si ritrovano in cinque e a Parigi ne arriveranno quattro.
La Itala sovrasta tutte le altre macchine, è imponente e potente ed è quello che serve; chi aveva puntato sulla velocità e la leggerezza si renderà presto conto di aver sbagliato i calcoli.

Il raid sarà un’avventura vera.
Borghese, Barzini e Guizzardi valicano montagne, guadano fiumi, affondano nel fango, fanno i conti con piogge torrenziali e uragani di sabbia, attraversano il deserto del Gobi, tagliano foreste siberiane e disperdono la vista nella steppa, trovano ospitalità inattese, fanno spingere la Itala dai coolies per trarla dall’impaccio di sentieri montani improponibili e da melme che la impantanano.

La filiera logistica però tiene e sostanzialmente tiene anche la meccanica della macchina.
Un principio d’incendio viene domato, così come a un problema di gomme si sopperisce grazie a una specie di falegname locale che a colpi di accetta costruisce ai nostri una ruota alternativa che li porta sino al successivo punto di rifornimento.

Il trionfo

L’avventura finisce come doveva finire, anzi finisce molto prima.
Alle 16,15 del 10 agosto, dopo 60 giorni e quasi 16.000 km, la Itala entra a Parigi accolta da una folla festante degna di grandi occasioni e sulle note dell’Aida taglia per prima il traguardo.
Giornalisti e fotografi si azzuffano pur di arrivare primi e rubare una frase o uno scatto, la folla circonda la macchina, vuole vedere da vicino questi uomini straordinari, ma cerca anche di portarsi via qualche pezzo come prezioso ricordo.
Per qualche giorno a seguire la Itala farà bella mostra di sé, esposta nella sede de Le Matin, proprio là dove tutto era iniziato.

Gli articoli inviati lungo il percorso da Luigi Barzini, approfittando di improbabili, ma sorprendentemente funzionanti stazioni telegrafiche, sono nella storia del giornalismo.  Nella storia della letteratura di viaggio è il suo libro La metà del mondo vista da un’automobile. Da Pechino a Parigi in 60 giorni che, edito da Hoepli nel 1908, sarà un successo internazionale.

L’arma segreta

Tanti i fattori che hanno concorso al successo di Scipione Borghese, dei suoi uomini e della sua macchina.
La capacità organizzativa del principe; l’abilità meccanica e di guida di Ettore Guizzardi; la grande affidabilità di un gioiello della motoristica italiana, la Itala.
Tutti fattori ben conosciuti e ben citati.
Ma un successo ha quasi sempre un’arma segreta, in questo caso senza alcun dubbio da ascrivere a un altro gioiello dell’industria italiana, la Pirelli.
Fu la Pirelli infatti che fornì la Itala con pneumatici incredibilmente resistenti; appena quattro le sostituzioni in corso di viaggio, con il quarto treno di gomme che avrebbe potuto vivere ancor un po’.La cosa straordinaria è che non erano pneumatici  speciali realizzati per l’occasione, ma di linea, disponibili quindi per tutti.

Il senso dell’avventura

L’avventura è pensiero che diventa azione anche quando le condizioni apparenti sembrano sconsigliarlo.
Scipione Borghese dopo l’impresa motoristica ha continuato a vivere una vita avventurosa; volontario nella guerra Italo-Turca, nel 1912 combatterà sul fronte libico e, sempre da volontario, combatterà con ardimento nella Prima Guerra Mondiale, guadagnandosi una medaglia d’argento, una di bronzo e due croci di guerra.

Scipione Borghese morirà a Firenze nel 1927 all’età di 56 anni.
Luigi Barzini morirà a Milano nel 1947 all’età di 73 anni.
Ettore Guizzardi morirà a Budrio, suo paese natio, nel 1963 all’età di 82 anni.

Probabile che Borghese e Barzini, dall’altra parte, abbiano atteso l’arrivo di Guizzardi prima di ricominciare a fare raid.
Non vi sembri strana l’idea: chi ha vissuto di avventura, continua a farlo anche dopo.

 

 

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Marco Panella, (Roma 1963) giornalista, direttore editoriale di Sportmemory, curatore di mostre e festival culturali, esperto di heritage communication. Ha pubblicato "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015), "Pranzo di famiglia. Una storia italiana" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016) il thriller nero "Tutto in una notte" (Robin 2019) e la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021)

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