Coppa Intercontinentale. La grande rissa del 1969

Le migliori squadre europee contro le migliori squadre sud americane. Calcio, gioco, filosofia. Anni d'oro, irripetibili, perduti. Pallone, non finanza. Tutto bello, con un giorno nero: il 22 ottobre 1969. In campo alla Bombonera c'è il nostro Milan contro gli argentini dell'Estudiantes. In campo, quel giorno, accade l'impensabile.
 Roberto Amorosino
Coppa Intercontinentale 1969

Il mondiale per club si chiamava Coppa Intercontinentale e ci piaceva da pazzi. Era davvero l’età dell’oro del calcio giocato, la doppia sfida tra le migliori d’Europa e Sud America. L’albo d’oro delle prime dieci edizioni recita Real Madrid, Penarol, Santos (2), Inter (2), ancora Penarol, Racing Club, Estudiantes e AC Milan. Dai rossoneri in poi il declino e una data precisa a certificare la fine dell’età dell’oro: 22 ottobre 1969.

Dalla finale alla fine 

Due settimane prima il Milan gioca la partita giusta nella finale d’andata con l’Estudiantes detentore, è più forte e lo dimostra con una condotta perfetta, è il nuovo capolavoro di Nereo Rocco che imbavaglia il gioco a perdere degli argentini con la stessa maturità di mesi prima nella finale europea con l’Ajax che verrà. Tre reti di scarto, 4-1 ai lancieri, 3-0 ai pincharratas
Margine rassicurante, ma il Paron avverte. “Alla Bombonera sarà battaglia. Loro non conoscono la resa, credono alla rimonta“. Non è scaramanzia, è la storia recente del calcio argentino. Solo negli ultimi anni Inter, Celtic e Man United hanno trovato filo spinato da torcere, con le buone o le cattive ci provano sempre a ribaltare i valori. Di quel veleno due baronetti, Ramsey e Bobby Charlton, porteranno segni nei racconti e nelle caviglie. 
Il clima è di fuoco. All’ingresso in campo, caffè bollente viene lanciato verso i rossoneri, Lodetti lo schiva ma non del tutto. A centrocampo gli argentini si presentano con i palloni che, dopo il saluto agli spalti, calciano provocatoriamente addosso ai rossoneri. Rocco ha già detto tutto: “non rispondere alle provocazioni, tornare a casa con la Coppa, sani e salvi“. Rivera aggiunge solo: “proviamo a giocare, ci guardano i nostri tifosi”. E gli italiani tutti che all’epoca tifavano compatti per le squadre italiane impegnate all’estero

Coppa Intercontinentale 1969

Il traditore

Nel Milan c’è Nestor Combin, lui è nemico due volte. È argentino di vicino Santa Fe’, emigrato in Francia da giovanissimo, inoltre colpevole di aver siglato il terzo goal all’andata, il più pesante a marcare la differenza tra le due squadre. Lui non si aiuta, dicono che – stanco delle pedate di Raul Madero – gli abbia ricordato la differenza di ingaggio tra i due. Nestor lo chiamano “il fulmine” per come arriva di getto sulla palla, lui è la poesia dei tre goal al triste derby dopo Gigi Meroni; lui è come piace a Rocco, giocatore di lotta e di fatica. Nestor ha il doppio passaporto ed ha svolto il servizio civile in Francia, non ci dovrebbero essere rischi, ma ci sono i precedenti di Angelillo e Longo, due argentini a cui non è stato concesso di rientrare nel paese, bollati come renitenti alla leva. Il Milan verifica lo stato delle cose con il nostro consolato prima di imbarcarsi per l’Argentina. “Tutto a posto, Combin può viaggiare e giocare“. Solo per i fischi dei 45mila e la vendetta di Raul Madero non si può far nulla, più scontati dei panettoni dopo capodanno. 

I Pincharratas 

L’Estudiantes, una vita di secondo piano, è la migliore squadra argentina. Sono ruvidi, ma hanno qualità. Osvaldo Zubeldia studia calcio, sposa una tattica più europea con un sistema offensivo, ci sono Pachame, el bocha Flores, Bilardo e soprattutto la bruja Juan Ramon Veron. Sono forti e consapevoli, a Milano volevano limitare i danni, lo hanno fatto male, calcolo sbagliato.
Il potere politico, così affamato di consenso, sposa la causa dei rossobianchi dopo la conquista dell’Intercontinentale 1968. Sono popolari e vincenti, il generale Ongania li elogia “squadra modello“. Lui la popolarità la c’è insegue senza fortuna, la nazione ribolle, scontri violenti a Rosario, Cordoba ed ovunque si possa esprimere dissenso contro un regime che ha tradito tutto e tutti. Il pallone, non è la prima volta non sarà l’ultima, diventa distrazione di massa, la stampa prona, i tifosi strumento, tutti gli ingredienti per dare valori diversi ad una partita che dovrebbe essere solo una cosa, una partita appunto.

Coppa Intercontinentale 1969

La partita

Il Milan è in campo con l’elmetto, il cileno Massaro chiamato a dirigere l’incontro è casalingo come da previsioni, gli argentini sfiorano subito il goal. Scorri l’undici milanista e capisci come sia stato possibile tenere botta: Cudicini, Schnellinger, Malatrasi, Anquilletti e Rosato tutta gente con cui potevi balzar fuori dalla trincea con una rosa e il pugnale tra i denti. Squadrone e poi c’è Rivera che, sulle punte, fa saltare il banco: alla mezz’ora il Milan eè in vantaggio. Ora sono 4 i goal di margine tra le due squadre, 4 goal e sessanta minuti.

“Scatenate l’inferno”

Il goal del golden boy non demoralizza gli studenti, anzi li libera dal peso di dover conciliare calcio giocato e calcioni. Ora sono liberi di picchiare, la testa confusa, gli occhi fissi e giù di protesta e di randello. Ogni palla, ogni mezza occasione, a palla ferma, a palla che rotola. Pierino Prati finisce a terra, viene preso letteralmente a calci da Aguirre Suarez e poi dal portiere Poletti, le immagini sono raccapriccianti. Sono trascorsi solo cinque minuti o qualcosa del genere dal vantaggio rossonero, “la Peste” perde praticamente conoscenza quando viene trascinato a braccia fuori campo, per lui in campo Rognoni. Il ragazzo, 23 anni dopo pochi giorni, si occupa di effettuare una rimessa laterale. Rientrando in campo, viene falciato senza motivo apparente se non quello di ribadire “…è una caccia all’uomo e qui facciamo così”. L’arbitro guarda altrove, ma registra sul suo particolarissimo tabellino le due reti argentine nello spazio di un minuto prima dell’intervallo, la seconda proprio del killer Aguirre Suarez

Coppa Intercontinentale 1969Il difensore, posseduto ma contro il diavolo, riprende da dove aveva lasciato, la ricerca della rissa sembra pagare. Cazzotto in faccia a Combin, naso rotto, e tackle omicida su Rivera, lui maestro insuperabile di schivate da torero. Stavolta è davvero troppo anche per Massaro lo strabico, espulsione ed Estudiantes in dieci per gli ultimi 30′. Aguirre Suarez esce tra le ovazioni dei suoi tifosi, eroe maledetto di una notte. Un altro difensore, Manero, finisce sotto la doccia prima della fine, solo frustrazione, la battaglia è persa, il Milan è migliore. Lo ha fatto vedere anche in una partita impossibile da giocare. Braccia al cielo ed abbracci, ma agli argentini non va bene, Poletti continua a provocare, la polizia occupa il terreno di gioco e frena incidenti ancora più imbarazzanti, anche se è l’immagine di una tensione che sembra non finire più.

Il dopo partita

Ed infatti il caos continua negli spogliatoi, ancora uomini in divisa protagonisti. Il Milan ha chiuso la porta dello spogliatoio, da fuori chiedono di aprire, chiedono di Combin che è seduto in un angolo ancora con la maglia insanguinata, incerottato, stordito. Lo prendono di forza farfugliando le ragioni del sequestro. Inizia l’incubo, la dirigenza rossonera cerca di impedire l’arresto, non ci riesce, per dodici ore il tira e molla con le autorità militari. Di sicuro c’è che il Milan senza Combin non riparte per l’Italia. 

Nestor Combin

L’Argentina tutta incassa una figuraccia planetaria

Combin viene liberato, il Milan rientra con lui e la Coppa, le foto del “fulmine” ancora visibilmente sofferente e segnato sono affidate alla storia. Ongonia ed il sistema scaricano, ma guarda un po’, i ragazzi dell’Estudiantes, non più eroi ma villani. Una legge recente introdotta per reprimere la violenza nel calcio spedisce dritti in galera per un mese i tre protagonisti, effettivamente i più fuori di testa: Poletti, Manera ed il buon Aguirre Suarez. Fioccano provvedimenti più strettamente sportivi, il più severo è per il portiere allontanato per sempre dai campi di gioco. Il mister Zubeldia non è più il tecnico smaliziato e competente, ma un antisportivo totale, la stampa si allinea coerentemente con i censori politici, improvvisati paladini dei valori dello sport. Bilardo, che già studia da commissario tecnico, sintetizza: “…in questo paese il confine tra la gloria ed il carcere è sottilissimo“. L’Argentina riuscirà a conservare l’assegnazione del mundial di Baires ’78, ma non a frenare il dissenso. Montoneros ed ERP segnano la fine di Ongonia, la normalizzazione riporta l’Estudiantes a vincere, la violenza di regime a continuare tra silenzi e obbrobri, Zubeldia a lasciare, Poletti ad essere graziato per emigrare, con i suoi due complici di una notte, nel calcio europeo di seconda fascia.

Coppa Intercontinentale 1969

Destinazione incerta

La Coppa Intercontinentale ha vissuto venti anni dal 1960 al 1980 anno in cui diventa partita unica da giocare a Tokyo sotto l’egida commerciale Toyota che comunque aiuta a rilanciare il prestigioso trofeo. Nel 2005 c’è l’esordio della Coppa del Mondo per Club FIFA riservata a sei club delle rispettive competizioni continentali. Ora, 2025, abbiamo la nuova formula a 32 squadre, quadriennale, mentre torna la Coppa Intercontinentale FIFA con i campioni UEFA ad attendere una delle cinque altre federazioni in una finale secca. Sembra crescere il calcio, sembra avvicinarsi, ma non è così. 

 

 

 

Roberto Amorosino romano di nascita, vive a Washington DC. Ha lavorato presso organismi internazionali nell'area risorse umane. Giornalista freelance, ha collaborato con Il Corriere dello Sport, varie federazioni sportive nazionali e pubblicazioni on line e non. Costantemente alla ricerca di storie di Italia ed italiani, soprattutto se conosciuti poco e male. "Venti di calcio" è la sua opera prima.

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