Search
Close this search box.

Tuffi di strada, di testa, di pancia e di cuore

Napoli, i tuffi, le fontane. Libertà assolute e trasgressioni innocenti quando tutto era possibile, anche fermarsi a mezz'aria e guardare il mondo intorno prima di piombare in acqua lasciandosi scivolare la vita addosso.
Napoli tuffi piazza Sannazzaro

La strada ha sempre avuto altre regole, la strada è sempre stata testa, pancia e cuore.
E tuffi. Tuffi di strada, belli come solo come tu e Dio sapete, belli anche se davanti a te avevi il mare che figurati quanti tuffi ci potevi fare.
Ma i tuffi di strada no, erano altra cosa, altro sapore, altra libertà.

Anni ’60, ma anche prima e anche dopo.

Con la scuola chiusa, ma anche quando era aperta, con il sole, ma anche quando ce n’era poco.
Con gli amici, ma anche con chi non avevi mai visto prima, con chi incontravi per caso, pronto a dividere avventure irripetibili, quelle che ancora ricordi, quelle che hai raccontato ai tuoi figli e che magari stai raccontando adesso ai tuoi nipoti.
Loro non lo possono sapere quanto ti sembrava di avere il mondo in tasca quando davanti a una fontana ti spogliavi veloce e poi ancora più veloce ti tuffavi di testa, di pancia e di cuore.
Di cuore, sì, perché quando ti tuffavi mica pensavi che ti potevi rompere l’osso del collo, perché quei tuffi erano tutta una gioia, una felicità allo stato puro, tanto che quando ci ripensi senti ancora l’acqua scivolarti addosso e rivedi a memoria la scena.

Tuffi fontana Cavour Napoli
(Napoli. La fontana di piazza Cavour. Photo credit: Archivio Carbone)

L’unica indecisione era da quale fontana iniziare

Attenzione, non ho detto quale fontana scegliere, ma da quale iniziare perché una mica bastava. Certo, non erano vicine le fontane, ma chi ti correva dietro, la giornata era lunga e persino la vita ti sembrava infinita quando sei ragazzino.
Comunque, per te che abitavi alla Stella o alla Sanità era difficile resistere alla tentazione della fontana di piazza Cavour, la più vicina.
E allora via, via maglietta, via calzoni corti, via le scarpe che guai a rovinarle perché quello sì che sarebbe stato un guaio.
E allora via, con quelle mutande di cotone grosso, con le coste e il pattone davanti che ancora trovavi inutile, mutande che bagnate diventavano pesanti e non si asciugavano mai, ma a te che t’importa, forse che non si può correre anche in mutande per strada.
È così che il tuffo diventa liberazione pura, sfida assoluta, trasgressione pura anche se, in fondo, cosa ti volevi trasgredire.  

Napoli tuffi piazza Municipio
(Napoli. La fontana di piazza Municipio. Photo credit: Archivio Carbone)

Un tuffo, due tuffi, tre tuffi, infiniti tuffi

Dice che fosse vietato fare il bagno nelle fontane, ma quando ti tuffavi tutti quelli che guardavano sembravano divertiti, non solo, ma se capitava qualche turista si fermava e ti fotografava.
Quel giorno, uno dei tanti, mentre entravi e uscivi dalla fontana, mentre dal bordo ti lanciavi cercando di disegnare forme nell’aria prima di piombare in acqua, ti sei accorto che c’era un signore che ti fotografava, ma non ci hai fatto quasi caso. Pensavi che anche quel signore fosse un turista dei tanti, uno di quelli che tra le sorprese di una Napoli sconosciuta trovavano anche ragazzini che facevano tuffi nelle fontane.

Napoli tuffi piazza Municipio
(Napoli. La fontana di piazza Municipio. Photo credit: Archivio Carbone)

Solo tornando a casa, la sera, ti è venuto in mente che quel signore non sembrava poi così tanto un turista. Quel signore era vestito come uno di casa, aveva la faccia di uno di casa e l’aria di uno che ti viene a trovare la domenica e ti porta le sfogliatelle. Ma è stato solo il pensiero di un attimo, archiviato, nascosto nella memoria, annegato nel tempo.

Ma il tempo prende e a volte restituisce anche, questo l’hai capito solo dopo

Avevi avuto buon occhio, comunque.
Quel signore che poteva essere tuo padre o tuo zio, era Riccardo Carbone, il fotografo di Napoli, e noi oggi siamo qui a parlare di te grazie a lui che ha fermato un momento della tua vita e ce l’ha consegnato.
Oggi ti guardiamo nelle sue foto e anche noi sentiamo scivolarci l’acqua addosso e non solo, anche noi ci stiamo tuffando con te, ancora una volta, perché è vero che non ci siamo conosciuti, ma cosa importa.

Napoli scugnizzi Molosiglio
(Napoli. Tuffatori di strada al Molosiglio. Photo credit: Archivio Carbone)

Chi ha giocato per strada lo sa

Di testa, di pancia e di cuore.
Proprio come i tuo tuffi.

Archivio Fotografico Carbone si occupa della conservazione, digitalizzazione e catalogazione degli oltre 700mila scatti realizzati da Riccardo Carbone (Napoli 1897-1973), primo fotoreporter del quotidiano napoletano Il Mattino, che documentano i principali avvenimenti accaduti a Napoli ed in Campania attraverso le varie fasi politiche che hanno caratterizzato la storia del Novecento. www.archiviofotograficocarbone.it

ARTICOLI CORRELATI

Palio Marinaro Napoli 1952

Napoli. Il Palio Marinaro del 1952

È una grande festa di mare e di popolo quella che dal 2 al 9 agosto del 1952 anima le acque di Napoli con la Settimana Motonautica promossa dal quotidiano Il Mattino. Festa nella festa è il Palio Marinaro, sintesi felice dell’anima del Golfo e che vede tutte le marinerie competere tra di loro. Un festa di cui, dopo 70 anni, gli scatti di Riccardo Carbone ci restituiscono intatti sapori ed emozioni.

Leggi tutto »
Agostino Straulino

Agostino Straulino. L’ultima veleggiata

Una vita di mare e di vela ineguagliabile, carriera militare e successi sportivi. Dal Notiziario del Centro Studi Tradizioni Nautiche, il racconto in prima persona dell’ultima veleggiata di Agostino Straulino nel Golfo di Napoli

Leggi tutto »

Carovane Azzurre. Passione in trasferta

Tifare in trasferta significava partenza all’alba e spesso anche prima. Treni, pullman, auto. Panini da casa o viaggio tutto compreso. Sono le Carovane Azzurre degli anni ’50 e ’60, proprio come quella per Lazio-Napoli del 20 ottobre 1957 che raccontiamo con gli scatti di Riccardo Carbone.

Leggi tutto »
Piotr Zieliński

Piotr Zieliński. Calcio e cuore

In una stagione segnata dall’irruzione sul mercato dei dollari arabi che attirano campioni in piena attività in un campionato meno che mediocre, Piotr Zieliński, in totale controtendenza, preferisce decurtarsi lo stipendio e rinnovare il contratto con il suo Napoli. Ma Piotr è prima di tutto un grande uomo, dai valori importanti, cristallini. Il suo impegno nel sociale, sebbene mai esibito, è encomiabile e ci fa capire perché in Patria, al di là delle sue indiscusse qualità tecniche, tutti lo amino.

Leggi tutto »



La nostra newsletter
Chiudi