mercoledì, 27 Ottobre 2021

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Teofilo Stevenson vs. Muhammad Alì. Il gran rifiuto.

Teofilo Stevenson vs. Muhammad Alì. Il gran rifiuto.
 
Silvano Calzini
I più grandi. Muhammad Alì contro George Foreman, ma ancora di più Muhammad Alì e la sfida interminabile con Joe Frazier. Storia del pugilato senza alcun dubbio. Non sapremo mai però come sarebbe cambiata la storia se ci fosse stato l'incontro tra Teofilo Stevenson e Muhammad Alì. Ci siamo persi tanto. Veramente tanto.

Madison Square Garden o Kinshasa?

Da quando è scomparso nel 2016, tutti vanno alla ricerca del più bell’incontro di Muhammad Alì, anche se forse l’incontro che sarebbe potuto essere il più bello, quello contro Teofilo Stevenson, non c’è mai stato.
In generale la scelta cade su quello del 1974 a Kinshasa contro Foreman.
Invece secondo il mio personalissimo cartellino, per dirla alla Rino Tommasi, il suo match più memorabile è quello disputato al Madison Square Garden, e dove se no, l’8 marzo del 1971 contro Joe Frazier, il primo dei tre nella loro interminabile sfida.
Quella sera Alì perse, ma nello sport ci sono sconfitte che a volte valgono più di tante vittorie.
Ero un ragazzino, ma lo ricordo bene, venne battezzato dalla stampa l’incontro del secolo e ancora adesso ai miei occhi tale rimane.

I duellanti: Muhammad Alì e Joe Frazier.

Due pugili completamente diversi; Alì tutto tecnica, fantasia e velocità, Smokin’ Joe Frazier un fighter tutto potenza e coraggio; un carro armato da combattimento che avanzava sbuffando, da qui il nomignolo di Smokin’e sparava colpi terrificanti, primo fra tutti il suo leggendario gancio sinistro, che, tanto per non smentirsi, quella sera fratturò la mascella del suo avversario.
Alì era già un personaggio per le sue sparate istrioniche e una leggenda per il suo rifiuto di indossare la divisa dell’esercito americano e andare in Vietnam, Frazier invece era un uomo riservato che ha sempre tenuto separata la vita privata da quella pubblica, ma non era lo zio Tom dei bianchi come lo definiva Alì per provocarlo.
Oltre a essere un grande pugile, era un uomo sensibile che cantava il blues e scriveva poesie. In ogni caso fu un incontro memorabile.

Teofilo Stevenson

Certo, se le cose fossero andate in un certo modo qualche anno dopo avremmo potuto assistere a un incontro che con molta probabilità avrebbe oscurato tutti gli altri. Ma purtroppo stiamo parlando di un’occasione mancata e anche la storia dello sport non si fa con i se e con i ma.
Il mondo scoprì Teofilo Stevenson nel 1972 in occasione delle Olimpiadi di Monaco, anche se lui aveva già vinto i Giochi Panamericani l’anno prima.
Un fisico scultoreo e un talento purissimo.
Potente come deve essere un peso massimo, ma nello stesso tempo agile e veloce, capace di portare colpi fulminei, schiantava gli avversari quasi con irridente facilità.
Nel 1976 si ripetè alle Olimpiadi di Montreal ed era già l’orgoglio di tutti i cubani quando avrebbe vinto l’oro anche alle Olimpiadi di Mosca.
Ma prima del terzo oro olimpico di Mosca, Teofilo Stevenson sarebbe diventato qualcosa di più.

Il gran rifiuto

Teofio Stevenson diventerà un autentico simbolo del Paese e un’icona propagandistica per il regime di Fidel Castro.
Fin dalle sue prime apparizioni sulla scena internazionale il paragone di tutti i tecnici è andato subito al grande Muhammad Alì, e infatti subito dopo i Giochi Olimpici di Montreal gli venne offerta la possibilità di passare al professionismo.
Gli organizzatori americani avevano già pronto un contratto da cinque milioni di dollari per la grande sfida contro Alì, campione del mondo in carica.

Teofilo Stevenson fece il gran rifiuto e lo accompagnò con una frase che quanto a retorica non teme confronti: «Cosa valgono cinque milioni di dollari, quando ho l’amore di cinque milioni di cubani?».
Pugilisticamente parlando, fu un vero peccato, perché un match tra due pesi massimi tecnici come Stevenson e Alì non si era mai visto prima e molto probabilmente non si vedrà mai in futuro.

Le leggende dello sport nascono anche così.

Che cosa ci siamo persi però!

 

 

Silvano Calzini è nato e vive a Milano dove lavora nel mondo editoriale. Ama la letteratura, quella vera, Londra e lo sport in generale. Ha il vezzo di definirsi un nostalgico sportivo.

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