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Superball. La storia del pallone che ha cambiato il calcio

Non propriamente sferico, dodici strisce di cuoio cucite intorno a una camera d'aria, il pallone degli anni eroici aveva una specie di bubbone esterno per il gonfiaggio e quando pioveva diventava una pietra. Colpirlo di testa provocava quasi sempre ferite piuttosto dolorose. Ci penseranno tre italiani d'Argentina a cambiare le cose. Sono loro che nel 1931 brevettano il Superball, pallone completamente sferico, facilmente gonfiabile e che fa nascere il calcio moderno.
pallone finale Brasile - Uruguay 1950

Per i calciatori, quella dei capelli e delle relative acconciature non è una moda soltanto dei giorni nostri. Leggende ormai secolari raccontano di come, per non rovinare la capigliatura sistemata con generose dosi di brillantina, l’Artillero Pedro Petrone, formidabile bomber del Grande Uruguay che, tra il 1924 e il 1930, vinse due volte il torneo olimpico e la prima edizione del Campionato del Mondo giocata a Montevideo, non colpisse mai la palla di testa.
O di come l’Anzlein Angelo Schiavio, centravanti del Bologna di Arpad Veisz, lo “Squadrone che tremare il mondo fa” che nel 1937 vinse a Parigi, contro i maestri inglesi del Chelsea, il Torneo dell’Esposizione, e che fece innamorare il giovane Pasolini, raccogliesse i capelli impomatati all’interno di una retìna, per evitare che si scomponessero troppo al contatto col pallone.
Per cambiare storia bisognaerà attendere il Superball.

Un altro pallone

Già, perché il pallone con cui si giocava ai tempi di Petrone e di Schiavio non era quell’oggetto iper tecnologico, frutto di ricerche di laboratorio sui materiali e, per la verità, dalle traiettorie instabili ed imprevedibili di oggi. Quello era un pallone composto da una camera d’aria di gomma, gonfiata soffiando e ricoperta da un involucro di dodici strisce di cuoio non impermeabili. Strisce tenute insieme da una cucitura esterna di cinque millimetri che chiudeva la “bocca” attraverso cui passava la camera. Il tutto secondo l’invenzione dell’americano Charles Goodyear. Di fatto, il pallone al tempo era un oggetto non propriamente sferico che, quando pioveva, diventava una pietra e che, al contatto della testa con la cucitura, provocava ferite piuttosto dolorose.

pallone prima del Superball
(Il pallone prima del Superball)

Italiani d’Argentina

Nella seconda metà dell’ottocento, la pampa era un’enorme distesa di terra disabitata. Per favorirne lo sviluppo, il governo argentino, tramite una notevole campagna propagandistica svolta dai consoli e da agenti speciali appositamente incaricati, attirò dall’Europa, col miraggio di vastissime terre fertili da coltivare, decine di migliaia di coloni in buona parte italiani. Tra questi moltissimi friulani, che si vedevano anticipare le spese per il viaggio, per l’abitazione nonché per gli animali e gli strumenti da lavoro. Dopo il boom degli anni ottanta del diciannovesimo secolo, le partenze dal Friuli iniziarono a diradarsi e cambiò anche il tipo di emigrazione. Non più coloni affamati di terra, ma operai in cerca di occupazione nelle fabbriche delle grandi città argentine, Buenos Aires, Rosario e Cordoba. Probabilmente, di questa seconda ondata di emigranti facevano parte Olivo Tossolini e Maria Zampa, partiti da Felettano di Tricesimo, e Antonio Polo e Caterina Tonello da Forni di Sotto, paesi in provincia di Udine. Tutti arrivati, più o meno nello stesso periodo, a Bell Ville, cittadina della provincia di Cordoba.

Rivoluzionari del calcio

Di solito, quando si parla di grandi rivoluzionari del calcio, si pensa ad allenatori o calciatori che hanno cambiato il modo di pensare e praticare il gioco. Si pensa, tra gli altri, a Rinus Michels e Johan Cruijff e alla Grande Olanda del Calcio Totale, oppure ad Arrigo Sacchi e al suo meraviglioso Milan olandese, o, per arrivare ai nostri giorni, a Pep Guardiola e al Barcellona. Non si tiene conto, tuttavia, del fatto che anche questi grandi innovatori ben poco avrebbero potuto innovare se, a monte, non ci fosse stato qualcuno ancora più visionario di loro a mettergli a disposizione lo strumento più adatto ad esprimere il loro genio, ossia il pallone. Non, però, quello dei tempi di Petrone e di Schiavio, dalla forma irregolare e così doloroso all’impatto, ma il progenitore del pallone moderno.

Antonio e Luis

Ad inventarlo furono, proprio a Bell Ville, Antonio Tossolini, figlio di Olivo e Maria, e Luis Polo, figlio di Antonio e Caterina.
Luis giocava a calcio nel Club Argentino, una delle cinque squadre della città e la sua specialità erano i gol di testa. Gol che lasciavano il segno, non solo nel punteggio. Dopo ogni gol, infatti, oltre alla gioia di aver segnato, Luis portava sulla fronte i segni della stringa di cuoio che chiudeva la bocca del pallone.
Un giorno del luglio del 1930, ascoltando la radiocronaca di una partita del Mondiale uruguaiano, sentì un commentatore dire che bisognava “tagliare il bubbone alla palla, perché provocava inconvenienti ai giocatori, come pure alla direzione del tiro”. Era quello che pensava anche Luis che subito pose il problema all’amico Antonio, ben conoscendone la genialità di inventore, dato che aveva alle spalle già numerosi brevetti per rendere più facile il lavoro di carpenteria nell’officina di famiglia.

Il Superball

I due, insieme a Juan Valbonesi, operaio di origini piemontesi dell’officina di Tossolini, si misero subito al lavoro. Per prima cosa risolsero il problema principale, ossia come gonfiare la camera d’aria. Non più attraverso una “proboscide” da ripiegare, ma una valvola in cui immettere l’aria da un ago, immobilizzando, poi, la camera dentro il guscio di cuoio, in modo che l’ago non andasse a forarla. Togliendo l’ago, la valvola si contraeva all’interno, richiudendosi. C’era, poi, il problema della “bocca” del pallone, che venne risolto con la cucitura interna delle tacche esagonali che formavano l’involucro di cuoio, anziché quella esterna con la stringa fino allora utilizzata.
Nasceva, così, nel 1931, il Superball, perfettamente sferico e facilmente gonfiabile.

Superball
(Il Superball in campo)

Il successo

Nel 1935 la federcalcio brasiliana lo adottò come pallone ufficiale. Nel 1937, benché già utilizzato ufficiosamente su tutti i campi, anche la federazione argentina lo introdusse nei i propri campionati. Come scrive Eduardo Galeano in Splendori e miserie del gioco del calcio, “…grazie all’ingegno di Tossolini, Valbonesi e Polo, tre argentini di Cordoba, nacque… il pallone senza cuciture. Inventarono la camera con valvola che si gonfiava per iniezione, e dal Mondiale del 1938 fu possibile colpire di testa”.

La fabbrica

Una volta brevettata la loro invenzione, per la produzione su larga scala del Superball, Tossolini, Polo e Valbonesi crearono a Bell Ville la Superball, fabbrica che, al massimo del suo splendore dava lavoro, oltre che a 170 dipendenti diretti, a un indotto di circa tremila persone, che cucivano i palloni a domicilio.

Superball
(Udine 9 ottobre 2022. Il convegno sul Superball)

Memoria al futuro

Oggi, a mantenere vivo il ricordo di quella straordinaria epopea, ci pensa Mabel Bunzli, nativa di Bell Ville e nipote di Antonio Tossolini, da tempo residente a Lonca di Codroipo.
Il 9 ottobre scorso, prima della partita tra Udinese e Atalanta, nell’auditorium della Dacia Arena, si è tenuto un incontro dal titolo Il pallone che ha cambiato il calcio. Presenti, oltre che Mabel, Carlo Briner, sindaco di Bell Ville,  German Fuglini, titolare della fabbrica Dalemas Pelotas, azienda che ha comprato il marchio Superball per continuarne la produzione, e Flavio Vidoni, giornalista locale, tra i primi a raccontare questa storia.

Mario Kempes

All’incontro non ha voluto far mancare il suo saluto, attraverso una videoregistrazione, nemmeno Mario Kempes, il campione che trascinò coi suoi gol l’Argentina alla vittoria della Coppa del Mondo del 1978. Anche lui, come Mabel di cui è grande amico, è nato a Bell Ville. È stato un bel modo per ricordare come un’invenzione così importante per il gioco del calcio abbia un legame forte con la terra friulana e fa bene l’Udinese a cercare storie come queste, legate al territorio, da raccontare in maniera non banale.

 

Enrico Frabetti Ferrarese di nascita, friulano per amore, come GAleno col tempo ho finito per assumere la mia identità: non sono altro che un mendicante di bel calcio. Anarchico per indole, sono convinto che la sola forma di governo possibile sia la Democrazia Corinthiana.

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