domenica, 5 Dicembre 2021

Ogni primo venerdì del mese Sportmemory e le sue storie
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The Marvelous

The Marvelous
(15 aprile 1985. Marvin Hagler vs Thomas Hearns)
 
Federico D'Andrea
The Marvelous. Solo così si poteva chiamare Marvin Nathaniel Hagler, non The Greatest, The Beast, The War, Sugar o altro. Solo The Marvelous. Solo il Meraviglioso.

Pugni e regole

The Marvelous ha una storia che inizia molto prima di lui.

John Sholto Douglas, nono Marchese di Queensberry (Scozia). Probabilmente questo nome alla maggior parte delle persone non dirà nulla, ma questo personaggio viene ricordato fondamentalmente per due cose: la prima è la disputa con Oscar Wilde, con cui il terzo figlio del Marchese – Lord Alfred “Bosie” Douglas – ebbe una lunga relazione e che causò allo scrittore una condanna a due anni di reclusione nel carcere di Reading; la seconda è la redazione, in collaborazione con l’atleta John Graham Chambers, delle Regole del marchese di Queensberry (conosciuto come il codice della boxe scientifica) contenente i fondamenti principali della boxe moderna che andarono a sostituire quelle in vigore fino a quel momento: le London Prize Ring Rules.

Nel corso della storia del pugilato sono tanti i nomi che hanno reso grande quello che probabilmente è uno degli sport più antichi di cui si ha memoria; basti pensare che in alcuni graffiti preistorici conservati al British museum di Londra e risalenti al III millennio a. C., si possono riconoscere delle figure di persone che combattono con i pugni chiusi.

Pugni e sogni

Il 23 maggio 1954 a Newark, capoluogo della contea di Essex nello Stato del New Jersey, nasce Marvin Nathaniel Hagler.
Cresce allevato dalla sola mamma e a 13 anni, a causa delle sommosse accadute a Newark in risposta all’eccessiva forza usata dalla polizia della città nel pestaggio di un tassista afro-americano, si trasferisce a Brockton, nel Massachusetts, città che diede i natali ad uno dei più celebri pesi massimi della storia del pugilato: Rocky Marciano,the Brockton Blockbuster”, il bombardiere di Brockton. Sì, perché molto spesso, i pugili vengono accompagnati da un soprannome. “The Greatest” era quello di Muhammad Alì; anche se lo stesso Alì sosteneva che il più grande pugile di tutti i tempi fosse stato uno che di soprannome ne aveva un altro e che forse con la boxe non era molto attinente: Ray Robinson definito dal suo manager “Sugar”, per via del suo stile dolce come lo zucchero. E Hagler di soprannome ne aveva uno che lo definiva alla perfezione: The Marvelous , perché il suo modo di combattere era spettacolare fondendo insieme tecnica e potenza.

Pugni e sconfitte

Hagler The Marvelous muove i primi passi nel mondo della boxe nella palestra dei fratelli Petronelli – di chiara origine italiana, prima coincidenza di un futuro che lo vedrà felicemente legato all’Italia – e nel giro di quattro anni diventa campione nazionale per la categoria 165 libbre, vincendo quattro incontri, due dei quali per KO, e venendo nominato miglior pugile del torneo.

In quello stesso anno, il 1973, diventa professionista e combatte soprattutto nel Massachusetts, scalando rapidamente le classifiche; ma per mettersi veramente alla prova e trovare avversari che possano permettergli di fare quello scatto in più e alzare il proprio livello di combattimento, si sposta in una città dalla grande tradizione pugilistica: Philadelphia.
Qui due sconfitte ai punti nel 1976 – contro Watts e Monroe – causano un rallentamento della sua carriera, ma sono due sconfitte che, unitamente al fatto di vedere pugili meno validi di lui avere occasioni di combattere per il titolo mondiale, lo temprano caratterialmente.
Queste momentanee difficoltà lo fortificano maggiormente ed in breve tempo riesce a prendersi la rivincita, con gli interessi, su entrambi i pugili che lo avevano sconfitto. Con la piccola differenza che loro avevano battuto Hagler ai punti, lui li batte mettendoli ambedue KO.

Pugni e titoli

The Marvelous
(30 novembre 1979. Marvin Hagler vs Vito Antuofermo)

In poco tempo Hagler diventa The Marvelous sia per gli appassionati del Massachusetts che per quelli di Philadelphia, tanto che uno dei promoter più in vista di quegli anni, Bob Arum gli propone un contratto, facendolo diventare il primo della lista nella classifica degli sfidanti per il titolo mondiale dei pesi medi per diversi anni.

L’occasione per combattere per il titolo, però, non si presenta prima del 30 novembre 1979 quando, a Las Vegas, incontra il campione del mondo dei pesi medi WBC e WBA Vito Antuofermo, italiano con passaporto statunitense. Un incontro duro e vero che Hagler conduce in maniera netta per dieci riprese; ma anziché finire l’avversario si limita a gestire il match e lascia in piedi Antuofermo, forse per una sorta di inconscio rispetto. Ma questo bastò alla fine per la giuria che con un controverso verdetto decreto l’incontro pari, rimandando l’appuntamento con il titolo mondiale per Hagler.

La possibilità di conquistare il titolo si ripresenta meno di un anno dopo quando il campione in carica Alan Minter, che nel frattempo ha battuto Antuofermo qualche mese dopo il match con Hagler, mette il titolo in palio contro il Meraviglioso, andando però incontro ad una sconfitta veloce; già al primo round Hagler apre una profonda ferita sul sopracciglio del campione e al terzo round l’incontro viene interrotto e viene decretato il KOT.

The Marvelous

È il 27 settembre 1980 e Marvin Hagler diventa campione del mondo dei pesi medi strappando a Minter le cinture della WBA e della WBC. Da quel momento e per i sette anni successivi Hagler è il re incontrastato dei pesi medi, riunificando i titoli delle tre sigle (allora in vigore) il 27 maggio 1983 quando batte per KO Wilford Scypion e conquista l’unica cintura che ancora mancava per renderlo l’unico campione del mondo di categoria, la cintura IBF.

In questi sette anni si ricordano incontri memorabili come quello con Thomas Hearns, incontro ribattezzato “The War” e che la rivista statunitense The Ring definì gli otto minuti più elettrizzanti della storia (i minuti che bastarono al Meraviglioso per chiudere il discorso con Hearns) e quello con John Mugabi, uno che era soprannominato The Beast e che prima di incontrare Hagler aveva un ruolino di 26 incontri vinti, tutti per KO, ma che dovette inchinarsi all’indiscusso re dei pesi medi di quel periodo.

The Marvelous
(11 novembre 1983. Marvin Hagler vs Roberto Duran)

In sette anni solo due pugili riuscirono a sentire la campana dell’ultimo round: uno fu Roberto Duran Manos de Piedra che comunque perse ai punti, mentre l’altro fu Sugar Ray Leonard che con un verdetto non unanime dei giudici vinse l’incontro. Questo fu l’ultimo incontro che Hagler sostenne perché proprio in virtù di quel verdetto non unanime considerò la sconfitta immeritata e decise quindi di abbandonare il pugilato dichiarandosi stanco della politica che manovra lo sport, rinunciando alle borse milionarie che avrebbe potuto ricevere in caso di un re-match con Leonard.

Alla fine il suo score parla di 67 incontri ufficiali con questo ruolino: 62 vinti, di cui 52 per KO, due pareggi e tre sconfitte.
Il tutto racchiuso in quel soprannome che più di ogni altra parola non avrebbe potuto definirlo meglio: Meraviglioso.

 

Federico D'Andrea, romano, classe '74, dopo il diploma di liceo classico si dedica al teatro prima in veste di attore e poi come autore di testi brillanti. Autore di storytelling, almeno fino a quando qualcuno avrà voglia di ascoltare le storie che racconta.

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