Nellโautunno del 1866 tre ricchi e famosi yachtmen newyorchesi si incontrarono nel vecchio e rinomato Union Club. Erano James Gordon Bennett Jr., 25 anni, playboy, rampollo del proprietario del New York Herald, ed i piรน anziani e meno noti Pierre Lorillard, commerciante di tabacco e George Osgood, finanziere di successo. I tre cominciarono a bere e, sempre piรน alticci, a discutere delle qualitร dei loro yacht, tre grossi schooner, lunghi piรน di trenta metri. Bennet era il proprietario di Henrietta che, simile a Fleetwing di Osgood, era un classico scafo pesante, stretto e profondo, mentre Vesta, di Lorillard, aveva uno scafo leggero, largo, di pescaggio ridotto e con deriva mobile.
La storia della prima regata transatlantica anticipa, o forse ispira, la fantasia creativa di Jules Verne.
La sfida alcoolica
Dopo essersi โscannatiโ sulle qualitร delle loro barche, mentre il tasso alcolico cresceva, la discussione, stimolata da un articolo del giovane Bennet apparso sul New York Herald, si spostรฒ sulla futilitร delle brevi regate nel Long Island Sound e sulla necessitร di spingersi in oceano, andare a trovare i cugini britannici, veleggiare fino al Sud America e circumnavigare il mondo. Il tasso alcolico, ormai giunto alle stelle, favorรฌ non solo lโidea di una regata transatlantica, quanto meno โoriginaleโ per quei tempi e con quelle barche, ma anche per la cifra colossale che sarebbe andata al vincitore. Ciascuno dei tre avrebbe dovuto versare una, chiamiamola tassa dโiscrizione, di $ 30.000 – difficile convertire la somma in quello che sarebbe stato il suo valore attuale ma, con molta approssimazione, dovrebbe aggirarsi almeno intorno a $ 5 milioni – e il vincitore ne avrebbe riscossi 60.000! Per concludere, fu stabilito, follia pura, che la partenza sarebbe stata lโ11 dicembre, quindi in pieno inverno. A tarda notte si salutarono sbronzi fradici e, a questo punto della storia, sarebbe logico pensare che la mattina dopo, se non passati del tutto, ma almeno attenuati i postumi della sbornia, avrebbero ripensato al progetto e sarebbero addivenuti a piรน miti consigli, ma non fu cosรฌ.
La regata vera
Si incontrarono di nuovo in tarda mattinata e, senza cambiare una virgola del folle progetto, si recarono al prestigioso New York Yacht Club, fondato nel 1844, del quale erano soci. Vinsero lโiniziale, comprensibile riluttanza del Commodoro, William Me Vickar, ottennero il coinvolgimento del Club e la formalizzazione della regata. Nacque cosรฌ la prima regata dโaltura oceanica, piรน di 3000 miglia dal porto di New York fino a Cowes, nellโisola di White, โMeccaโ della vela britannica.
Trattate lโoriginale nascita e le modalitร della regata, passiamo a completare lo scenario con le caratteristiche dei tre schooner e la presentazione di coloro che sarebbero stati gli skipper a bordo di essi.

Fleetwing
Lungo 32m e varato due anni prima, era piรน pesante degli altri due schooner, piรน stretto e con un pescaggio maggiore, anche se non estremo come quello degli yacht britannici di quei tempi, le cui forme erano influenzate dalle regole di stazza ed erano definiti โplank on edgeโ. Il suo proprietario, George Osgood scelse di rimanere a terra e lasciรฒ lo schooner nelle mani del suo esperto skipper, il Capitano Thomas.

Henrietta
con il nome della madre di Bennet, era uno schooner simile a Fleetwing, ma meno estremo, per dimensioni e forme. Varato nel 1861, lโanno nel quale iniziรฒ la guerra di secessione, Bennet, mantenendone il comando, aveva partecipato con esso, naturalmente per i Nordisti, a numerose missioni, quali il pattugliamento degli accessi al porto di New York e lโoccupazione della cittร di Femandina, in Florida, nel 1862. Dato il suo carattere e lโesperienza marinaresca acquisita, non sorprende la sua decisione di essere a bordo per la regata, ma affidรฒ il comando al Capitano Samuel โBullโ Samuels, sulla quarantina, probabilmente il piรน esperto โmarinaioโ di quei tempi, che aveva iniziato la sua vita di mare da giovanissimo, come mozzo, ed era giunto al comando di navi famose per traversate atlantiche da record, quali il Dreadnought, senza dubbio la nave piรน veloce in quelle traversate degli anni โ50. Era anche noto per la sua durezza con gli equipaggi, che arrivava perfino a minacciare con due pistole, che portava sempre alla cintola e che avrebbe certamente usato, se lโavesse ritenuto necessario. Lโoccasione si presentรฒ con lโammutinamento di un suo equipaggio, imbarcato a Liverpool, che aveva deciso di liberarsi del comandante, uccidendolo e gettandolo in mare. Con lโaiuto delle due pistole, del suo fido cane e dei passeggeri tedeschi, armati di barre di ferro, il piano delittuoso fallรฌ e Samuels, che si era anche ferito ad una gamba in una brutta tempesta, raggiunse lโisola di Fayal, nelle Azzorre, dopo 300 miglia di navigazione con il timone in avaria, e sbarcรฒ per curarsi. Con la scelta del suo skipper, Bennet aveva realizzato quello che fu il primo legame, al piรน alto livello del commando, fra le grandi navi a vela e lo yachting.
Vesta
Questo era uno schooner molto diverso dagli altri due e sembrava il meno adatto ad una traversata invernale del Nordatlantico. Forse fu proprio quello il motivo che indusse il suo armatore, Lorillard, alla decisione di starsene a casa, proprio come Osgood. Era infatti largo piรน di 7m., di dislocamento leggero, pescaggio molto inferiore a quello degli altri due ed aveva la deriva mobile. Lo affidรฒ al suo skipper, il Capitano Johnson, di provate capacitร , che aveva confermato, battendo sonoramente il rivale Henrietta allโinizio di novembre, un mese prima della regata transatlantica, in una regata di allenamento sul breve percorso, di circa cento miglia, da Sandy Hook a Capo May.

Prima di passare alla cronaca della regata, un ultimo sguardo ad altri aspetti
Comune per i tre concorrenti, oltre al premio in denaro, cโera il desiderio di battere il record della traversata atlantica stabilito nel 1854 in 12 giorni e 6 ore dal clipper James Baines. Il Dreadnought, al commando di Samuels, si era solo avvicinato, e nemmeno tanto, con i suoi 13 giorni e 21 ore.
La situazione di Bennet era piรน complessa per il suo non facile rapporto con il pessimo carattere del padre, al quale doveva dimostrare, anche se qualcosa di notevole aveva giร fatto in passato, che non fosse solo uno stravagante playboy. Da parte sua, John Gordon Bennet Senior, incurante dei pericoli che avrebbe corso suo figlio, vedeva esclusivamente i vantaggi di questa โimpresaโ per il suo giornale ed aveva destinato uno dei suoi redattori a curare lโevento, raccomandandogli solo che i suoi articoli fossero sensazionali, senza badare troppo che rispecchiassero la realtร .
Il mattino dell’11 dicembre il tempo era pessimo e faceva molto freddo
Nubi basse, spinte dal vento gelido e continue nevicate impedivano a tratti perfino di vedere i tre schooner allโancora in attesa della partenza, che a quei tempi veniva data in quel modo. Nonostante ciรฒ, una gran folla di spettatori si era radunata sulla banchina. La regata aveva non solo riscosso interesse, ma anche un gran numero di scommesse, che davano favorito Fleetwing, seguito da Vesta ed Henrietta. La partenza fu lenta, dovendosi salpare le ancore, ma i tre schooner misero finalmente in vela e si allontanarono ben presto alla vista.
Oceano!
Allโinizio, le condizioni rimasero dure e Fleetwing, che aveva assunto una rotta un poโ piรน a Sud, cominciรฒ a guadagnare, mentre gli altri due se la batterono quasi scafo a scafo per due giorni interi, facendo a volte registrare velocitร intorno ai 13 nodi. La situazione non cambiรฒ sostanzialmente per i primi sette giorni ed i tre, spinti sempre da venti portanti, rimasero abbastanza vicini lโuno allโaltro. Lโottavo giorno furono investiti da una violenta tempesta di SW che interessรฒ nella stessa misura tutti, non in vista fra di loro, ma relativamente vicini. Henrietta si mise subito alla cappa senza difficoltร e vi rimase tredici ore.
Tragedia sul Fleetwing
Il Capitano Thomas decise di continuare in rotta fino a che, con mare e vento in aumento, rendendosi conto che non riusciva piรน a governare, decise di ridurre vela e mandรฒ sei uomini a prora per ammainare. Mentre i sei lottavano con le vele fra la pioggia battente e lโacqua di mare che arrivava a bordo e si cercava di mettere la prora nel vento, un colpo di mare micidiale sommerse letteralmente lo schooner, strappรฒ i due timonieri dalla ruota, trascinandoli verso prora, mentre tonnellate dโacqua si precipitavano dabbasso da tutte le aperture che non erano state chiuse. Quando la situazione tornรฒ sotto controllo, sei uomini non erano piรน a bordo. Con i superstiti, scioccati dal tremendo disastro, Fleetwing, riuscito poi a mettersi alla cappa, vi rimase fino a che la tempesta non fu passata del tutto, ma lโatmosfera di bordo e lโequipaggio ridotto fecero sรฌ che finรฌ per rimanere indietro agli altri due e sembrava non vi fosse la possibilitร di recuperare il distacco.
Le carte cambiano
Vesta, con il suo dislocamento leggero, il modesto pescaggio e la deriva mobile, non era riuscito a mettersi alla cappa e fu forzato a correre in poppa, prendendo rotta per NE ed allungando il percorso.
Per le diverse vicissitudini subite nella tempesta, i distacchi erano aumentati, ma la seconda parte della regata doveva, tuttavia, rimescolare le carte e riservare ancora sorprese. Alle Scillies, le isole che erano la prima terra raggiunta dopo lโAtlantico, erano arrivati con distacchi minimi. Vesta, che era in testa, era stata superata da Henrietta, mentre Fleetwing aveva recuperato quasi tutto il distacco ed i giochi erano ancora aperti. In prossimitร dei Needles, Vesta aveva imbarcato il pilota e lo sciagurato, per il buio e la scarsa visibilitร , aveva scambiato il faro di St Catherineโs Point per quello dei Needles e li aveva fatti tornare indietro di parecchie miglia, prima di ravvedersi.
Il Santo Natale dell’Henrietta
Intanto Henrietta, arrivato alle 17.40 del giorno di Natale, concludeva la regata in 13 giorni e 22 ore, a piรน di 9 nodi di media, facendo registrare un percorso di 288 miglia in 24 ore, ad una velocitร media di 12 nodi. Non erano certi di aver vinto fino a che, arrivando a Cowes, lo avevano capito dagli applausi della folla. Fleetwing, che aveva superato Vesta per lโerrore del pilota, giungeva al traguardo alle 02.00. Vesta, con lโequipaggio deluso, ma soprattutto letteralmente infuriato contro il pilota, arrivava ultimo, due ore dopo.
Secondo il Capitano Samuels, per la maggior parte della regata il tempo era stato buono, con venti portanti che avevano concesso ad Henrietta di non virare mai di bordo. Era, naturalmente, un suo giudizio, non da tutti condiviso ed in linea con il suo ben noto carattere spavaldo. Si disse che, nel peggior momento della tempesta, avesse urlato a Bennet: โQuesto sรฌ che รจ yachting sul serio!โ.
Per le statistiche, gli schooner non avevano battuto i clipper
Sarebbe stato necessario aspettare fino al 1905, quando ci riuscรฌ il Capitano scozzese Charles (Charlie) Barr, con Atlantic in 12 giorni e 4 ore. Un record che resistette a lungo e fu battuto, senza considerare i poliscafi (Eric Tabarly con Paul Ricard, nel 1980), solo nel 1997, da Nicorette in 11 giorni e 13 ore. Ci fermiamo qui, omettendo tutto quanto รจ avvenuto da allora, ma menzionando solo il record del Comanche, un leggerissimo monoscafo di 100 piedi del plurimiliardario americano Jim Clark, di 5 giorni, 14 ore, 26 minuti e 44 secondi, alla velocitร media di 21,4 nodi!
Oltre la regata:ย il Capitano Samuels
Tornando ai piรน noti personaggi fra i โnostriโ, il Capitano Samuels, che poteva ormai considerarsi ormai un uomo piรน che ricco, continuรฒ a regatare con Bennet che, nel luglio del 1870, partecipรฒ alla seconda regata transatlantica in senso inverso, da Est ad Ovest, con il suo nuovo yacht Dauntless, contro il britannico Cambria, che si presentava come challenger nella prima sfida per lโAmericaโs Cup. In quella traversata, che puรฒ definirsi un โmatch race oceanicoโ, Dauntless fu battuto, seppure per meno di due ore, e poi, fra i quattordici defenders Americani nella regata per la Coppa, che fu vinta da Magic, si dovette contentare solo di un onorevole piazzamento.

Oltre la regata:ย James Gordon Bennet Jr
Con le sue stravaganze giovanili in notevole attenuazione, Bennet aveva assunto la direzione del New York Herald poco prima della morte del padre, avvenuta nel 1872, si era recato in Europa ed aveva dato al giornale una veste completamente rinnovata e di carattere internazionale, aprendo varie redazioni nel mondo e creando collegamenti fra di esse con tecnologie innovative.
Era stato poi eletto commodoro del New York Yacht Club, rimanendo in carica per il periodo piรน lungo nella storia del famoso club. Durante il suo mandato rinnovรฒ lo sport della vela, cambiando e modernizzando molte vecchie norme e consuetudini. Fra di esse, lโabbandono della partenza โstaticaโ allโancora, sostituita da quella โdinamicaโ, ancora in vigore oggi, e lโintroduzione del match racing nellโAmericaโs Cup, con lโabolizione dellโingiusto svantaggio del challenger, che non solo doveva traversare lโAtlantico, ma anche โdifendersiโ da unโintera flotta di…โdefendersโ.
La sua passione per le scoperte geografiche e per gli sport e le notevoli disponibilitร economiche lo indussero a promuovere e finanziare spedizioni, quali quella, di Stanley in Africa alla ricerca di Livingstone e quella, finita tragicamente, di De Long al Polo Nord attraverso lo stretto di Bering. Fra le numerose competizioni sportive di varie discipline promosse o istituite per sua iniziativa, ricordiamo la bella Coppa Lysistrata, donata al Real Circolo Canottieri Italia (oggi Circolo del Remo e della Vela Italia) nel 1909 per ringraziare dellโospitalitร ricevuta dal Circolo in occasione di una visita a Napoli con il suo piroscafo/yacht a vapore, che si chiamava appunto Lysistrate dal nome della commedia di Aristofane. Assegnata al canottaggio (8 jole con timoniere dilettanti), รจ stata disputata da quello stesso anno, seppure con alcune brevi interruzioni, fino ai giorni nostri. James Gordon Bennet Jr. morรฌ in Francia, a Beaulieu sur Mer, dove viveva da alcuni anni, il 14 maggio del 1918, allโetร di 77 anni.
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L’articolo รจ stata pubblicato per la prima volta sul Notiziario del Centro Studi Tradizioni Nautiche della Lega Navale Italiana nel mese di novembre 2016