Gladys Roy, ballerina del cielo

Gladys Roy è una pioniera del volo. Ha venti anni, grandi sogni e coraggio da vendere. Questa è la sua storia. La storia di una wingwalker, di una ragazza nata per danzare nel cielo e della sua passeggiata troppo breve sulla Terra. Se vi siete stupiti per le acrobazie in biblano di Tom Cruise, Gladys Roy vi meraviglierà.
Gladys Roy e Ivan Unger

Se vi siete stupiti per le acrobazie su biplano di Tom Cruise mentre gira l’ultimo (per ora) Mission impossibile, allora non conoscete Gladys Roy.
Siamo negli a
nni ’20. Strane cose accadono nei cieli d’America, cose mai viste prima.
I wingwalkers,  dare devils o barnstormers come li si preferisca chiamare, si aggirano in un caleidoscopio di fumo e rumore di motori e girar di eliche che lascia tutti con il naso in su.
Creature particolari i wingwalkers, pionieri del volo, quasi tutti piloti che però invece che affrontare il cielo stretti nel piccolo abitacolo scoperto, preferiscono sfidarlo a viso aperto.
È così che le ali dei loro biplani diventano piste da ballo, parchi gioco o boulevard per improbabili passeggiate.
Gladys è una di loro. Figlia del freddo del Minnesota, nata in un anno imprecisato che lei stessa più volte abilmente confonde convinta di rendersi così più interessante agli occhi di Hollywood, sorella di altri tre piloti (Lee, Les e Chad Smith), fin da giovanissima Gladys si muove con disinvoltura nel mondo del cinema e degli stunt.
È b
rava e coraggiosa Gladys, sulle ali e nel cielo si muove come se danzasse.
Eterea. Una ballerina eterea. Proprio così sarà Gladys, sposata Roy.

Il cielo è casa

Siamo nel 1921, Gladys ha soli vent’anni, e compie il suo primo volo in aereo.
Una settimana più tardi, al secondo decollo, copilota il velivolo con suo fratello (il tenente Chadwick Smith) e mentre tagliano il cielo del Minnesota Gladys si arrampica sull’abitacolo, prende un grande respiro e si getta nel vuoto.
Un paracadute le si apre alle spalle. Immenso paio di ali, sembra volerla proteggere e la sua caduta diventa qualcosa di molto simile un’aggraziata nuotata nel vuoto.
Per Gladys, il desiderio di sentire di nuovo i piedi più leggeri dell’aria diviene irrinunciabile.
Veloce in tutto, non ci pensa più di tanto. Gladys si licenzia dal suo lavoro di cassiera al Minneapolis Strand Theater e inizia a inseguire il futuro che sogna: diventare una wingwalker, attrice e stunt.
Se il volo può essere un talento, la famiglia Smith ne ha da vendere. Tutti i fratelli di Gladys affrontano il cielo e sono loro a portarla sulla buona strada. Le raccontano, le insegnano e la fanno sognare.

Gladys Roy
(Gladys Roy con il fratello Chadwick Smith)

Vita da stunt

Il mondo adesso le sembra veramente un posto nuovo dove realizzare sé stessa.
Lustrini, luci di set e sfide al cielo le fanno pulsare corpo e sensi. Gladys non perde mai la voglia di imparare e migliorarsi. Sul set non le sfuggono gli sguardi di ammirazione, ma lei ogni volta si sente come se fosse al primo volo o al primo salto della vita, trepidante di attesa e nervosa davanti alla sfida che le si presenta.
Fare gli stunt non è poi così banale e non sempre tutto va per il meglio.
Nel maggio del 1924, ad esempio, sul set di The Fighting Ranger la nostra Gladys è disarcionata;  si sloga un’anca e per qualche tempo deve rimanere in osservazione.

Gladys non da la colpa né a sé stessa né al carattere bizzoso del cavallo, ma alla nefasta fatalità del tredicesimo giorno del mese.
Lo sa che il numero tredici le porta solo guai. A tredici anni è caduta da una scala e si è rotta un braccio e durante il suo tredicesimo salto col paracadute si è ritrovata in un vuoto d’aria a solo cento piedi da terra ed è atterrata male. Ma questo sembra essere il suo incidente peggiore, al punto che il Los Angeles Illustrated Daily sottolinea come per lei “sia più sicuro lanciarsi da un aereo a 16.000 piedi d’altezza piuttosto che tentare di rimanere in sella a un cavallo”.
Nel 1925, però, ha una parte nel film muto The Air Mail e il sogno di vedere il suo nome nei manifesti fuori dai teatri diventa realtà. È un bel momento.

Fly me to the moon

È proprio nel cielo, lasciando incantate migliaia di persone che assistono alle sue acrobazie, che Gladys dimostra di che pasta sia fatta.
Non tutto è sempre facile però. Le spese per permettersi di viaggiare in tutti gli Stati Uniti sono tante e anche i pericoli non finiscono mai.“Faceva tanto freddo ed era talmente nuvoloso che temevo di morire congelata”, dice così al fratello raccontandogli di una sua esibizione “mi hanno consigliato di prendere uno speciale tipo di carta velina cinese con cui rivestire la tuta in modo tale da rimanere al caldo”.  
L’aviazione eroica era anche questo.
Nel tempo libero Gladys frequenta ancora il Minneapolis Strand Theatre. È allora che ripensa ai lunghi mesi passati lì da cassiera, quando cullava il sogno di vedere un giorno anche il suo nome su uno di quei poster così colorati là fuori.

Arthur J.Roy

Spesso, seduto vicino a lei in sala, c’è suo marito, il giovane Arthur J. Roy che si diverte a puntare il dito verso lo schermo per sussurrarle “magari ti puoi inventare qualcosa di simile!”.
E a vederla ballare il charleston sull’ala di un aereo o camminare avanti e indietro con gli occhi coperti e il sorriso delicato che non la abbandona mai, c’è da dire che Arthur non aveva tutti i torti a spingere Gladys sempre più in alto.

Blindfolder
(Gladys Roy bendata sulle ali)

Il paracadutismo

Gladys Roy riesce ad ottenere grandi risultati anche nel paracadutismo.
Nel 1921, durante il suo terzo volo in assoluto, tenta di superare il record femminile di altitudine saltando col paracadute da oltre 16.000 piedi.
Nell’articolo del Los Angeles Times che ha coperto la notizia il risultato non è citato, ma probabile che ci sia riuscita.
In ogni caso un altro appuntamento con la storia del paracadutismo
è nel 1924, quando Gladys si lancia col paracadute da una altezza minima, mai provata prima: appena cento piedi.
“Inutile dire che non mi interessa molto farlo di nuovo”, rivelerà poi al Times nel 1925.

Il tennis nel cielo

A novembre dello stesso anno, forse sempre complice il marito, Gladys Roy realizza lo stunt che ancora oggi le dà fama: nel cielo di Los Angeles lei e Ivan Unger simulano una partita a tennis. Certo, non può esserci la pallina, ma lo spettacolo di loro due che mentre il biplano viaggia ai suoi 130 km si piegano sull’ala simulando battute, dritti e rovesci è veramente straordinario.
Per Gladys e gli uomini e le donne del cielo nessuna sfida è impossibile. Soprattutto la paura non è un’opzione contemplata.
Eppure tutto questo sembra non bastare
Nel 1926, durante un’intervista, Gladys ammette che “la gente sembra essersi stufata delle mie acrobazie, anche le più difficili, allora devo per forza inventarne di nuove se voglio mantenere la mia reputazione”.

GLADYS ROY E IVAN UNGER
(Gladys Roy e Ivan Unger)

15 agosto 1927

Il 15 agosto 1927 Gladys Roy partecipa a Youngstown (Ohio) a un’esibizione di wingwalkers.
È una bella giornata, il cielo è terso e durante la sua esibizione nessuno degli occhi che la seguono da terra si stacca da lei un minuto.
Quando finalmente tocca terra, avvolta dalla nube di fumo che segna la fine del suo esercizio, Gladys è tranquilla e si gode gli applausi del pubblico.
È adesso che vede la sua agente lasciare gli spalti, farsi largo e andare verso di lei; la notizia è troppo bella per non correre a dargliela subito.
È fatta Gladys, mi hanno appena comunicato che il volo si farà. Sorridi ragazza, andiamo a Roma!” così le dice e Gladys non riesce a credere alle proprie orecchie.

Il sogno di Roma

È un sogno che si avvera; un viaggio intercontinentale New York-Roma insieme al tenente Delmar L. Snyder che la vedrà alla cloche dell’aereo e non sopra le sue ali.
Le bastano pochi secondi per immaginarsi immersa nei blu gemelli del cielo e del mare.
I momenti successivi sono un susseguirsi di pensieri liberi e bellissimi.
Gladys è talmente presa dall’emozione che quasi non si accorge della ragazza vestita di colori sgargianti che le si avvicina.
Sarà lei a farle il cenno che riporta Gladys con i piedi per terra e le ricorda del desiderio della reginetta di bellezza della contea di avere una foto vicino alla “più graziosa wingwalker di tutta America”.

Proprio così le aveva sussurrato la ragazza appena si erano incontrate.

Tra foto e sogni

Gladys aiuta la ragazza a salire sull’ala dell’aereo.
I motori non sono spenti, ma il rumore che le accompagna sembra quello di un gatto sornione che fa le fusa.
Le pose in queste foto sono sempre le stesse: sorrisi accennati, dita che indicano le eliche dell’aereo e Gladys, ancora con il casco in testa, che accenna un passo di danza.
La reginetta è estasiata e fra una posa e l’altra la sommerge di domande, curiosità e le chiede consigli su come si riesca a entrare nel mondo di Hollywood.
Se sapessi come si fa, te lo direi volentieri” vorrebbe tanto risponderle.
La sua mente ormai pensa solo al viaggio che l’attende e che considera la più grande opportunità della sua carriera.
Finalmente le foto finiscono, i saluti compiuti e la reginetta tornata al suo posto a terra.

L’ultimo charleston

Gladys Roy è l’ultima a scendere, agile e abituata a farsi dondolare dall’ala dell’aereo fino a terra.
Il sole è alto nel cielo, una brezza leggera le agita i capelli e il futuro sembra volerla prendere per mano.
Accade, ma non va come dovrebbe andare
È solo un attimo.
Un buco nella trama in un film senza finale.
Gladys è già a inseguire il suo sogno leggero. Leggero come un passo di danza.
Sognare di giorno, però, è pericoloso perché non sempre riesci a capire quale sia il confine con la realtà.
L’aereo è parcheggiato.
Affilate, scattanti, affamate di cielo, le eliche che girano a fermo costrette a terra si prendono il loro dazio.
È solo un attimo.
Una distrazione che interrompe un sogno. Un destino che si compie.
Le eliche la avvolgono, ma non sono braccia. Sono lame. Il sogno diventa tragedia.
Gladys danza per l’ultima volta, lontano, fra le nubi della sua seconda casa, il cielo.

Sul cielo dell’Atlantico

Di Gladys Roy ci rimangono alcune foto e la sua storia, la storia della passeggiata troppo breve sulla terra di una ragazza abituata al cielo.
È bello però immaginare che sulle note di un charleston suonato e danzato tra onde e nuvole, ancora oggi un piccolo aereo sia in viaggio sull’oceano Atlantico e stia per arrivare a Roma.
Può anche darsi che non sia così, ma in fondo chi può dirlo con certezza?
Le vie del cielo sono sempre misteriose.

Some dance, some prance, I’ll say, there’s nothing finer than the Charleston.
Lord how can you shuffle ev’ry step you do leads to something new.
(James P Johnson The Charleston 1925)

 

 

Giulia Colasante si affaccia al mondo nell'ultimo anno del secolo scorso, in tempo per sentirne raccontare in diretta, abbastanza per rimanerne incuriosita. Laureata in Filosofia all'Università di Roma Tre, per tentare di capire il futuro che l'attende studia Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione. Che attende lei, ma anche un po' tutti gli altri.

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