mercoledì, 22 Settembre 2021

Ogni primo venerdì del mese Sportmemory e le sue storie
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La favola degli US Open

La favola degli US Open
Vincenzo Mascellaro
La favola degli US Open passa per due ragazze del 2002. 19 anni e davanti una vita sportiva tutta da giocare che passa per la finale dell'11 settembre. Vincerà la più brava, la più forte o, come può anche capitare, chi sarà più aiutata dalla fortuna. In ogni caso il tennis può sorridere al futuro.

Sabato 11 Settembre non è una data lontana nel tempo che Sportmemory intende evocare, ma un giorno che gli appassionati del tennis femminile vorranno ricordare.
Chi scrive, come spesso ha dichiarato, non segue con particolare attenzione il tennis dell’altro universo, ma oggi non poteva fare a meno di dedicare uno spazio alle protagoniste dell’incontro cui assisteremo a New York nella finale degli US Open, appunto quella femminile.
Dobbiamo tornare indietro di ventidue anni quando si affrontarono nella finale slam della Grande Mela una certa Serena Williams, appena diciottenne e la svizzera Martina Hingis di un anno più grande. Per la cronaca, il punteggio finale fu 6-3, 7-6 a favore dell’americana che da quel giorno iniziò a fare il percorso che tutti conosciamo. Senza nulla togliere alla Hingis che nel 1997 raggiunse anche lei la prima posizione del ranking.

Possiamo considerarlo di buon auspicio per le due, Raducanu e Fernandez, che si affronteranno in questa prossima finale?

Proviamo a conoscere più da vicino le due atlete ancora poco note al grande pubblico, fatta eccezione per gli addetti ai lavori.
Entrambe hanno pressappoco dichiarato ai microfoni di tutto il mondo di “Non avere idea di ciò che hanno fatto, e di pensare di essere all’interno di una favola”. La Fernandez ha inoltre aggiunto che “Voleva questa finale”. Come non crederci, tutti coloro che iniziano un torneo vorrebbero raggiungere la finale, ma solo due competitor vi riescono, e lei vi è riuscita.

Emma Raducanu
(Emma Raducanu)

Emma Raducanu

Canadese di nascita e britannica di adozione, ha origini rumene da parte del padre, comprensibile dal nome, e cinesi da parte di madre. È la prima dell’era Open a raggiungere una finale proveniente dalle qualificazioni (n. 150 del mondo, oggi n. 51) che significa avere nelle gambe e nella mente già nove partite, sabato sarà infatti il decimo incontro in tre settimane; i precedenti vinti tutti in due set e tra questi battendo anche la Bencic (n. 11 del seeding) ai quarti e la Sakkari (n. 17) in semifinale, partita in cui non è riuscita a imporre il suo gioco aggressivo e a tratti spumeggiante e da subito ha invece avvertito la pressione impostale dall’avversaria. È proprio questo l’anno in cui la Raducanu esordisce sulle grandi platee, prima Wimbledon dove esce al quarto turno e oggi New York.

Leylah Annie Fernandez
(Leylah Annie Fernandez)

Leylah Annie Fernandez

come detto di un anno più grande della sua avversaria, e con un po’ più di esperienza, ha infatti già partecipato agli Australian Open del 2020 e di quest’anno, a Parigi nel 2020 dove è uscita al terzo turno e a Wimbledon del corrente anno. La giovane tennista ha origini ecuadoriane e filippine ed è poliglotta, parla infatti fluentemente tre lingue.
Raggiunge questa finale nel rispetto dei sette incontri – non proviene infatti dalle qualificazioni – ma dopo aver affrontato a mio parere un percorso leggermente più difficile dell’avversaria. Ha dovuto vedersela con quattro teste di serie di grande rispetto, incontri giocati e vinti tutti in tre set.  Al terzo turno Naomi Osaka (testa di serie n. 3), agli ottavi la Kerber (n. 16), ai quarti Svitolina (n. 5), e in semifinale Aryna Sabalenka (n. 2 del seeding).
Oggi la Fernandez è 73^ del ranking WTA, classifica che andrebbe avanti in caso di vittoria, e  27^ nel ranking live.

US Open. Dal 2015 al futuro

Che altro dire, di sicuro che assisterò all’incontro per la novità che esso rappresenta, certamente non con il medesimo entusiasmo ed emozione della finale, sempre agli US Open, del 2015 in cui si affrontarono la mia concittadina Roberta Vinci e corregionale Flavia Pennetta.
Quella partita rimarrà un unicum nella storia del tennis di casa nostra, vuoi per il fatto di vedere affrontarsi nella finale di uno slam due atlete italiane, vuoi perché, al contrario dell’incontro di questo sabato 11, quell’anno si affrontarono due tenniste che di lì a breve sarebbero invece uscite dal circuito del tennis agonistico.

Vedremo in futuro una finale Slam BerrettiniSinner? Io ci conto.

 

Vincenzo Mascellaro, uomo di marketing, comunicazione e lobby, formatore, scrittore e oggi prestato al giornalismo

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