Kobe Bryant, il Milan e lo scudetto

È a Reggio Emilia che il Milan torna campione dopo 11 anni. È a Reggio Emilia che un ragazzino di 11 anni va allo stadio per la prima volta. Il rosso, il nero e l'assenza presenza nel giorno di festa. 
Kobe Bryant milan

26 novembre 1989, domenica mattina italiana.
A piazza Prampolini, sì piazza Grande a Reggio Emilia si chiama così, i meno giovani discutono animatamente del mondo che cambia. Il grigio muro della divisione è venuto giù, qualcuno ha dato l’ordine ai militari o forse no, ma non si torna indietro. Il varco è aperto, migliaia di tedeschi attraversano il confine più famigerato del mondo, fiume di popolo fiumi di birra. 

Dei ragazzi in trasferta, jeans e sciarpa amaranto, attraversano rumorosamente la piazza. L’attenzione si sposta. È vero, oggi c’è Reggiana vs Reggina, due squadre con la calamita nel nome di ogni bambino collezionista di figu.
Quattordicesima di B, la Reggiana sta facendo bene, è quarta, sogna in grande con il suo bomber  “pennellone” Andrea Silenzi al centro dell’attacco. Il Mirabello è come si dice “al limite della capienza” quando il sig. Fabricatore della sezione di Roma fischia il calcio d’inizio.

Joe e Kobe Bryant
(Joe e Kobe Bryant)

Ad applaudire, con addosso gli occhi di tutta la tribuna centrale, c’è la famiglia Bryant, padre e figlio, Joe e Kobe, che se sei di Reggio sai chi è Joe. Lo chiamano Jellybean, il centro della Reggio basket di 2.06cm, ex stella NBA che ha deciso di chiudere la carriera in Europa.
È la partita giusta: freddo becco ma bella giornata, sfida di cartello, un pizzico di nostalgia per due anni trascorsi a Reggio Calabria e la possibilità di soddisfare Kobe che, undicenne risoluto, non la smette mai di chiedere di andare allo stadio.

Kobe e il Milan degli olandesi

Kobe è felice e riconoscente, anche se lui vuole andare a Milano, vuole vedere il Milan degli olandesi, vuole la maglia rossonera, vuole vedere San Siro che dicono sia dieci volte più grande.  
Kobe è soprattutto contento, e si legge negli occhi, di tifare granata per un giorno come i suoi compagni di scuola, domani ne parlerà a ricreazione. Esulta al goal di Walter De Vecchi ed esulta ancora di più quando scopre che è stato un pilastro del suo Milan anni prima, non capisce però come mai Silenzi che segna sempre oggi no e come può una partita così bella, così ben giocata, così emozionante finire senza vincitori e con solo due palloni nella rete.
È uno ad uno infatti, ma quel che conta è che nel sangue di un ragazzino, nato a Phillie ed inevitabilmente con il basket nelle vene, comincia a scorrere un altro fluido, quello italico, del calcio. 

 

Kobe Bryant Lakers
(Kobe Bryant Lakers 24)

Tutto scritto, Kobe, tutto scritto 

Sappiamo come è andata. Il nonno dagli USA lo tempesta di videocassette NBA, lui non si perde una partita del papà ed all’intervallo lo puoi vedere arresto e tiro noncurante del pubblico e dei compiti che lo aspettano a casa.
Gioca fino all’ora di cena e può cadere il mondo, la ripetizione del movimento lo affascina, il ciuff della palla nella retina ancora di più, non si ferma più se non sotto i due metri e di un niente.
È Kobe Bryant. Torna a Philadelphia due anni dopo. Sesto giocatore a passare dal liceo ai pro senza di mezzo il college, il primo di sempre nel ruolo di guardia. Al draft 1996, ancora minorenne, deve chiedere al padre di firmare il contratto di tre anni per $3.5 milioni che lo lega ai Lakers.
Sappiamo come è andata. Black Mamba venti stagioni con LA, vince cinque anelli NBA, diciotto volte All Star, quindici volte all NBA team, quarto realizzatore di sempre, due ori olimpici.
Sappiamo poi come è andata.

Kobe Bryant Milan
(Kobe Bryant AC Milan 24 – Photo credit: AC Milan)

Black Mamba uno di noi

Sappiamo anche che l’Italia, Kobe non l’ha mai dimenticata.
I brividi addosso a riascoltare le sue interviste nella nostra lingua, perfettamente addomesticata. Immagini, parole ma soprattutto azioni. Tornare a Reggio in piazza con gli amici, seguire sempre il Milan, soprattutto la musica nei nomi dei suoi gioielli più belli: Natalia, Gianna, Bianka e Capri. Gomiti alti sotto le plance per non farci strappar palla dalla tristezza.  
Manca tanto Kobe Briant. Ed all’assenza presenza dell’altro giorno come si fa a non pensarci.

(Milan Campione d’Italia 2022)

22 maggio 2022, un’altra domenica mattina italiana

Reggio Emilia invasa dai tifosi milanisti, ci si va prendere lo scudetto dopo tanto digiuno, il Mirabello stavolta è il Mapei Stadium e la festa esplode già nel primo tempo. Siamo tutti tifosi, sappiamo com’è. Sono quei momenti in cui il pensiero corre veloce a chi volevi fosse lì con te, a chi credi ci sia da qualche parte lassù a saltare, a ballare perché non può mica finire qui.
Si perde insieme, si vince insieme ed una parte di noi va (o resta) dove va (o resta) l’altro.
Sono quei momenti che guardi la tribuna centrale e rivedi quel bambino imbacuccato, la magia nelle mani e le molle nelle caviglie.

Black (and Red) Mamba, campione d’Italia. 

 

Roberto Amorosino romano di nascita, vive a Washington DC. Ha lavorato presso organismi internazionali nell'area risorse umane. Giornalista freelance, collaboratore de Il Corriere dello Sport, varie federazioni sportive nazionali e pubblicazioni on line e non. Costantemente alla ricerca di storie di Italia ed italiani, soprattutto se conosciuti poco e male.

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