1969. Stella Polare alla Middle Sea Race

Ottobre 1969, Giovanni Iannucci torna al comando di Stella Polare. Missione: partecipare alla Middle Sea Race. Promossa dal Royal Malta Yacht Club, la regata era solo alla sua seconda edizione, ma già si annunciava per quella che sarebbe presto diventata: una delle più ambite e prestigiose competizioni veliche. Stella Polare sarà protagonista di una bella pagina di vela italiana e, come il racconto del suo Comandante preziosamente restituisce, non solo in regata.
COVER STELLA POLARE PARTENZA 01

Eravamo ormai a metà ottobre e pensavo che non avrei avuto altre occasioni in quell’anno, dopo nove o dieci mesi esaltanti di vela 1, quando mi giunse una telefonata dell’Ammiraglio Dequal, Direttore di Marivela, che mi chiese di andare in ufficio da lui. Non persi tempo e fui accolto con la lieta novella che avrei assunto di nuovo il comando della Stella Polare, che avevo lasciato due anni prima, dopo la seconda “Giraglietta”, per partecipare alla Middle Sea Race. Mi disse anche che sarebbe stato mio ospite a bordo per la regata e che il messaggio che ufficializzava il movimento era già partito.
Lo trovai, infatti, sulla mia scrivania appena tornato in ufficio e c’era anche la composizione dell’equipaggio, che mi lasciò molto soddisfatto 2.

A La Spezia

Stella Polare si trovava a La Spezia e dovevo assumerne il comando il 25 ottobre, trasferirla a Malta, con breve sosta a Messina per imbarcare l’Ammiraglio Dequal, partecipare alla regata, la cui partenza era prevista per il 1° novembre, e rientrare con la barca a La Spezia. Non c’era molto tempo e, tornato in ufficio, andai subito dal mio superiore diretto al quale chiesi una breve licenza per recarmi al più presto a bordo. Fu comprensivo e me la concesse, consentendomi di giungere a bordo qualche giorno prima della partenza per Malta, prevista per la mattina presto del giorno dopo l’assunzione del comando.

In navigazione

Trovai la barca molto in ordine, buona parte dell’equipaggio già a bordo; c’era solo da completarlo ed imbarcare viveri, combustibile ed acqua. Completati l’equipaggio e queste incombenze, all’alba del 26 eravamo già in mare per le prime 450 miglia che ci separavano da Messina. Poco da dire della traversata: tempo ottimo, poco vento e scarse occasioni per andare solo a vela. Del resto, credo fosse la prima volta che mi mettevo in mare con un equipaggio nel quale tutti, ed alcuni proprio con me, erano stati per periodi più o meno lunghi sulla Stella Polare o sul Corsaro II e quindi non c’era nulla da “imparare”, ma era necessario solo ambientarsi di nuovo alla routine di bordo.

Da Messina a Malta

Dopo poco più di due giorni e mezzo, la sera del 28 eravamo a Messina e ci ormeggiammo in attesa dell’Ammiraglio Dequal, che imbarcò la mattina dopo ed a mezzogiorno eravamo già in rotta per le 156 miglia che ci separavano da Malta. Per fortuna il vento non mancò, anche se quasi sempre leggero ed incostante, e ci consentì di fare a meno del motore. Il giorno dopo, in tarda mattinata, ci ormeggiavamo nel posto assegnato alla marina di Sliema. Avevamo due giorni prima della partenza per provvedere, pur essendo un’unità militare, a quasi tutte le pratiche di frontiera e doganali – l’entrata di Malta nella comunità europea era ancora lontana -, perfezionare l’iscrizione della barca e ritirare bando e istruzioni di regata.

(Stella Polare)

Il Royal Malta Yacht Club

Il Royal Malta Yacht Club era allora a Fort Manoel un imponente forte del 18° secolo, con un suo particolare fascino, a Gzira. Non era facilmente raggiungibile e quindi fu necessario noleggiare un’automobile ed “avventurarsi” nel traffico di Malta, senza dimenticarsi nemmeno per un istante di… tenere la sinistra!
Dal Forte, che domina le insenature di Marsamksett e Sliema sarebbe stata data la partenza. Al Club appresi che gli iscritti erano undici, divisi in tre classi, e c’erano altre due barche italiane. Una era Surprise, una nuova imbarcazione di Puccinelli e Violati in III Classe; l’altra, in II Classe, era Galatea, dello Sport Velico M.M., e lo skipper era l’Ammiraglio Franco Costa 3, che conoscevo bene come esperto marinaio ed assiduo regatante in star, soling ed altura. Mi fece molto piacere rivederlo e parlare con lui della regata.

I preparativi

I due giorni che seguirono furono densi di impegni sociali e turistici e la sera prima della partenza ci fu il briefing con il commento delle istruzioni di regata che prevedevano un’unica variante di rilievo: dato l’esiguo numero degli iscritti – 11 in tutto: 4 in I, 4 in II e 3 in III Classe – la partenza sarebbe stata simultanea per le tre classi alle 12.00. Seguirono le previsioni meteo che prevedevano alla partenza vento medio-forte da Grecale che ci avrebbe accompagnato nel tratto fino alle coste siciliane, ma in diminuzione già da Lampedusa per l’arrivo di una vasta area di alta pressione che avrebbe caratterizzato quasi tutto il resto della regata con venti leggeri e variabili.

Stella Polare in regata

La mattina dopo, disormeggiammo un’oretta prima della partenza e, con il vento che si faceva sentire, la poca “acqua” a disposizione ed una barca grande e pesante, non fu uno scherzo evitare pericolose collisioni.
Appena fuori si lascarono le scotte, ma dovemmo aspettare fino a Gozo perché andasse su lo spinnaker, che ci rimase tutta la notte. All’alba del giorno dopo girammo Lampedusa e, con la luce del giorno, potemmo renderci conto della situazione. Dietro Stella Polare non si vedeva nessuno e nemmeno davanti, dove certamente era Stormvogel, che doveva aver “volato” durante la notte.
Con il sole, se ne andò via quasi del tutto il vento e ci mettemmo tutto il giorno e la notte per girare Pantelleria con una serie di bordi in un venticello da NW, che ci accompagnò fino a Favignana e poi a Capo San Vito che girammo all’alba del quarto giorno di regata.

Lo Stormvogel

Con la luce del giorno vedemmo una barca, un paio di miglia avanti a noi, che riconoscemmo subito con sorpresa e soddisfazione notevoli. Era lo Stormvogel e cercai di spiegarmi come avevamo fatto a recuperare il distacco, che ritenevo fosse ormai incolmabile. Penso, ma è un ragionamento che dovrebbe trovare conferma, che, nelle bavette intermittenti che avevamo trovato fin da Pantelleria, il dislocamento della Stella Polare, quasi doppio di quello dello Stormvogel, ci consentiva di conservare più a lungo di lui l’abbrivo e di passare da una bavetta all’altra, mentre lui si fermava quasi subito al cessare del venticello e riprendeva a camminare solo quando si stendeva di nuovo ed aumentava.

Match race

Cominciò così un’appassionante match race, con frequenti cambi di leader, che si protrasse per più di un giorno e una notte, fino a quando, in vista delle Eolie, il vento cominciò a stendersi di nuovo e rinfrescare, consentendo al nostro rivale di prendere decisamente la testa, mantenerla e cominciare a guadagnare su di noi.
Al passaggio di Strombolicchio, nel primo pomeriggio del quinto giorno di regata, dietro di noi non si vedeva alcuna vela e lo Stormvogel, che continuava a guadagnare, era due o tre miglia avanti a noi, entrambi sotto spinnaker, in rotta per Capo Peloro. All’imbrunire, lo vedemmo sparire dietro il capo, mentre si preparava la nostra “tragedia”.

La notte senza sonno

Entrammo nello stretto che era già buio e ci trovammo improvvisamente in bonaccia piatta, mentre qualche ora dopo, iniziò la corrente montante. Non poteva andare peggio di così! Fu una notte insonne di frustrazione totale mentre le provavamo tutte per guadagnare qualche metro verso Sud, senza successo. Il risultato fu che, con la luce dell’alba, all’orizzonte apparvero tutti i nostri avversari che ci “portarono” il vento e ci permisero di tenerli a distanza crescente, fino a sparire di nuovo, ma ormai era tardi per ricuperare in tempo compensato (t.c.) nelle sole 150 miglia circa che ci separavano dal traguardo.

Stella Polare al traguardo

La mattina presto del giorno dopo tagliammo il traguardo4. Rimanemmo a Malta altri quattro giorni per essere sportivamente presenti alla premiazione, anche se dovevamo ritirare solo un boccale da birra in peltro per il secondo posto in t.c. della I Classe, nella quale avevamo battuto sia Stormvogel che Bolero, ma ci aveva battuto lo Spirit of Cutty Sark, di gran lunga il più piccolo della classe, che aveva goduto del vantaggio dei più piccoli. La grande soddisfazione per noi Italiani fu la consegna del bel trofeo per la vittoria in compensato assoluto al piccolo Surprise, prima di una lunga serie di vittorie italiane negli anni seguenti 5.

Il rientro a La Spezia

La mattina del giorno dopo la premiazione, salutato l’Ammiraglio Dequal, che tornava a Roma, ci mettemmo in mare per riportare Stella Polare a La Spezia. Il primo tratto fu con le solite bonaccette e ci mettemmo una giornata ed una notte intere per arrivare la mattina dopo alle Egadi, ma, fra Favignana e Marettimo fummo investiti quasi improvvisamente da una sciroccata, che andò aumentando mentre andava su lo spinnaker pesante. Lo scirocco continuò a soffiare gagliardo e ci accompagnò fino alla Corsica per poi girare a Ponente ed aumentare ancora fino ad essere una buriana di vento, mare e piovaschi. Il vento era ormai quasi al traverso e, andato giù lo spinnaker, fu sostituito da un genoa pesante e fu presa una mano di terzaroli, mentre la velocità si manteneva intorno ai 9 nodi con punte fino ad 11, Alle sette di mattina, 46 ore dopo aver lasciato le Egadi, eravamo ormeggiati alla Sezione Velica di La Spezia.

Gli undici nodi di Stella Polare

Rassettata la barca e salutato l’equipaggio, esprimendo a tutti i miei complimenti per come, nessuno escluso, si erano comportati, andai a presentarmi all’Ammiraglio Comandante del Dipartimento perché il giorno dopo lasciavo il comando della Stella Polare senza particolari formalità. L’Ammiraglio, sorpreso di vedermi un giorno prima del previsto, mi chiese dove avevamo ridossato nella buriana della notte prima, come avevano dovuto fare due squadriglie di dragamine che erano in mare. Fu molto sorpreso quando gli dissi che eravamo rimasti in rotta, facendo punte di undici nodi.

Una bella avventura

Il giorno dopo feci un rapido passaggio di consegne al mio successore “amministrativo” e ritornai a Roma per immergermi di nuovo nelle scartoffie dell’ufficio, dalle quali mi aveva tenuto lontano per quasi un mese la bella parentesi della Stella Polare, con le sue 1.813 miglia, delle quali 1.343 a vela.

Stella Polare equipaggio
(Stella Polare. Rotte ed equipaggio)


La cartina illustra solo una sintesi delle rotte e delle miglia percorse, corredata dai nomi di coloro che hanno condiviso con me soddisfazioni e successi così come delusioni e sconfitte. Insieme alla cartina, molto era conservato in scritti, documenti ed immagini che, da buon “sentimental junk collector”, come mi avevano soprannominato i miei amici americani, sono andato a “ripescare” nel caos del mio studio ed offro ai lettori, sperando che abbiano piacere a “navigare” con noi sulla Stella Polare tanti anni fa.

Note:

  • Avevo iniziato su La Meloria, con la settimana invernale di Genova e le regate della draglia e dei Tre Golfi, poi sul Corsaro II per una breve crociera con gli studenti in arcipelago toscano (iniziativa promozionale istituita quell’anno) ed avevo concluso di nuovo su La Meloria per la prima partecipazione di una squadra italiana, con Levantades e Mabelle, all’Admiral ’s Cup.
  • La composizione dell’equipaggio era la seguente: Capitano di Corvetta Giovanni Iannucci, Capitano di Corvetta Ferruccio Romanello, Tenente di Vascello Umberto Santanera, Capitano Medico Pierluigi Marignani, Capitano Commissario Sergio Di Miele, Sottotenente di Vascello Giuseppe Bedeschi, Guardiamarina Francesco Campanelli e Gaetano Gallinaro, Aspirante Guardiamarina Patrizio Brusoni, Secondi Capi Nocchieri Ermenegildo Boassa e Francesco Malzone, Sergente Luigi Vendramin e Nocchiere Giuseppe Calabrò. L’Ammiraglio Dequal sarebbe imbarcato a Messina e sbarcato a Malta, dopo la regata.
  • L’Ammiraglio Franco Costa (Gioia Tauro 1912 – Messina 1990), diplomatosi presso l’istituto nautico di Messina, si era arruolato come volontario e, conseguita la nomina a ufficiale di complemento, aveva svolto vari incarichi a terra ed a bordo, anche su sommergibili, e si era poi specializzato incursore. Entrata in guerra l’Italia, partecipò all’ardita e sfortunata azione combinata di siluri a lenta corsa, detti in gergo “maiali”, e barchini esplosivi contro Malta, nel luglio del 1941. In essa, nonostante il coraggio, la capacità ed il valore dei protagonisti, l’obbiettivo non fu conseguito ed i caduti furono sedici, i prigionieri diciotto, fra i quali Costa, e solo undici, delle unità di supporto, coloro che riuscirono a tornare in Italia. Decorato di Medaglie d’Argento al V.M. “sul campo”, di Bronzo e di Croce al Merito e rientrato dalla prigionia alla fine della guerra, aveva ricoperto importanti incarichi fra i quali il comando del Raggruppamento Subacquei e Incursori e quello di Capo di Stato Maggiore di Marisicilia. Nel 1966 lasciava il servizio attivo, per raggiunti limiti di età, con grado di Contrammiraglio. La sua fotografia risale ai tempi in cui era tenente di vascello.
  • II pesante condizionamento della vicinanza dello Stretto di Messina al traguardo fu uno dei motivi, forse “il” motivo, che indusse, qualche anno dopo, gli organizzatori ad invertire il senso della regata da orario ad antiorario, come è ancora oggi, con lo Stretto a circa 150 miglia dalla partenza e quindi ancora circa 450 miglia di regata perchè gli sfortunati possano recuperare la cattiva sorte.
  • La classifica generale in tempo compensato, non ufficiale perché tratta da un quotidiano, fu la seguente: 1° Surprise, 2° Tikka, 3° Spirit of Cutty Sark, 4° Santa Barbara, 5° Pedlar, 6° Stella Polare, 7° Barada, 8° Stormvogel, 9° Bolero, 10° Galatea, 11°

 

 

 

 

Giovanni Iannucci articolo in prima pubblicazione sul Notiziario del Centro Studi Tradizioni Nautiche - Lega Navale, anno VII, mumero 67

ARTICOLI CORRELATI

Straulino. Quel giorno a Taranto

14 maggio 1965. Agostino Straulino, italiano di Dalmazia, marinaio, velista campione olimpico e mondiale, al comando di Nave Vespucci esce a vela dal Mar Piccolo di Taranto e compie un’impresa che rimarrà nella storia della marineria italiana.

Leggi tutto »

Io e Benedetta Pilato, cresciuti insieme

Vito D’Onghia, suo coach da sempre, racconta il talento di Benedetta Pilato e di come tra atleta e allenatore ci sia uno scambio continuo di insegnamento, di esperienze e di emozioni che migliora e perfeziona tutti e due.

Leggi tutto »

L’oro due

Giganti. Potremmo forse chiamare diversamente Pietro Mennea e Usain Bolt? Giganti e veloci. Velocissimi, non più del vento, ma della stessa essenza del vento.

Leggi tutto »

Carovane Azzurre. Passione in trasferta

Tifare in trasferta significava partenza all’alba e spesso anche prima. Treni, pullman, auto. Panini da casa o viaggio tutto compreso. Sono le Carovane Azzurre degli anni ’50 e ’60, proprio come quella per Lazio-Napoli del 20 ottobre 1957 che raccontiamo con gli scatti di Riccardo Carbone.

Leggi tutto »

Brutti sporchi e cattivi. O forse no?

Ero giovanissimo: un apparente banale incidente su un campo di calcio vero si trasformò in un dramma, ma fu anche l’inizio della scoperta dello sport. Rugby prima, poi il football americano tra i primi in Italia e poi il ciclismo. Un paradigma sportivo e un percorso di vita, anche contro le apparenze.

Leggi tutto »



La nostra newsletter
Chiudi