mercoledì, 27 Ottobre 2021

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Straulino. Quel giorno a Taranto

Straulino. Quel giorno a Taranto
Vincenzo Mascellaro
14 maggio 1965. Agostino Straulino, italiano di Dalmazia, marinaio, velista campione olimpico e mondiale, al comando di Nave Vespucci esce a vela dal Mar Piccolo di Taranto e compie un'impresa che rimarrà nella storia della marineria italiana.

Chi mai potrà sapere se Agostino Straulino, istriano dell’isola di Lussino che ha iniziato ad amare vento e vela nel golfo del Quarnaro, incursore del Gruppo Gamma durante la Seconda Guerra Mondiale, plurimedagliato velista dal lontano 1936 al 1973, quel 14 maggio del 1965 a Taranto, al comando dell’Amerigo Vespucci, veliero il cui timone ogni velista vorrebbe impugnare almeno una volta nella vita, sia mai stato consapevole che di lì a breve la sua impresa avrebbe fatto il giro del mondo, anche senza internet.

Taranto e mio padre

Mio padre all’età di quattordici anni si trasferì con la famiglia da Napoli a Taranto e lì avrebbe vissuto gran parte della sua vita.
Una vita sul mare, che lo avrebbe visto ufficiale del Battaglione San Marco.
Taranto, anche detta la città dei Due Mari, il Mar Piccolo (in apparenza un lago) e il Mar Grande, le cui acque si fondono grazie a due ponti che uniscono l’isola della città vecchia alla terraferma. Il più caratteristico dei due, denominato Ponte Girevole, è posto al centro del canale navigabile, ai cui lati sorgono da una parte alti bastioni sovrastati da una passeggiata romantica e panoramica e dall’altra il Castello Aragonese che si rivolge al Mar Grande, ha assistito per decenni al passaggio in entrata e in uscita di innumerevoli navi, soprattutto militari.
L’apertura del ponte era un evento che si ripeteva ogni due tre giorni, un rito al quale si partecipava volentieri. Chi passerà stasera?
Tra attesa e curiosità, per noi bambini di Taranto ogni passaggio era motivo di festa ed emozione.

Per via della sua posizione, inoltre, la città dei Due Mari è stata una naturale e importantissima base navale durante e dopo la seconda guerra mondiale.

Dicevo di mio padre, per tutta la sua vita le sue grandi passioni sono state le navi, gli aerei e il mare, e io, primo di tre figli fui la sua vittima preferita – oggi lo dico con profondo affetto – alla quale avrebbe voluto trasmettere, forse, le sue stesse passioni e interessi e soprattutto l’amore per la divisa.
E fu così che, sin da piccolo, il 2 giugno e il 4 novembre, ora non ricordo esattamente quale delle due date, era d’obbligo andare a visitare le navi o assistere alle aperture del ponte nei giorni di passaggio delle più prestigiose navi della nostra Marina.
Vado a memoria e mi rivedo passare sotto gli occhi, vicine quasi da toccarle, la Garibaldi, lo storico incrociatore, l’Andrea Doria, la Caio Duilio, per citarne solo alcune.

Nave Vespucci

Ma l’evento che a Taranto ha lasciato il segno per molti decenni al quale i non più giovani e fortunati come me hanno potuto assistere e che rimarrà saldo nella memoria di ognuno di noi fu il passaggio dell’Amerigo Vespucci, la nave scuola della nostra Marina, l’orgoglio di tutti i marinai e di sicuro invidia delle marine di tutto il mondo.

Nave Vespucci Era il 1965, quell’anno, quel giorno, quel 14 di maggio, ero un ragazzetto di dodici anni ma c’ero, ero lì sul canale con tanta, tanta gente insieme a mio padre poco più che quarantenne che osservavo dal basso e che per la prima volta riusciva a far diventare mie le sue emozioni.
La notizia si era sparsa già da qualche giorno, tutti eravamo tesi ad attendere l’impresa che Agostino Straulino,  figura tra le più leggendarie della vela italiana, al comando della Vespucci, di lì a breve avrebbe compiuto.

L’impresa di Agostino Straulino

Ce la farà, non ce la farà? L’impresa forse più celebre di un Marinaio al comando della Vespucci: l’uscita a vela dal porto di Taranto. Un’impresa alla quale – raccontano le cronache – pensava da molti giorni ma che poi minimizzò col definirla una faccenda normale, alla portata di tutti, bastavano solo condizioni favorevoli e un equipaggio all’altezza.

Riferì l’Ammiraglio Bruno Garampi, all’epoca secondo di Straulino: “In realtà fu anche un piccolo colpo di fortuna, Straulino da giorni pensava di tentare un’uscita a vela. Ma si rendeva conto che aveva bisogno soprattutto del vento giusto. E quella mattina quel vento arrivò: una tramontana secca, vento rarissimo da quelle parti, che ci consentì di issare le vele e di uscire dal Mar Piccolo in modo abbastanza facile”.

Sono sempre le cronache a raccontare che issate le vele la Vespucci iniziò a prendere velocità, il ponte non era ancora del tutto aperto e il passaggio sarebbe avvenuto attraverso un canale lungo 375 metri e nel punto più stretto largo appena 58 metri, gli alberi superavano l’altezza del Castello e forse anche del palazzo dell’Ammiragliato.

Agostino StraulinoAl mattino di quel giorno salì a bordo anche il tenente di vascello Giancarlo Basile che era andato a rendere omaggio al Comandante. Riferì Basile: “A bordo c’era un insolito trambusto, di colpo mi si accese una lampadina, ma certo, con quel vento che spirava dritto in poppa in uscita dal Mar Piccolo, Agostino Straulino non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di attraversare il canale navigabile a vele spiegate”.

Per la cronaca, nella circostanza la Vespucci stabilì il record di velocità di 14,6 nodi pari a 27,039 km/h.

Il picchetto d’onore disposto sul Castello salutò il passaggio di quel gran bel vascello a tre alberi e a vele spiegate, alto e imponente.  E io ero lì, attraversato da una forte emozione, anche per il fatto che qualche giorno prima avevo avuto l’occasione di poter visitare quel gioiello, di ammirare tutti quegli ottoni tirati a lucido, di respirare quel forte odore, per via di tutto quel legno pregiato, un unicum direi, impossibile a descriversi e di rimediare un cappello che ancora oggi amorevolmente e gelosamente conservo come un trofeo.

Agostino Straulino

Tino, così lo chiamavano in privato l’uomo nato sul mare,  che sin da piccolo dovette imparare ad andare in barca per recarsi a scuola a Lussignano e che poi frequentò l’Accademia navale di Livorno. Nella carriera militare raggiunse il grado di contrammiraglio. Dal 21 novembre 1964 al 28 ottobre 1965 ebbe il comando della nave scuola Amerigo Vespucci.
Per quell’impresa, che qualcuno osò tuttavia definire una follia, ricevette encomi da tutto il mondo oltre a sette giorni di arresti per aver violato il regolamento.

Agostino StraulinoCome velista, l’atleta Straulino vinse le Olimpiadi di Helsinki nel 1952 e arrivò secondo a quelle successive di Melbourne; quattro ori, due argenti e un bronzo furono il bottino di altrettanti campionati mondiali e vinse innumerevoli competizioni europee, per la gran parte ori, tanto da essere l’atleta più medagliato nella storia di tutto lo sport italiano, non solo della vela, l’ultimo oro l’ha conquistato a 88 anni in una regata nel golfo di Napoli.

Agostino StraulinoUn rapporto speciale quello di Straulino con Taranto, per l’impresa della Vespucci ma, come ebbe a dichiarare in un’intervista: nella mia vita ne ho fatte di cose: vela, vittorie, Marina, una guerra, la Vespucci, ma forse ciò che rimpiango di più sono gli anni passati a Taranto; quel ponte, la gente che ti saluta e ti fa sentire a casa.

Un’altra volta ancora, alla domanda se volesse essere ricordato come atleta o come ammiraglio, Straulino rispose: naturalmente come marinaio.

Vincenzo Mascellaro, uomo di marketing, comunicazione e lobby, formatore, scrittore e oggi prestato al giornalismo

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