Siviglia, la maratona e zio Luca

La maratona di Siviglia, una sfida da correre in tandem per aiutare un amico a finirla. Anzi uno zio. Zio Luca. Ma zio di chi poi? Ci voleva la maratona per capirlo.
Siviglia

Una passione giovane

Febbraio 2017, maratona di Siviglia, io runner per hobby e al tempo quasi cinquantenne: ecco la cornice della mia breve storia che non elenca tempi o medie a chilometro ma un’emozionante esperienza umana.

Partecipo da qualche anno agli allenamenti domenicali dell’Asd Lungoiltevere, dizione formalistica che esprime l’animo goliardico di un gruppo di amici romani di vecchia data, orchestrata dal Presidente Federico e allenata via whatsapp da Mister Stefan, l’ombra disciplinata che ci segue dalla Slovacchia.

Mi sono avvicinato al Gruppo accodandomi con silenzio e cautela (tipica del maratoneta) e rispettoso della loro armonia che fa da colonna sonora ai “lunghi”, gli allenamenti di 25, 30, 34 chilometri scandite dal Mister, in preparazione della maratona.

È stata bella l’esperienza dell’anno prima alla maratona di Vienna, salvo la beffa del mio tempo finale: 1 minuto oltre le 4 ore!
E così vengo inchiodato all’obiettivo per la prossima maratona: Siviglia, sotto le 4 ore!
Il Mister lo sa, il Mister mi incoraggia e detta i tempi. 

Quella domenica di gennaio

Quella domenica fredda di gennaio teniamo gli occhi sui nostri polsi che mostrano i tempi, tutti un po’ di nascosto, con decoubertiana nobiltà e senza esternare interesse agli occhi degli altri su medie e tempi che passano; c’è Luigi, Gigi nel gruppo, e Alessandro, che dal primo giorno ho sentito chiamare “Ciccio” ma anche l’austro ungarico Thomas, e Marco, Giorgio ed anche altri amici.

Un po’ più indietro corre con noi Zio Luca, che poi ancora devo capire perché “Zio”, per quale legame di parentela e con chi, ma sono pensieri inutili…meglio correre.
Circondati dall’asfalto rosso della nostra amata ciclabile, che oramai la domenica mattina ci appartiene, mi sento stanco, con un dolore improvviso alla coscia sinistr…ma la testa è nella “centrifuga” del ritmo della corsa e proseguo.

Tornando a casa, il dolore aumenta, riesco a malapena a camminare e dopo controllo medico mi è riscontrato un risentimento al flessore della coscia, termini che sento scandire dai giornalisti sportivi nel commento degli infortuni durante le partite di calcio.
Niente maratona di Siviglia e obiettivo da raggiungere, è necessario il riposo.

Vengo convinto dagli amici a partire, così per fare gruppo e correre quanto ne ho.
E a questo punto un ordinario racconto di un banale infortunio di mezza età si trasforma in qualcosa di irripetibile ed inaspettato.
Il mio ricordo va alla riunione della sera prima della partenza, in una saletta dalla luce offuscata dove, dopo una cena attentamente in equilibrio tra proteine e carboidrati, il Mister Stephan, che ci ha raggiunti a Siviglia, ci affida i nostri obiettivi personali.    

Giofanni, mi dice, a te propongo un obiettivo, far finire la maratona a Luca”, anzi a “Zio” Luca, che non ci è mai riuscito.
Ci guardiamo in tre, con un sorriso serio, divertiti e preoccupati per un obiettivo che non ci aspettavamo e che ci porterà al successo o al fallimento sportivo insieme.

Ricordo di quella maratona il primo passo, in una mattina buia per questioni di latitudini geografiche, l’avvio verso un’esperienza ignota, come in fondo tutte le maratone lo sono per ogni partecipante.

Ma qui sento in più un ruolo di guida che prova ad accompagnare un compagno di avventura verso un’idea difficile; se ce la faremo sarà una sua pazza idea.

Cominciamo a macinare chilometri, inizialmente con l’eterno mantra “non troppo forte sennò schiattiamo…”; ci distraiamo con i colori della gente e le bellezze di una città elegante.
Arrivano le prime linee rette di asfalto infinite, sospese tra il razionale desiderio di mollare ed il crescente peso del pensiero della fatica che arriverà. Come ammazziamo il tempo e i chilometri, Luca? Avviamo un colloquio divertente, quasi psicanalitico, spaziando dalla medicina preventiva, all’ecocardio; dalle gallerie d’arte moderna a Soho; dai ristoranti di Roma ai viaggi da sognare.
Le distrazioni della mente vengono, con sempre più frequenza, intervallati dagli scoramenti di non farcela e dai doloretti che cominciano ad affiorare.

Ma forza Luca, andiamo avanti…non possiamo raccontare al Gruppo che ci siamo arresi!!
Al chilometro 20 (o 24? ma poco importa), passiamo alla domanda centrale di questa avventura: Luca ma sei parente di chi?.
Se ne va così un altro paio di chilometri tra ricordi di infanzia di suo nipote Federico e degli altri componenti della squadra.
Luca sta cedendo, ci avviamo verso i gironi più infernali di questa avventura dantesca, i chilometri dopo il trentesimo; il territorio dell’ignoto, del non conosciuto.  

Arrivano i crampi per il mio compagno di corsa, leniti da spari di bombolette spray degli assistenti alla corsa.
Improvvisamente compare mister Stefan, nostro Virgilio o Caronte, ancora non saprei, e l’idea che l’obiettivo svanisca ci tormenta.
Luca si ferma, si massaggia, riprende a correre ma è stremato; daje “Zio” Luca mi esce naturale…e forse più efficace.

Vediamo sullo sfondo lo stadio di Siviglia, ed il pensiero di entrarci percorrendo il giro finale sulla pista di atletica ci fa sentire forti, novelli Abebe Bikila.

Gli amici di una vita di Luca lo attendono sorpresi e trepidanti tra cori da stadio ed applausi di incitamento; la corsa si è ormai trasformata a tratti in una marcia veloce.

Ti ricordi di Dorando Pietri, Luca?
Per la prima volta, dopo quasi 5 ore, il suo viso sofferente fa trasparire un filo di sorriso e di gloriosa soddisfazione.

Tagliamo il traguardo; la fatica è indefinita, così come il tempo trascorso dalla partenza.
Il gruppo di amici ci accoglie con accoglienza imperiale.
È finita la maratona; io non riesco più a piegare la gamba ma la grande impresa di Luca si è realizzata tra cori da stadio ed abbracci fraterni.
Io sono distrutto ma contento: non è stata la mia maratona migliore, tecnicamente parlando, ma sicuramente la più coraggiosa.
Dare una mano a raggiungere un risultato giudicato da tutti un po’ folle, ti rende ancora più forte nello spirito.

E soprattutto sarà ricordata come la maratona trionfale di Luca…anzi di “Zio” Luca !!

 

Giovanni Amendola 54 anni, commercialista, vive a Roma da sempre, con entusiamo degradante. Ama correre e ha alle spalle una manciata di maratone. Con la corsa centrifuga i pensieri che poi versa ogni tanto in piccoli racconti: il tutto rigorosamente per hobby.

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