PK Mahanandia. Dall’India con amore. In bicicletta.

Pradyumna Kumar Mahanandia, che nella vita sarà per tutti PK, è un intoccabile, un Dalit, un figlio dell’ultima casta indiana. Come tutti i bambini indiani, alla nascita gli viene fatta una profezia. Incredibilmente vera. Questa è la storia sua, di Charlotte e di oltre seimila chilometri fatti in bicicletta per amore.
PK Mahanandia e Charlotte

Questa è una storia d’amore lunga 6.400 chilometri. È una storia particolare dove c’entrano un astrologo, un’astronauta sovietica, un artista, una donna che possiede una foresta e una galeotta bicicletta di seconda mano.
Tutto inizia nel 1949 in un remoto villaggio dell’India orientale, nella stessa regione che dalle sponde del fiume Mahanadi ispirò anche Rudyard Kipling nello scrivere Il libro della giungla.
È qui che nasce Pradyumna Kumar Mahanandia, che tutti chiameranno PK. Nell’India dove le caste sono struttura sociale inderogabile,  lui è un Dalit, appartiene alla più bassa. È un intoccabile, ma ben presto realizza come la vita fuori dalle mura domestiche sia più difficile del previsto. Però PK non si perde d’animo perché, anche quando a scuola lo fanno sedere fuori dall’aula, sa che non sarà sempre così. Questa è la storia sua, di un amore incredibile e di una bicicletta galeotta.

La profezia

PK Mahanandia ha una profezia che lo accompagna fin dal momento della sua nascita. È usanza nel suo paese, infatti, chiamare un astrologo quando arriva un nuovo bambino e i genitori di PK non sono stati da meno. È così che gli viene predetto che sposerà una donna venuta da molto lontano, una suonatrice di flauto nata sotto il segno del Toro e proprietaria di una foresta.
Queste parole diventeranno un salvagente per PK. Queste e quelle che gli predicono che lavorerà con i colori e l’arte.
Parole che, man mano che cresce e che gli vengono ripetute, lo convincono di come lui sia destinato a qualcosa di più grande, lontano dal piccolo villaggio in cui vive.

Al college

PK Mahanandia è in effetti bravo a disegnare e a dipingere. Impegno e talento gli fanno ottenere una borsa di studio per il College of Art di Nuova Delhi e qui scopre un nuovo mondo. Al College, infatti, il sistema delle caste non viene applicato e il suo essere intoccabile perde senso. Al College PK può muoversi liberamente con altri compagni che, esattamente come lui, sono pronti a spingersi più lontano di quanto non avesse mai immaginato.

La realtà bussa alla porta

I soldi della borsa di studio non bastano per vivere; fame e povertà diventano di nuovo le sue compagne di viaggio.
PK Mahanandia inizia presto a dipingere per le strade di Delhi nel tentativo di guadagnare qualche soldo, ma lo fa senza permesso. Spesso si trova a passare le notti in stazioni della polizia dove, tutto sommato, ammette di non essersi trovato male.
“Dormivo lì e mi davano da mangiare. Ero come un vagabondo che viveva tra la speranza e la disperazione. Ma per tre anni ho imparato le lezioni della vita”.

Dal cielo e dalle stelle

La vita di PK Mahanandia continua normalmente, nella difficoltà dell’India del secolo scorso che si muove in direzioni improbabili. Ma imprevedibile è anche la sua carriera: mentre cerca di lavorare, vede passare un drappello di persone, uomini alti vestiti di scuro circondano una figura più piccola mentre si muovono per la strada affollata. La calca che li segue è numerosa e presto PK viene a sapere che la donna al centro è l’astronauta sovietica Valentina Tereshkova, prima donna nello Spazio e ospite personale di Indira Gandhi.
PK è come rapito dalla presenza della donna, lui che il suo destino sembra avercelo scritto nelle stelle trova una strana affiliazione con quella signora che il cielo lo ha veramente toccato con un dito. Si fa spazio nella folla, tra spintoni e insulti, fino a quando non ci si trova faccia a faccia.
Per un momento è come se al mondo ci fossero solo loro due, che si guardano e sorridono. PK riesce a lasciarle un suo disegno e a sussurrarle il suo nome, la folla poi si richiude su di lui e l’astronauta scompare ai suoi occhi.

PK Mahanandia
(PK Mahanandia nelle strade di Delhi)

“Le piacerebbe rivederti”

Passano pochi minuti, il tempo di riprendersi che una voce si impone alle sue spalle: “Le piacerebbe rivederti”. È uno degli uomini della scorta di Valentina e ha il compito di invitarlo nella sede della Indo-Soviet Society di Delhi. PK non se lo fa dire due volte, giusto il tempo di prendere gli strumenti del mestiere per dirigersi di fretta verso quell’immenso edificio dalle porte sempre serrate. È l’inizio di un nuovo periodo della carriera dell’uomo che, dopo aver realizzato dieci ritratti della donna, compare anche in televisione, acquistando velocemente fama in tutta Delhi. Improvvisamente la notizia del giovane artista in grado di realizzare un perfetto ritratto in soli dieci minuti si sparge in tutta la città, giornalisti lo intervistano mentre siede davanti al cavalletto e i turisti dedicano interi pomeriggi solo nel cercarlo fra i vicoli della città.

È scritto nel cielo

Dicembre 1975. Tra i tanti turisti il destino di PK Mahanandia si fa largo. 
Charlotte Von Schedvin, svedese di nobili origini, è appena arrivata con un piccolo van dopo un viaggio di ventidue giorni lungo la Hippie Trail, la strada che permette a tutti i figli dei fiori di viaggiare senza visto dall’Europa del Nord fin dopo i confini indiani.
Charlotte è appena scesa dal pulmino, si trova vicino Connaught Place e vede seduto poco distante un giovane ragazzo dai capelli neri seduto a dipingere. La ragazza è ipnotizzata. È come se fosse stata chiamata in quel luogo. Si avvicina alle sue spalle e a bassa voce chiede “Puoi farmi un ritratto?”.
PK si volta e rimane folgorato: lunghi capelli biondi incorniciano occhi azzurri che lo guardano come una macchina a raggi X e lui si ritrova senza fiato. È un’esperienza che nessuno dei due riesce a spiegarsi. PK prova a disegnare, ma anche le mani sono stupite e tremano, al punto che in un inglese stentato, chiede alla ragazza di tornare il giorno dopo.

PK Mahanandia e Charlotte
(PK Mahanandia e Charlotte)

Un tempo magico

Quando la vede arrivare la seconda volta, la mente di PK va subito alla profezia e le domande si susseguono l’un l’altra “Suoni il Flauto? Possiedi una foresta? Sei del segno del Toro?”.
Presto per il ragazzo è chiaro: è lei la donna che dovrà sposare.
In un inglese stentato tenta di spiegarle come questo incontro fosse già stato predetto e deciso da qualcuno ben più potente di loro. Charlotte, durante la loro terza seduta di pittura è un po’ titubante rispetto a tutta la questione del dover sposare uno sconosciuto, ma qualcosa la spinge comunque a prendere un treno con lui verso il suo villaggio natio.
Il tempo che passano ad Orissa è magico.
Charlotte indossa un sari e riceve la benedizione del padre di PK, il fratello del giovane medita e gli assicura che lei sarà davvero la sua futura sposa e che ne deve seguire le orme. Infine i due decidono di sposarsi secondo il rito della tradizione.
Il tempo però fugge e la parentesi sembra chiudersi.
Dopo tre settimane Charlotte deve tornare in Svezia. Si salutano nella stessa piazza in cui si sono incontrati solo poco tempo prima, che però sembra già una vita precedente.
Per PK Mahanandia ormai tutti è diviso fra un “prima” e un “dopo” Charlotte.

Ci troveremo di nuovo

Lui non la può seguire in Svezia e deve cercare di tornare agli stessi ritmi di sempre. Per il successivo anno e mezzo continuano a scambiarsi lettere, dove scorrono veloci attimi che non hanno vissuto insieme, incontri casuali che li hanno colpiti o semplicemente l’affetto che non possono esprimere a parole. PK continua a lavorare, passa tante ore chino sulle tele, offrendo sorrisi e racconti della “sua” Charlotte.
Un giorno, a fine giornata, viene colpito da un unico, cristallino pensiero: deve andare da lei, che tipo di marito è uno che lascia la moglie sola a centinaia di chilometri di distanza? Un marito che non può permettersi il biglietto aereo, ecco chi.
PK quindi deve trovare qualche altro modo e presto realizza che di modo per coronare il sogno di una vita con Charlotte ce n’è uno solo: le due ruote.
Vende tutto quello che ha e acquista una bicicletta di seconda mano, di quelle da passeggio che spesso intasano le strade della sua città.
Il piano è presto fatto: percorrerà la stessa Hippie Trail che ha condotto sua moglie fino in India, attraversando Pakistan, Afghanistan, Iran e Turchia. Saluta velocemente i suoi genitori, tira fuori dal suo nascondiglio i pochi dollari che gli sono rimasti (circa ottanta) ed ecco che nuovamente la vita di PK Mahanandia cambia completamente.

matrimonio
(PK Mahanandia e Charlotte)

In viaggio

Il viaggio non è facile: l’asfalto si confonde con strade sterrate e campi a non finire.
PK non viaggia solo in bicicletta, a volte riesce ad ottenere un passaggio da qualche camion di passaggio al quale offre di ripagare il costo della benzina con qualche disegno particolare. Scrive continuamente a Charlotte e nelle sue lettere oltre alle parole e agli schizzi dei paesaggi che attraversa, si disegna anche lui, in un angolo, sempre in bicicletta.  Quando il tempo lo permette dorme in un sacco a pelo sotto le stelle, altrimenti cerca ospitalità nelle case che costeggiano il cammino, anche troppo abituate a vedere giovani di ogni nazionalità passare lì vicino.
PK Mahanandia viaggia tranquillo: non è mai da solo, incontra tantissimi altri ragazzi che come lui si muovono in un mondo che sembra costellato solo da pace, amore e tanta, tantissima libertà. L’unico ostacolo rimangono solo i suoi dubbi. Eppure, anche quando il tempo si fa troppo duro per continuare in bici o le gambe fanno talmente male da doversi fermare, PK guarda la foto sgranata di una Charlotte sorridente nella campagna indiana per ricordarsi esattamente quale sia il suo obiettivo.
Lui non ama pedalare, ma pedala per amore; questo gli basta.

la bicicletta di una vita
(PK Mahanandia e la bicicletta di una vita)

Gothenburg

Il viaggio dura quattro lunghi mesi, ma PK sarebbe disposto a impiegarne altri cento solo per vedere lo sguardo di sua moglie quando il ventotto maggio 1977 arriva a Gothenburg.
PK è sporco, impolverato, infreddolito da quel clima che mai prima aveva sfiorato la sua pelle. Charlotte gli salta al collo e non lo lascia andare per diversi minuti. In effetti non lo lascerà andare per la vita.

PK Mahanandia
(PK Mahanandia e Charlotte)

Non posso lasciarti

PK Mahanandia si fa coraggio e affronta un’altra sfida: imparare a vivere in Europa con quella che è la donna della sua vita.
Lo shock culturale iniziale è tanto, oltretutto costellato dai numerosi tentativi di impressionare i genitori aristocratici della moglie, ma poco a poco tutto si mette in ordine e i due riescono a sposarsi ufficialmente anche in Svezia.
PK continua ancora oggi a lavorare nel mondo dell’arte, è un consulente della cultura per il governo svedese ed è stato candidato al Nobel per la pace nel 2005.
Charlotte prosegue la sua carriera da musicista; negli ultimi anni entrambi hanno offerto numerose borse di studio a bambini indiani per permettergli di proseguire gli studi liceali. Vivono ancora in Svezia insieme ai due figli in una casa dove, secondo PK, è obbligatorio parcheggiare il proprio ego fuori dalla porta.
Insieme a una bici, ormai arrugginita, che porta con sé una storia di amore diversa dalle altre.

 

…………..

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Intrepide

Giulia Colasante si affaccia al mondo nell'ultimo anno del secolo scorso, in tempo per sentirne raccontare in diretta, abbastanza per rimanerne incuriosita. Laureata in Filosofia all'Università di Roma Tre, per tentare di capire il futuro che l'attende studia Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione. Che attende lei, ma anche un po' tutti gli altri.

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