Tiger Mask. Il primo anime dedicato al wrestling

L’Uomo Tigre è la prima serie animata giapponese dedicata al wrestling. Amatissima in Italia, raggiunse in Giappone una fama tale che la Federazione Giapponese Pro-Wrestling pagò i diritti alla Toei Animation per portare sul ring un wrestler ispirato proprio a Tiger Mask.
Tiger Mask

Tra il 1968 e il 1971 il famoso mangaka Ikki Kajiwara, avvalendosi delle illustrazioni di Naoki Tsuji, pubblicò Tiger Mask (タイガー・マスク, Taigā Masuku). Ambientato nel mondo del wrestling giapponese, il successo del fumetto fu immediato. La Toei Animation di Tokyo ne trasse nel 1969 una serie a cartoni animati di ben 105 episodi, seguita da una seconda serie realizzata nel 1981 in 33 episodi e una terza nel 2016 composta da 38 episodi.

Naoto Date

Figura principale della prima serie, conosciuta in Italia con il nome di L’uomo tigre, è Naoto Date, orfano cresciuto dopo la fine della seconda guerra mondiale. Durante una visita allo zoo insieme ai suoi compagni di orfanotrofio, il ragazzino decide che diventerà forte come una tigre per lottare contro le ingiustizie e per aiutare gli orfani come lui. Per questo scappa via, seguito dagli sguardi increduli dei compagni. Incontrato un emissario di Tana delle Tigri, una potente associazione segreta che addestra lottatori di wrestling provenienti da ogni parte del mondo, Naoto lo segue in Europa, precisamente sulle Alpi. Qui trascorrerà i successivi 10 anni sottoponendosi ai disumani allenamenti imposti dalla Tana, tra questi anche combattimenti a mani nude contro animali feroci. Divenuto un lottatore fortissimo, Naoto indossa una maschera di tigre e comincia a combattere nel circuito americano, guadagnandosi l’epiteto di Diavolo giallo per la sua feroce e rabbiosa crudeltà contro gli avversari. Tornato in Giappone, il giovane si reca in visita all’orfanotrofio dove era cresciuto. Viste le difficoltà e la pur decorosa povertà nella quale versano i piccoli ospiti dell’istituto, Naoto decide che d’ora in avanti aiuterà economicamente tutti gli orfani. In ogni città in cui l’Uomo Tigre si reca a combattere, i giornali segnaleranno l’intervento di uno sconosciuto benefattore che generosamente aiuta orfanotrofi e bambini in difficoltà. Inoltre, comincia a combattere secondo le regole, per insegnare ai suoi piccoli tifosi che nella vita bisogna lottare sempre con onestà.

Tiger Mask

Lo scontro con la Tana delle Tigri

Purtroppo, questo disinteressato anelito del campione si scontra con la regola di Tana delle Tigri, che reclama la metà dei guadagni di tutti i suoi lottatori. Naoto viene considerato, pertanto, un traditore. In ogni incontro rischierà menomazioni e addirittura la morte per mano dei sanguinari sicari mandati sul ring dall’emissario infame della Tana, lo spietato Mister X. Dopo una serie interminabile di combattimenti all’ultimo sangue contro lottatori violenti e oltremodo scorretti, dai quali esce sempre vittorioso, l’Uomo Tigre deve scontrarsi alla fine con Mistero Nero, il capo di Tana delle Tigri. È lui che, durante un incontro violento ai limiti dello splatter, riesce a strappargli la maschera. Naoto Date, ormai libero dal peso della faccia di tigre che gli ha portato fama e sofferenza, sconfigge il suo avversario, che alla fine muore schiacciato dall’impianto luci che gli crolla addosso. Distrutta Tana delle Tigri, Naoto andrà via dal Giappone per rifarsi una nuova vita.

Un grande successo anche in Italia

I cartoni animati dell’Uomo Tigre furono trasmessi per la prima volta in Italia su Rete 4 nel 1982 e in seguito su diverse emittenti private regionali. Testimone del successo strepitoso ottenuto dalla serie anche nel nostro Paese, la messa in onda durerà oltre vent’anni. Chi non ricorda, infatti, la vivace sigla italiana cantata da Riccardo Zara e I Cavalieri del Re?
Per la violenza cruda dei combattimenti, Tiger Mask era stato certamente concepito per un pubblico adulto, anche se contiene forti richiami a valori universali come la solidarietà verso gli emarginati, l’amicizia e la lealtà sportiva, che costituiscono validi insegnamenti per gli spettatori più piccini. Basti pensare che nel corso degli anni si sono verificate in Giappone numerose donazioni e regali anonimi destinati agli orfanotrofi, tutti firmati con il nome di Naoto Date.

Tiger Mask

L’Uomo Tigre II

Forte del successo della prima serie, nel 1981 la Toei ne realizzò una seconda. 33 puntate, con disegni più curati e molto meno stilizzati della precedente versione dove, al posto della Tana delle Tigri troviamo un’altra organizzazione criminale, la Federazione Spaziale. Il capo della Federazione è il ricco petroliere arabo Hassan, il cui scopo è quello di distruggere la Federazione di wrestling NJPW. Peraltro la New Japan Pro Wrestling è una federazione realmente esistita, fondata da Antonio Inoki nel 1972.
A indossare gli abiti dell’Uomo Tigre non è più Naoto Date, deceduto in un incidente stradale per salvare un bambino, ma Tommy Aku (Tatsuo Aku nell’originale), giornalista sportivo cresciuto nello stesso orfanotrofio di Naoto. Particolarità di questa serie, lontana dal pathos della precedente, è che vi appaiono veri atleti del wrestling  come Abdullah The Butcher, Andrè The Giant, Tatsumi Fujinami e lo stesso Antonio Inoki.

La gimmick di Tiger Mask

Con il termine gimmick nel wrestling si indicano le caratteristiche e il comportamento assegnati a un wrestler, (ma anche a un manager o a una valletta), per suscitare un maggior interesse del pubblico. In altre parole, la gimmick equivale al personaggio che il lottatore interpreta negli spettacoli proposti dalla propria federazione di appartenenza, esattamente come un ruolo cinematografico o teatrale.
Nel 1980 la NJPW di Inoki comprò dalla Toei Animation i diritti per portare sul ring una gimmick ispirata a Tiger Mask. La maschera da tigre che aveva fatto sognare milioni di fans in giro per il mondo fu affidata al leggendario lottatore giapponese Satoru Sayama. Indimenticabili i suoi incontri con i nemici giurati Dynamite Kid e Black Tiger che in Italia vennero trasmessi all’interno della trasmissione Catch the catch con i fantasiosi commenti di Tony Fusaro, coadiuvato da Cristina Piras.
Nel 1983, in aperta polemica con la federazione, a suo dire per politiche poco trasparenti nella stanza dei bottoni, Sayama abbandonò il ruolo. La maschera dell’Uomo Tigre è stata ripresa poi da altri lottatori, che non sono riusciti, tuttavia, a prendere il posto di Sayama nel cuore dei tifosi.

 

Davide Zingone Napoletano classe ‘73, vive a Roma dove dirige l’agenzia letteraria Babylon Café. Laureato con lode in Lingue e Letterature Straniere e in Scienze Turistiche, parla correntemente sei lingue. È autore della raccolta di racconti umoristici "Storie di ordinaria Kazzimma", Echos Edizioni, 2021; del saggio “Si ‘sta voce…”, Storie, curiosità e aneddoti sulle più famose canzoni classiche napoletane da Michelemmà a Malafemmena, Tabula Fati, 2022; e di “Tre saggi sull’Esperanto”, Echos Edizioni, 2022.

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