Quando ci si approccia al complesso di norme che disciplinano lo svolgimento delle regate di canottaggio, ci sono articoli che destano più d’una perplessità in ordine al loro contenuto. In particolare, una delle disposizioni più inusuali è quella che riguarda la conclusione della gara, laddove viene precisata una particolare condizione che deve verificarsi per poter ritenere validamente tagliata la linea del traguardo. Non ci si sta riferendo alla modifica intervenuta per ragioni di fotofinish, che molto ha fatto dibattere in ordine alla validità dell’ordine d’arrivo. Sappiamo bene che con le vecchie regole l’arrivo era valido anche se avvenuto fuori dalle delimitazioni longitudinali del campo di gara. Ciò valeva quando era in vigore il “Codice delle Regate”.
Dal Codice delle Regate al Codice di Gara
Da qualche anno il codice ha persino cambiato nome seguendo l’uso moderno (poco condiviso!) secondo cui, quando le modifiche sono più radicali, è bene anche cambiare denominazione e quindi oggi la disciplina delle competizioni remiere è contenuta nel “Codice di Gara”. Nell’attuale Codice un equipaggio deve raggiungere la linea del traguardo d’arrivo transitando con la propria rima tra le due boe di delimitazione dello stesso, altrimenti non viene classificato.
Ma non è questa la norma che spicca per la sua originalità. Quella che risalta è la composizione dell’equipaggio al momento del raggiungimento della linea del traguardo d’arrivo. Nel vecchio codice delle regate (art. 77), era scritto che “se uno o più vogatori cadono in acqua durante la gara, l ’arrivo è valido mentre non lo è se cadrà in acqua il timoniere”.
La regola è stata ripresa nel nuovo codice di gara (art. 80), pur in una diversa formulazione, per cui è scritto che “… un equipaggio ha terminato il percorso quando la prua della sua imbarcazione raggiunge la linea del traguardo d’arrivo. Il percorso è valido anche se l’equipaggio è incompleto. Tuttavia, un equipaggio di una barca con timoniere che termina la gara senza il suo timoniere verrà messo fuori gara”. Con parole diverse, il senso è lo stesso.
Ma come si giustifica una norma di questo tipo?
Con quanta frequenza capita che un equipaggio tagli il traguardo privo di uno o più membri? E perché, se si tratta del timoniere, verrà messo fuori gara?

Per scoprirlo dobbiamo fare un viaggio a ritroso nel tempo
Non un viaggio breve, ma un viaggio di oltre un secolo e mezzo!
Ci spostiamo in Inghilterra, addirittura nel 1868, e ci accostiamo ad una delle figure più poliedriche ed originali del canottaggio inglese: l’avvocato Walter Bradford Woodgate.
A lui dobbiamo, tra l’altro, la preziosa opera sul canottaggio delle origini pubblicata dalla Badminton Library, in cui spicca una dettagliata raccolta dei risultati nelle principali competizioni remiere.
Il poliedrico Woodgate
Walter B. Woodgate non è stato soltanto un cronista e un narratore, ma anche un valente canottiere noto, inoltre, per i numerosi grattacapi creati ai comitati di regata, soprattutto a quelli della Henley Royal Regatta. Woodgate aveva ormai la fama di piantagrane e per ben due volte il regolamento di regata si era dovuto modificare per contenere l’azione dirompente delle sue stramberie, come quella di correre con altro nome. Ma nel 1868 capitò un caso alquanto bizzarro nell’organizzazione delle regate del quattro con che, a quei tempi, era l’unico tipo di imbarcazione a quattro vogatori in quanto il quattro senza ancora non era stato progettato.
Woodgate allora ipotizzò un sistema per comandare il timone e regolare la direzione della barca durante la regata, facendo a meno del timoniere. A lui si deve il progetto della pedaliera del prodiere con una leva che, collegata ad un circuito di cavi, azionava il timone a poppa. Dopo aver messo a punto il suo quattro con privo di timoniere, ma con timone azionato dal puntapiedi, comunicò al Comitato di Regata della Henley Royal Regatta che avrebbe regatato con questa innovazione tecnica per i colori del Brasenose College Boat Club nella Stewards Challenge Cup, che si correva proprio in quattro con.

Innovazioni, regole e contromisure
Ormai adusa a rimediare alle originali intemperanze regolamentari di Woodgate, la giuria della Henley Royal Regatta respinse anche questa curiosa richiesta: tutti gli equipaggi si sarebbero dovuti allineare sulla linea di partenza avendo ciascuno il proprio timoniere. Ma Woodgate non volle rinunciare a questa intuizione, per cui dette istruzioni al suo timoniere Frederic Weatherly di lanciarsi in acqua subito dopo la partenza cosicché, dopo il tuffo, il timone sarebbe stato azionato dalla pedaliera di un suo compagno di equipaggio. Cosa che di fatto avvenne, non senza qualche momento di apprensione. Il malcapitato timoniere rischiò infatti di annegare rimanendo avviluppato nelle ninfee e nelle altre piante acquatiche presenti lungo il tracciato di Henley, riuscendo però a recuperare fortunatamente la riva senza particolari conseguenze. Di gran lunga più leggero, il quattro con avente a bordo solo i vogatori prese rapidamente il largo prevalendo infine sugli equipaggi di Kingston e dell’Oscillators Club con un centinaio di metri di vantaggio.
Questo comportamento indignò la giuria di Henley che, invece di convalidare l’ordine d’arrivo, squalificò l’equipaggio di Brasenose e contestualmente modificò ancora una volta, e sempre a causa degli ineffabili comportamenti di Walter B. Woodgate, il regolamento della Henley Royal Regatta per cui da allora in poi tutti gli equipaggi dovevano finire con lo stesso numero di atleti con cui erano partiti.
Una “invenzione” di tale originalità non meritava, però, una fine così prematura e ingloriosa tant’è che piano piano queste imbarcazioni di punta a quattro vogatori senza timoniere iniziarono a diffondersi e già nell’edizione successiva della Henley Royal Regatta venne effettuata una gara dimostrativa attribuendo un premio speciale.

Il debutto del quattro senza
Con la veloce propagazione di questo tipo di barca, nel 1873 il Comitato di Regata della Henley Royal Regatta stabilì che la Stewards Challenge Cup si svolgesse nella neonata specialità del 4 senza timoniere: “coxwains abolished!” riportavano gli almanacchi inglesi dell’epoca per sancire il passaggio alla specialità senza timoniere. Il quattro senza come oggi lo conosciamo fece così il suo debutto ufficiale in una competizione. Ma siccome il quadro regolamentare di Henley faceva testo anche nelle altre competizioni, ecco che la norma sulla conclusione della gara si è via via tramandata nelle diverse stesure dei regolamenti inglesi e internazionali.
Così la curiosa previsione di finire la gara con lo stesso numero di atleti con cui si è partiti, nata per contrastare le bizzarrie del geniale canottiere Walter Bradford Woodgate, ancora oggi sopravvive nel nostro codice di gara ed in quello della FISA, ad oltre 150 anni di distanza dal suo urgente inserimento nel regolamento della più prestigiosa manifestazione remiera del tempo.
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L’articolo è pubblicato per gentile concessione della rivista “Memorie del Mare”, dove è comparso sul n° 6 del febbraio 2026