Il match tra Primo Carnera e Max Baer, disputato a New York il venerdì mattina del 14 giugno 1934, rimane ancora oggi uno degli avvenimenti sportivi più discussi e drammatici della cronaca sportiva. Carnera è uscito dal ring profondamente segnato, riportando la frattura di due costole, del setto nasale e del malleolo destro.

La strategia di Max Baer e il ruolo di Jack Dempsey
Era andata bene a quei giornali che, con lungimiranza, si erano assicurati l’esclusiva delle dichiarazioni di Max Baer, il quale, subito dopo la vittoria, aveva rivendicato con orgoglio di aver mantenuto la promessa fatta ai suoi ammiratori. Baer ha spiegato di non aver mai dubitato della vittoria, convinto che Carnera avesse riposto troppa fiducia nella propria mole gigantesca, sperando quasi di soffocarlo sotto una massa di carne. Fondamentale per il successo dell’americano è stata la tattica suggeritagli da Jack Dempsey: colpire il gigante prima che la “macchina” si mettesse in moto, approfittando della sua lentezza iniziale. Baer si era lanciato all’attacco con agilità, contando sulla propria capacità di incassare i colpi duri e puntando tutto sul disorientare l’avversario fino a renderlo un fantoccio nelle proprie mani. Racconta di aver ballato attorno all’italiano una danza indiavolata che lo ha letteralmente “addormentato”, lasciandolo esausto alla fine del match.

Il post-match. Le condizioni di Primo Carnera e il Dr. Soresi
Dall’altra parte, l’atmosfera negli spogliatoi di Long Island era di profonda prostrazione. Carnera, accasciato su un divano, è rimasto a lungo in silenzio, lamentandosi solo per il dolore acuto al piede. Il dottor Soresi, dopo una prima visita, ha ipotizzato una lussazione o una frattura alla caviglia, spiegando che l’incidente era occorso già alla prima ripresa a causa di uno scivolone. Nonostante le ferite al viso e la confusione iniziale, Primo ha manifestato il desiderio di una rivincita, pur ammettendo con estrema tristezza che l’incontro con Baer è stato il più amaro disinganno della sua vita. Carnera ha ricordato lucidamente come quel primo round disastroso, in cui è andato al tappeto tre volte, lo abbia reso troppo ansioso per il resto del combattimento. Sebbene nelle riprese centrali avesse avuto l’impressione che Baer stesse calando, non è mai riuscito a trovare la distanza necessaria per sferrare il colpo risolutore. Alla fine, ha accettato con sportività la decisione dell’arbitro di sospendere il match, rivolgendo un saluto fascista al nuovo campione del mondo.

Il colosso d’argilla (The Harder They Fall)
Nonostante la durezza di questo scontro e la rivalità sportiva, i due pugili si ritrovarono anni dopo sul set cinematografico. Recitarono insieme nel film del 1956 “Il colosso d’argilla” (The Harder They Fall), una pellicola che denunciava il lato oscuro e la corruzione nel mondo della boxe.