Luisa Petrucci. Cuore, sciarpa e ombrello

Luisa Petrucci, icona della Curva Sud, madre giallorossa di noi che la ricordiamo col cuore in subbuglio. Una storia di calcio e di amore romanista, certo. Soprattutto, però, una storia di vita esempio per tutti.
Luisa Petrucci

Quando ricordi certi tifosi accade una cosa alquanto particolare, il cuore inizia a battere forte mentre la mente si apre e inizia a ripercorrere momenti indelebili di certe partite viste accanto a icone della tifoseria giallorossa. Nell’articolo precedente ho avuto modo e maniera, assai umile, di raccontare di Dante Ghirighini, oggi è la volta di un’altra icona della Curva Sud, e non solo, e mi riferisco alla mamma di tutti i giovani tifosi della Roma, a Luisa Petrucci, o meglio “…quella con l’ombrello”.
Già l’ombrello, il fatale accompagnatore di tutte le partite che hanno visto Luisa sugli spalti accanto a coloro che hanno fatto la storia della tifoseria giallorossa. Immancabile come era la stessa Luisa, sciarpa al collo e ombrello a spicchi giallorossi, rigorosamente.

Luisa. Una fortuna

Ho avuto la fortuna di conoscerla abbastanza bene per via di un impegno sociale nei confronti di una bambina rumena. Attraverso un altro mito poco conosciuto, ma sempre presente allo stadio, Suor Maria Bertilla Cafagna, una suora costretta a stare su una sedia a rotelle, tifosissima della Roma e di Capitan Giannini. Con Luisa Petrucci è stato subito un voler a tutti i costi riuscire nell’impresa di aiutare questa povera bambina. Insieme giorno e anche qualche notte a cercare di ottenere il meglio pur di arrivare a meta.

D’altronde sono immagini che per grande fortuna non portano nessun colore calcistico quelle che legano Luisa ai suoi impegni sociali. Chi non ricorda l’amicizia che legava Luisa a un’altra suora più conosciuta come Suor Paola, di fede tutt’altra che giallorossa. Insieme sono state in Bosnia su di un furgone, sempre per una iniziativa sociale, fianco a fianco.

Luisa Petrucci
(Photo credit: Archivio Storico AS Roma)

La signora della Curva

La tifoseria tutta ricorda bene quella signora con l’ombrello onnipresente sia all’Olimpico, ma anche su altri campi più o meno caldi d’Italia e d’Europa. A lei poco importava dove fosse, importante era stare accanto ai suoi ragazzi, sia quelli in campo, ma soprattutto quelli sugli spalti.
Per lei non c’era nessun tipo di distinzione tra tifosi di curva o di tribuna, la sua storia racchiude immagini accanto sia ai capi storici della tifoseria sia a personaggi famosi come l’avvocato Fabrizio Grassetti (UTR) e a quel grande uomo che è stato Nilo Iosa (Personal Jet), troppo presto dimenticato.
Tanti sono gli aneddoti che vedono Luisa Petrucci protagonista, uno in particolare è legato alla sua salute, quando a poche ore da un serio intervento chirurgico chiese di lasciare l’ospedale per andare a vedere la sua Roma contro la Juventus.

Luisa Petrucci

La mamma di tutti

Riconosciuta come la mamma di intere generazioni, invidiata da molti personaggi più famosi di lei. Amica non solo di calciatori, ma anche di molteplici attori e attrici, cantanti, personaggi dello spettacolo e della politica e poi come non ricordare quel suo attaccamento alla famiglia Viola, dal grande e prestigioso presidente, Dino, per arrivare a quel fantastico rapporto molto amichevole con Donna Flora Viola.
Proprio Luisa è stata la persona a consigliarmi quale omaggio floreale regalare proprio a Donna Flora Viola in un’occasione del tutto particolare: “Regalale una pianta di gardenia e la fai felice!”, così fu e così conquistai la stima della stupenda Donna Flora. Quante belle storie ho potuto ascoltare da Luisa circa il suo rapporto con la famiglia Viola.
Un periodo ci furono diverse partite giocate da vecchi campioni che hanno indossato la maglia della Roma, over 35, una specie di campionato. Ebbene un certo Bruno Conti, che aveva un rapporto d’amicizia enorme con Luisa, era il destinatario di una crostata di amarena fatta appositamente da lei.

Il saluto a Don Bosco

Una grande donna la cui vitalità l’ha portata a macinare chilometri e chilometri a fianco della sua squadra del cuore, scopo della propria vita. Mi rimane difficile raccontare il suo ultimo giorno con tutti i suoi figli attorno dentro la Basilica di San Giovanni Bosco a Cinecittà, eravamo veramente una immensa folla, tutti presenti per un ultimo caloroso saluto.

Luisa Petrucci

Ricordi personali

Preferisco chiudere questo mio ricordo con due particolari episodi.
Per un certo periodo siamo stati, insieme a altri ragazzi di Orgoglio Romano, le sue personali guardie del corpo, Tony, Fabio, Gianluca, e il sottoscritto grazie alla nostra stazza e al nostro peso molto fuori forma.
Un pomeriggio, ci siamo ritrovati insieme proprio da Suor Bertilla. Fu Luisa a chiedere alla suora di regalarmi quei particolari rosari tutti giallorossi. In comune Bertilla, Luisa e io avevamo una quasi devozione nei confronti del Principe Giannini, quante storie e quanti ricordi col Capitano.
Chiudo con una immagine che rimane per sempre dentro me. La corsa a perdifiato del Capitano Giuseppe Giannini sotto la Curva Sud dopo il gol contro lo Slavia Praga dove si vede Luisa agitare con veemenza il suo ombrellino tutto giallorosso al passaggio del Capitano vicino al vetro, difficile era fermare il suo impeto, la sua gioia, la sua seconda vita.
Questa è Luisa Petrucci, la “…tifosetta ardita, che quando che comincia la partita, grida con l’ombrellino in mano, forza Roma a tutto spiano…”

Stefano Trippetta 64 anni, romano. Scrittore non per vocazione ma solo per passione rivolta alla città che fortunatamente mi ha voluto, scelto e cresciuto. Attraverso il filtro di una buona memoria sono riuscito a dividere questa grande madre: da una parte la Roma del cuore, la Lupa, tatuata con orgoglio; dall'altra quella razionale legata a ogni tipo di cambiamento, atteggiamento, costume.

ARTICOLI CORRELATI

Oscar Massei

Oscar Massei. Fuoriclasse di nicchia

Oscar Massei era, mi correggo è, un fuoriclasse di nicchia al quadrato perché giocava nella SPAL che era, mi correggo è, a sua volta una grande squadra di nicchia. Anzi grandissima, anche se non ha mai vinto niente.

Leggi tutto »
Marco Bruschini

Marco Bruschini. Nel mondo da romanista

Una conversazione giallorossa con Marco Bruschini, oggi direttore dell’Agenzia per il Turismo delle Marche e una carriera che lo ha portato a promuovere l’immagine di Roma nel mondo da Romanista o meglio, da Cavaliere della Roma.

Leggi tutto »
Achille Lauro

Achille Lauro. Estetica di un Comandante

1956. Stadio del Vomero. Alla prima di campionato il Napoli incontra l’Atalanta. Achille Lauro, ‘O Comandante, è lì. In prima fila, anzi, oltre la prima fila. È in campo. La fotografia ci restituisce una storia, ma soprattutto ci restituisce il ritratto di un mondo scomparso

Leggi tutto »
Jimmy Greaves

Jimmy Greaves. What else?

Un campione. Tanti goal come lui, nessuno in Premier League. Un Mondiale, quello del 1966, sfortunato per lui, ma non per la sua nazionale. Una parentesi al Milan. Una seconda vita reinventata da commentatore televisivo, esperto come pochi. Passa oltre a 81 anni, il 19 settembre 2021, accompagnato da una quasi generale indifferenza. Cosa deve fare di più un calciatore per essere ricordato?

Leggi tutto »

Helenio Herrera, la normalità del Mago

Hugo Pratt ed Helenio Herrera, un parallelo che al di là delle apparenze è forse meno ardito di quanto possa sembrare. Argentina, avventura e amore per Venezia ricorrono nella vita di tutti e due e all’esoterico Hugo Pratt il soprannome di Mago avrà sicuramente fatto sorridere

Leggi tutto »
Salernitana

Salernitana. Una storia che fa bene al calcio

Due volte in serie A e due volte retrocessa per un punto, alla sua terza volta la Salernitana proprio per un punto rimane in A. Un punto guadagnato sul campo, ma anche sugli spalti, con un tifo che anche nei momenti più difficili ha partecipato in maniera corale al destino della sua squadra e non l’ha mai abbandonata. Un punto di merito che può fare la differenza. Sicuramente il punto che fa della Salernitana una bella storia di calcio.

Leggi tutto »
Hasse Jeppson

Hasse Jeppson. ‘O Banco e Napule

1952. Uno svedese sbarca a Napoli. Non un turista, uno dei tanti. Hasse Jeppson è un calciatore, uno che segna tanti goal. Per questo vale tanto: 105 milioni di lire dell’epoca. Un’enormità. Inizia così, tra milioni, polemiche e goal una storia sportiva e di affetto che Napoli non ha mai interrotto.

Leggi tutto »



La nostra newsletter
Chiudi