Alex Zanardi. Essere esempio

Una forza ostinata che rinasce, corre, dona. Anche quando la morte lo cerca, lui la sfida. Campione, certo, ma Alex Zanardi è soprattutto un esempio che andrà oltre il tempo.
 Marco Panella
Alex Zanardi

Alessandro Leone, per tutti Alex, ma se il destino è nel nome, difficile trovare qualcuno che abbia vissuto più da leone di lui. Che poi a dirla tutta, parlare di una sola vita, per Alex Zanardi è riduttivo perché lui, di vite ne ha avute almeno tre ed ora ha solo preso la strada per la quarta.
Figlio della Valle dei Motori, geometra per diploma, pilota per nascita, Alex ha solo 14 anni quando, nel 1980 esordisce nei kart. Un esordio di famiglia; il padre che gli ha regalato il primo kart, lo segue e lo assiste, gli amici lo inseguono. Prime esperienze, primi risultati, primo sponsor tecnico, primo nome d’arte – Parigino, lo chiamano  -, scuderia Parrilla, primo titolo italiano per il 100 super nel 1985, secondo titolo italiano e primo europeo per i 135cc nel 1987, sfumato per un soffio e una rissa in pista il bis nei 100cc.

L’episodio è sepolto nel tempo, ma Dio se vale la pena ricordarlo

Gotemborg, 23 agosto 1987, campionato europeo kart 100cc Intercontinental, in pista con Alex, tra gli altri, Massimiliano Orsini e Michael Schumacher. Ultimo giro, Zanardi e Orsini si giocano una vittoria che potrebbe ipotecare il titolo, combattono, si superano e risuperano. A un paio di curve dalla fine Alex è in testa ed è lì che accade tutto.  Il kart di Orsini entra in collisione con il suo e i due finiscono fuori strada. Alex non ci pensa a mollare, rimette il kart in pista e inizia a spingerlo per tagliare comunque il traguardo. La stessa pasta di Ralph De Palma a Indianapolis nel 1912. Uomini oltre.  Il padre di Orsini però non ci sta, scavalca, irrompe e si frappone fisicamente ad Alex, parapiglia, meccanici che accorrono, parole, urla, spinte e non solo, punti zero per i due con successiva lunga squalifica per Orsini, gara e futuro titolo a un giovanissimo Schumacher. Ecco, in quell’episodio, in quella voglia di non mollare di Alex ventunenne, c’è tutto l’Alex che sarà a seguire, l’Alex che non lascerà mai il passo davanti a un destino avverso. Mai, in nessuna delle sue vite.

Le Formule

Dopo l’episodio di Gotemborg la sua vita dei motori prosegue con l’esordio in Formula 3, l’anno seguente e, nel 1991, il passaggio in Formula 3000 dove sfiora il titolo, ma guadagna il Casco d’oro come miglior pilota italiano dell’anno assegnato dalla rivista Autosprint. La Formula 1 è un passaggio in corsa: Jordan, Minardi, Lotus e l’incidente pauroso del 27 agosto 1993 durante le prove del Gran Premio del Belgio. Le sospensioni tradiscono la Lotus 107B, la macchina impazzisce, derapa e va a schiantarsi a 240 km/h. Alex perde conoscenza, le immagini lo restituiscono con la testa reclinata nell’abitacolo sventrato: commozione cerebrale, vertebre schiacciate, midollo spinale che si allunga di 3 centimetri per lo stiramento.
Ne guadagna in altezza, soprattutto ne esce vivo.
Il biennio americano in Formula Cart inizia nel 1996, gli porta il titolo nel ’97 – epica, tra le altre, la vittoria in rimonta a Long Beach del 13 aprile che passerà agli annali come “the Zanardi come back in ‘97”- e nel ’98. I successi americani lo riproiettano in Formula 1; nel 1999, veste i colori della Williams, ma è fuoco di paglia, stagione inutile con anno sabbatico a seguire. Nel 2001 il ritorno americano in Formula Cart, ma il destino lo guarda in faccia in Europa, il 15 settembre sul circuito tedesco di Lausitzring. Ventiduesimo in griglia, corre d’attacco e passa in testa, pit-stop a 12 giri dalla fine, uscita dai box, acqua e olio sulla linea bianca della corsia di accelerazione, nessuna aderenza, la macchina va in testacoda verso il centro della pista e si ferma. Alle sue spalle, il gruppo. Alex Tagliani non può fare nulla, la sua Ford Cosworth impatta a circa 300 km/h contro la parte anteriore della Reynard-Honda di Zanardi che, semplicemente, si polverizza. Sull’asfalto si allunga una grande macchia scura; è il suo sangue. Nella parte polverizzata ci sono anche le sue gambe, nella parte intatta c’è invece la sua nuova vita.
Alex rimane in bilico tra vita e morte, riceve l’estrema unzione, arriva in ospedale dopo sette arresti cardiaci e appena un litro di sangue in corpo.

Le altre vite

Dovremmo dire che si salva per miracolo, ma questo non gli renderebbe giustizia: il miracolo è la seconda vita che Alex ricostruisce dopo l’incidente, l’amputazione non lo annichilisce, ma gli moltiplica coraggio e forza di volontà. “Quando mi sono svegliato senza gambe, ho guardato quello che mi era rimasto, non quello che avevo perso”, così dirà.
La seconda vita di Alex significa tornare a correre su auto modificate e iniziare l’avventura del paraciclismo di cui arriverà al vertice tra medaglie olimpiche e mondiali. Soprattutto, significa diventare esempio e iniziare a donarsi agli altri.
La terza vita, Alex la incontra il 19 giugno 2020 su una strada della Val d’Orcia dove è impegnato in una esibizione di beneficenza. Una curva in discesa lo tradisce, la sua handbike sbanda nell’altra corsia, l’autotreno frena inutilmente, il frontale è inevitabile e drammatico. Da quel giorno, Alex ha iniziato a beffare la morte che così caparbiamente lo aveva cercato. Ha resistito sei anni, ha combattuto sei anni, è rimasto Alex per sei anni.

Essere esempio

Il primo maggio, stanco di tergiversare, ha deciso di andarla a prendere lui la Signora per farle vedere ancora una volta di che pasta è fatto. Lo stesso primo maggio che 32 anni fa si è portato via Ayrton. Non so se anche Alex, come lui, parlava con Dio, ma certo Alex Zanardi, a noi, ha detto e fatto vedere cose che non dimenticheremo facilmente.

 

 

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Marco Panella, (Roma 1963) direttore editoriale di Sportmemory, giornalista, scrittore. Ha pubblicato i romanzi "Io sono Elettra" (RAI Libri 2024) e "Tutto in una notte" (Robin 2019), la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021), i saggi "Il pranzo della domenica. Una storia italiana" (Artix 2025)"Pranzo di famiglia. 1950-1980" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016), "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015).

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