sabato, 28 Maggio 2022

Ogni primo venerdì del mese Sportmemory e le sue storie
Direttore responsabile: Roberto Angelini
Direttore editoriale: Marco Panella

Ayrton. Dritto al cuore

Ayrton. Dritto al cuore
Marco Panella
Ayrton Senna. Dritto al cuore, come una curva che non finisce mai, come una parola detta con Dio, come un viaggio che cambia direzione.

Dritto al cuore come una curva che non finisce mai.
Lo so. A molti questo può sembrare un paradosso geometrico.
A molti, ma non a te, perché tu sei Ayrton Senna, con Dio ci parlavi sempre e qualche volta lo vedevi anche.
Dritto al cuore come quando hai scelto di chiamarti con il cognome di tua madre. Era il 1983, avevi già vinto tantissimo, ma era appena prima che la Formula 1 ti aprisse il suo circo.
Dritto al cuore, che è anche un po’ nostro, come il cuore dei tanti che sono nati in Brasile carichi dei sogni e dei segni che i nonni si erano portati dietro dall’Italia, lasciata per andare a cercar fortuna e vita buona dall’altra parte del mondo.

Sei stato fortunato Ayrton

I tuoi nonni ce l’avevano fatta, la fortuna gli aveva sorriso e a te il caso non solo ha fatto nascere in una famiglia a cui non mancava nulla, ma ti ha regalato un sogno, quello dei motori e della velocità, e ti ha messo in condizione di poterlo realizzare.
Un sogno che hai preso per mano e anche se probabilmente non hai mai letto Ezra Pound l’eretico, hai fatto proprio come scrive lui; il tuo sogno lo hai reso più forte e così, anche grazie a te, il mondo non ha perso coraggio.

Ayrton Senna

La fortuna non è un peso, ma è una responsabilità

Tu lo sapevi e per questo hai fatto di tutto per meritarla.
Andare in pista per te non significava correre e basta, significava diventare pista e macchina.
Allenarsi alla velocità per te non significava andare più veloce, significava diventare velocità con tutto il corpo, l’anima e lo spirito.
Per questo ti allenavi con scrupolo. Come pochi allora, forse come nessuno adesso.
Impegnarsi al massimo per meritare la fortuna, però, ancora non bastava: tu volevi anche restituirne un po’, regalandola a chi non l’aveva avuta in dote.
Poco prima di prendere quella curva che non sarebbe mai finita avevi deciso di fondare un Istituto per aiutare i bambini in difficoltà, quelli che il caso aveva voluto far nascere magari ad appena pochi chilometri da dove eri nato tu.
Pochi chilometri, ma con tutto un destino in mezzo.
Ancora oggi l’Instituto Ayrton Senna quei bambini li aiuta.

1994. Primo maggio

Ayrton sono passati 28 anni da quando quella curva ti ha portato altrove, più avanti, più in alto.
È veloce il tempo, sembra ieri, forse anche perché le immagini ripetute milioni di volte hanno reso quel momento un eterno presente.
Dritto al cuore, è proprio lì che colpiscono anche le immagini.
Alle 14,17 la tua Williams va dove non doveva andare, esce di pista, urta, si disarticola e mentre lamiere e copertoni si alzano al cielo, la macchina gira su sé stessa e dopo secondi infiniti finalmente si ferma.
In quel momento, in quel preciso momento, sembra calare un silenzio su tutto, eppure quel silenzio non c’è mai stato, non poteva esserci perché su un circuito, in gara, il silenzio non può esistere.

Il silenzio

Eppure il silenzio che ci coglie dentro quando vediamo scorrere le immagini, fa sembrare in silenzio anche tutto il resto.
Dritto al cuore arrivano le immagini quando ti mostrano stretto nell’abitacolo di una macchina che non c’è più.
È in quel momeno, proprio quando la telecamera indugia impietosa che accade qualcosa in più.
Sei immobile, il casco giallo è immobile, ma ecco che per un attimo il giallo si anima, la tua testa si scuote.
È il tuo saluto al mondo.
L’ultimo.
I soccorsi fanno di tutto per farti tornare indietro, persino trasfusioni sul posto prima di portarti via, in ospedale.
Sarà tutto inutile.
Ma in fondo cosa vuoi che importi aver cambiato sostanza, aver lasciato l’incombenza di un corpo per diventare qualcosa che è ovunque.

Le tragedie di Imola

Certo, a voltarsi indietro, a tornare a Imola in quei giorni del Gran Premio di San Marino, a tornare a quei giorni di mezza primavera che avrebbero potuto essere ancora un po’ aspri, ma che divennero invece tragedia, c’è di che rimanere senza parole.
Il venerdì l’incidente di Rubens Barrichello, il sabato l’incidente fatale a Roland Ratzenberger, la domenica in partenza lo scontro tra JJ Letho e Pedro Lamy con lamiere che cadono sul pubblico e feriscono degli spettatori.
E poi, al settimo giro, alla curva del Tamburello, il mondo si ferma.

Eppure c’è altro

Ayrton, il tuo primo titolo mondiale lo vinci nel 1988.
Lo vinci nella penultima gara, in Giappone e quello che dici dopo quella vittoria avrà fatto sorridere qualcuno, lasciato interdetto qualcun altro, ma cosa vuoi che importi.

È molto difficile parlare di Dio, è molto difficile sentire Dio. Io ho avuto il privilegio di avere questa esperienza. È successo all’ultimo giro della corsa. Il giro che mi avrebbe dato finalmente la vittoria nel campionato. Ho cominciato a ringraziare, ringraziare e ho sentito la sua presenza.
L’ho visualizzato, l’ho visto, è stata una cosa speciale nella mia vita, una sensazione enorme. È un fatto che ho inciso nella mia memoria e che porto dentro di me. Penso che sia un privilegio che pochi hanno o che hanno avuto.

Così hai detto e vedi, io non solo credo che tu lo abbia visto davvero Dio quel giorno in Giappone, ma credo anche che tu lo abbia visto quel primo maggio a Imola, quando il mondo si è fermato per farti passare dall’altra parte.

Ayrton Senna

Nada pode me separar do amor de Deus

Niente mi può separare dall’amore di Dio.
La frase tratta dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani 8,39 è sulla tua lapide.
Credo sia così.
Credo che neanche la curva del Tamburello ti abbia potuto separare da Dio.
Buona vita, Ayrton.

 

Marco Panella, (Roma 1963) direttore editoriale di Sportmemory, curatore di mostre e festival culturali, esperto di storia del costume italiano ed heritage communication. Ha pubblicato "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015), "Pranzo di famiglia. Una storia italiana" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016) il thriller nero "Tutto in una notte" (Robin 2019) e la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021)

La nostra newsletter
Chiudi