Sul numero di febbraio 2026 di Memorie del Mare, Antonio Annunziata ha raccontato, da par suo, come, grazie a Walter Bradford Woodgate, fu realizzata la prima barca con remi di punta per regate di canottaggio priva del timoniere: il quattro senza. Il nostro canottaggio deve molto a tale tipo d’imbarcazione. Infatti, dopo gli Ori Olimpici di Anversa nel 1920 di Ercole Olgeni e Giovanni Scatturin, timoniere Guido de Felip della Bucintoro in due con, e di Amsterdam nel 1930 di Giovanni Delise, Giovanni D’Este, Valerio Perentin, Renato Petronio, timoniere Nicolò Vittori della Pullino in 4 con, si dovette attendere il 1948 per vedere la medaglia d’oro al collo dei nostri vogatori, grazie a Giuseppe Moioli, Giovanni Invernizzi, Franco Faggi e Elio Morille della Moto Guzzi in quattro senza, per di più nelle stesse acque dove nel 1868 Woodgate aveva intimato al timoniere del 4 con di gettarsi in acqua dopo la partenza.
Il giorno olimpico trionfale
Il 10 agosto 1948 il Corriere della Sera riporta a pag. 4 questo titolo: “Giornata trionfale all’Olimpiadi – Tre vittorie all’Italia – Canottaggio: quattro senza, Ciclismo: Ghella Spada: Cantone.” L’articolo è a firma di Ciro Verratti, Olimpionico a Berlino nel 1936 nel Fioretto a squadre, dopo essere stato più volte Campione Mondiale, anche Universitario. Ciro Verratti dal 1933 inizia a collaborare, come giornalista sportivo, con il Corriere della Sera, per il quale cura, da inviato speciale, soprattutto le cronache di ciclismo, in particolare al Giro d’Italia e al Tour de France. Muore nel 1971, per le drammatiche conseguenze di un incidente automobilistico avvenuto mentre si trovava in Friuli, al seguito del Giro d’Italia.
Il 9 agosto del 1948 Veratti è a Henley e, dopo aver descritto lo storico campo di regata, inizia la cronaca della finale dei quattro senza, precisando “Il quattro senza è, secondo gli inglesi, che in materia fanno testo, lo scafo più classico, quello della tradizione pura e infatti con questa imbarcazione hanno vinto sempre, salvo Berlino, quando furono primi i tedeschi. È perciò che essi alla fine non si stancavano di farci i complimenti e di stringerci la mano, di pronunciare indecifrabili parole ammirative.” Dopo aver illustrato lo svolgersi della regata, il giornalista, che, per i suoi trascorsi, conosceva personalmente il valore dei Giochi Olimpici, riporta: “All’arrivo i nostri avevano la forza di gridare e di sorridere; i loro avversari quasi si abbattevano sugli scalmi. I quattro atleti che ci hanno offerto questa nuova vittoria sono Moioli, Morille, Invernizzi e Faggi. È bene ricordare i nomi visto che da noi lo sport del remo offre niente quattrini e una briciola di gloria.”
Giuseppe Moioli
Essi, anche oggi il canottaggio offre niente quattrini, ma, indubbiamente, più di una briciola di gloria. Un esempio è proprio lo storico 4 senza olimpionico della Moto Guzzi e, su tutti, la Roccia, Giuseppe Moioli che ha vinto: un Oro Olimpico, 6 Campionati Europei, 14 Campionati Italiani, 23 regate internazionali, 18 regate nazionali.

Giuseppe Moioli era l’ultimo sopravvissuto dell’equipaggio e si è spento a 97 anni il 5 maggio dell’anno scorso, addolorando il mondo sportivo e, in particolare, le comunità del Lario, essendo nato a Olcio, frazione di Mandello del Lario, dove è vissuto, ha vogato e lavorato, divenendo, a giusta ragione, un’icona dello sport del Remo. Il primo titolo Moioli lo vince a 19 anni, nel 1946, a Pallanza, capovoga del 4 senza juniores della Moto Guzzi e aggiunge, nello stesso anno, anche il titolo seniores a Lecco, con replica nel 1947. Nello stesso anno si aggiudica a Lucerna il titolo europeo sempre con lo stesso equipaggio che l’anno dopo agguanta l’oro olimpico.
Nel 1956 Giuseppe Moioli con lo storico 4 senza è, Campione Europeo a Bled e, dopo Helsinki nel 1952, partecipa alla sua terza Olimpiade, questa volta a Melbourne, ma giunge quarto. Il canottaggio italiano, però, non torna a mani vuote, anzi a collo vuoto: l’oro va al quattro con della Moto Guzzi composto da Franco Trincavelli, Angelo Vanzin, Alberto Winckler, Romano Sgheiz, timoniere Ivo Stefanoni, che esordisce con il sistema di posizionamento delle scalmiere ideato dall’ing. Giulio Cesare Carcano. Infatti, nell’estate del 1956 l’ing. Carcano, forte del suo genio applicato nel progettare i motori delle Guzzi, suggerì all’allenatore Angelo Alippi di posizionare il primo e quarto remo da un lato e il secondo e il terzo dall’altro.

Per lasciare l’Australia, i due equipaggi si imbarcano sul Neptunia, che deve affrontare una lunga navigazione, in quanto il Canale di Suez è chiuso per il conflitto in corso. Il Neptunia il giunge nel Porto di Napoli il 24 gennaio 1957.
Poznam 1958
Nel 1958 a Poznan è affidato all’otto della Moto Guzzi il compito di difendere i nostri colori nella barca ammiraglia. L’equipaggio, disposto secondo il sistema Carcano, è così composto: Romano Sgheiz (dispari), Alberto Winkler (pari), Attilio Cantoni (pari), Fulvio Balatti (dispari), Ellero Borgnolo (dispari), Giampiero Gilardi (pari), Giovanni Zucchi (pari), Giuseppe Moioli (dispari), timoniere Ivo Stefanoni. Il capovoga olimpionico di Londra di dieci anni prima, è a 31 anni ancora agonista di vertice e ritrova a bordo due compagni del 4 senza di Melbourne: Attilio Cantoni e Giovanni Zucchi, nonché due vogatori del 4 senza olimpionico Romano Sgheiz e Alberto Winckler, ai quali si sono aggiunti Fulvio Balatti, Ellero Borgnolo e Giampiero Girardi. La ventenne recluta Fulvio Balatti, con Romano Sgheiz, Franco Trincavelli, Giovanni Zucchi, timoniere Ivo Stefanoni, sarà bronzo alla XVII Olimpiade di Roma, oro nel 4 senza ai Giochi del Mediterraneo del 1963 e quinto alla XVIII Olimpiade di Tokio nel 4 senza composto con Romano Sgheiz, Luciano Sgheiz, Giovanni Zucchi.
Ma non precorriamo i tempi, torniamo a Poznan
Gli avversari più temibili? URSS e USA! Essì, agli Europei di canottaggio potevano partecipare anche Nazioni extraeuropee: i Campionati del Mondo furono introdotti dalla FISA solo dal 1962.
L’inzio degli europei per le Aquile Rosse è tutto in salita, in quanto nella batteria si scontrano subito con URSS e USA, equipaggio del Vesper Boat Club Philadelphia: 1° URSS, 2° Italia, 3° USA.
Ai recuperi gli avversari sono Cecoslovacchia, Grecia e Ungheria, e i Guzzini giungono primi, battendo la Cecoslovacchia.
La finale si svolge il 31 agosto: 1° Italia, 2° USA, 3° URSS. Per la Moto Guzzi è il secondo titolo europeo in otto, ma per Giuseppe Moioli, Oro Olimpico nel 1948 a Londra, è il sesto Campionato Europeo vinto!

Riepilogando
Giuseppe Moioli si è aggiudicato i titoli europei nel 1947 a Lucerna, nel 1949 (Amsterdam), 1950 (Milano), 1954 (Amsterdam), 1956 (Bled) in quattro senza e nel 1958 in otto. La successiva stagione internazionale per la Moto Guzzi si apre il 21 giugno 1959 all’Idroscalo di Milano per il Meeting Internazionale, con la vittoria del 4 senza che batte la Russia. L’equipaggio è composto da Giuseppe Moioli (definito sulla Stampa Sera del 4/5 settembre 1957 l’anziano ex canottiere) Fulvio Balatti, Giovanni Zucchi, Romano Sgheiz. Sulla scia di questa vittoria, il 4 senza si trasferisce sul Tamigi, a Hanley, dove nel 1948 Giuseppe Moioli, Elio Morille, Giovanni Invernizzi e Franco Faggi, sempre in 4 senza, conquistarono l’oro olimpico. Questa volta, alle spalle di Moioli, debuttano sul Tamigi Fulvio Balatti, Giovanni Zucchi e Romano Sgheiz, nonché il sistema Carcano.
L’appuntamento è per la Stewards’ Challenge Cup, messa in palio dal 1841 per il 4 con e dal 1873 per il neonato 4 senza, come ci ha raccontato Antonio Annunzia sul n. 6 di febbraio 2026 sulla rivista Memorie del Mare.
Dopo una serie di regate a eliminatoria (le corsie sono solo due) il 4 senza giunge in finale, e il 4 luglio l’attende la sfida con l’equipaggio misto St. Edmund Hall Boat Club / Lincoln College.
Ecco il racconto dall’ormai introvabile “E l’Aquila continua a volare” di Ferruccio Caligari: “Un allineamento forse non perfetto in partenza causava una deviazione e la pala del remo n.4 subiva una frattura sulle delimitazioni laterali del percorso, per cui perdeva di efficienza in azione. Il buon Moioli con uno sforzo sovraumano di tener su la bordata (impostata con il progetto Carcano), arrivando sì al traguardo, ma in condizioni di palese inferiorità, classificandosi così al secondo posto assoluto, dietro la formazione St. Edmund Hall Boat Club / Lincoln College (7’39’’), con un distacco, dicono gli atti ufficiali, easily.”
Armi azzurri per Olimpia
Sempre nel mese di luglio del 1959, la RAI affida al giornalista di Enzo Stinchelli, con la consulenza tecnica di Angelo Alippi, la realizzazione di un documentario-intervista sulla preparazione al centro federale di Mandello degli equipaggi in lizza per poter partecipare all’Olimpiade di Roma. Il filmato “Armi azzurri per Olimpia” è visibile su Raiplay ed inizia con il collaudato equipaggio della Canottieri Armida composto da Renzo Ostino e Giovanni Anselmi in due senza, anziché in due con; segue l’otto dei Corazzieri allenato da Elio Morille e che presenta le bordate con il sistema Carcano. Dopo l’intervista ad Angelo Alippi, il filmato termina con la regata ad handicap tra il 4 con composto da Franco Trincavelli, Alberto Winkler, Attilio Cantoni, Ellero Borgnolo con questa volta a timone Giuseppe Stefanoni e il 4 senza composto da Giuseppe Moioli, Fulvio Balatti, Giovanni Zucchi e Romano Sgheiz.
Dal 23 al 25 luglio si disputano a Pisa i Campionati Italiani e la Moto Guzzi schiera l’otto, composto da Giovanni Zucchi, Alberto Winkler, Fulvio Balatti, Franco Trincavelli, Ellero Borgnolo, Attilo Cantoni, Giuseppe Moioli, Romano Sgheiz e a timone Ivo Stefanoni, che si aggiudica il titolo battendo il G.S. Corazzieri e il C.S Marina Militare di Sabaudia. Alle regate è presente il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi che premia i vincitori.
Gli europei del 1959
Il 24 agosto si svolgono a Macon i Campionati Europei e l’otto è così composto: Romano Sgheiz (dispari), Alberto Winkler (pari), Fulvio Balatti (pari) Ellero Borgnolo (dispari), Franco Trincavelli (dispari), Attilio Cantoni (pari), Giovanni Zucchi (pari), Giuseppe Moioli (dispari), timoniere Ivo Stefanoni. Il risultato è alquanto deludente: quarti, dietro Russia, Cecoslovacchia e Germania Ovest, che vince il titolo distaccando di ben 10 secondi la Cecoslovacchia. È iniziata la cura di Karl Adam! E infatti, la Germania Ovest si aggiudica altri tre titoli, in due con, due senza e 4 con, e due argenti in singolo (Von Farsen) e 4 senza. L’unica medaglia per gli azzurri è l’argento dell’ancor più collaudato 2 con dell’Armida, composto da Renzo Ostino e Giovanni Anselmi, timoniere Vincenzo Bruno.
E giungiamo all’anno olimpico, il 1960
Le regate si svolgeranno sul Lago Albano dove debutterà un’innovativa sistemazione dei galleggianti che delimitano le corsie, progettata da Maurizio Clerici e Mario Peccia, che prese il nome “sistema Albano”.
Dopo i vari test preolimpici, vengono selezionati:
– il singolo, affidato a Savino Rebek della Società Ginnastica Triestina, 6° classificato;
– il due senza, affidato a Mario Petri, Paolo Mosetti della Società Ginnastica Triestina, eliminato alle semifinali;
– il due con, della Canottieri Armida, composto da Renzo Ostino, ma a n. 2 non c’è più Giovanni Anselmi, sostituito improvvisamente quindici giorni prima delle regate da Gian Carlo Piretta, con al timone Vincenzo Bruno. Il due con giunge quinto e la maglia azzurra che Renzo Ostino indossò all’Olimpiade campeggia nel salone dell’Armida;
– il doppio, affidato a Severino Lucini e Cesare Pestuggia della Società Canottieri Lario, eliminato ai recuperi;
– il 4 senza della Falck di Dongo con Renato Bosatta, Tullio Baraglia, Giuseppe Galante e Giancarlo Crosta, che conquistano l’Argento alle spalle degli Stati Uniti.
– il 4 con della Moto Guzzi, composto, secondo quanto risulta dagli atti ufficiali e riportato dalla stampa, da Fulvio Balatti, Romano Sgheiz Franco Trincavelli, Giovanni Zucchi, timoniere Ivo Stefanoni. In realtà l’equipaggio ha una diversa formazione: capovoga Sgheiz, Balatti, Zucchi, Trincavelli e si aggiudica la Medaglia di Bronzo, alle spalle della Francia, che in precedenza era stata sempre battuta, e della Germania.
– l’otto è affidato alla G.S. della Marina Militare con sede a Sabaudia ed è composto da Paolo Amorini, Vasco Cantarello, Giancarlo Casalini, Luigi Prato, Vincenzo Prima, Nazzareno Simonato, Luigi Spazio, Armido Torri, timoniere Giuseppe Pira, e giunge 6°.
E la Roccia? Riserva olimpica di lusso!
Da allora Giuseppe Moioli ha continuato a vogare e a seguire le giovani reclute della Moto Guzzi.
La Gazzetta dello Sport del 5 maggio 2025 ci informa che “Sotto la sua guida sono cresciuti vogatori di altissimo livello, quali Piero Poli, Carlo Mornati, Carlo Gaddi, Franco Zucchi e per ultimo Niccolò Mornati.”
Il 15 dicembre 2015 la Roccia e Franco Faggi furono insigniti dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal Presidente del CONI Giovanni Malagò con il Collare d’Oro al Merito Sportivo per l’Oro di Londra 1948. Nel 2019 l’Associazione Nazionale Allenatori di Canottaggio gli assegnò il Premio “Azelio Mondini.”
Essì, Giuseppe Moioli è stato davvero la Roccia, solidissimo punto di riferimento del canottaggio, così come il 4 senza, grazie al quale l’Italia ha vinto un bronzo all’Olimpiade di Rio de Janeiro nel 1996 con Matteo Castaldo, Matteo Lodo, Domenico Montrone e Giuseppe Vicino, replicato a Tokio nel 2021 da Matteo Castaldo, Marco Di Costanzo, Matteo Lodo e Giuseppe Vicino.
Il sistema Carcano
Oltre al 4 senza, sopravvissuto alla falcidia delle barche olimpiche per le esigenze di spettacolo, anche il sistema ideato dall’ingegner Giulio Cesare Carcano è sempre presente nei campi di regata: all’Olimpiade di Tokio nel 2021 i quattro senza dell’Australia maschile e femminile hanno vinto l’Oro adottando il sistema Carcano, anche definito Moto Guzzi, o all’italiana. All’Olimpiade di Parigi del 2024 la classifica è la seguente: Oro USA, Argento Nuova Zelanda, Bronzo Gran Bretagna con l’Italia al quarto posto (Giovanni Abbagnale, Nicholas Kohl, Matteo Lodo e Giuseppe Vicino). Avevano tutti adottato il sistema inventato sulle rive di Mandello del Lario 68 anni prima.
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Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta sul numero di aprile 2026 della rivista Memorie del Mare