Sandro Mazzola. Ritorno al padre

Ci sono momenti in cui il destino si riannoda e viaggia a piacere avanti e indietro nel tempo segnando storie indelebili. Quella di Sandro Mazzola è una storia sospesa tra un pallone, una ferita e un nome da portare con grazia. Quella di Sandro Mazzola è la storia del viaggio di un figlio sulle orme del padre.
 Marco Panella
Sandro Mazzola

Il 10 giugno 1961 Sandro Mazzola è un ragazzino; ha poco più di 18 anni, è magro, veloce, senza cattiveria e nel cuore ha il vuoto lasciato da papà Valentino, andato via troppo presto nel pomeriggio di Superga quando lui aveva appena 6 anni.

Il 10 giugno 1961 Sandro Mazzola è un ragazzino che entra in campo per giocare contro un’ingiustizia

La partita è l’ultima di campionato, ma non doveva essere così. Juventus- Inter erano scese in campo il 16 aprile, ma solo per poco più di 31 minuti. Al Comunale di Torino invece che per la capienza di 74.000 persone, di biglietti ne erano stati venduti 80.000 e i seimila che non avevano trovato posto regolare si erano accalcati a bordo campo, nella cosiddetta area di designazione. L’arbitro Gambarotta fischia l’inizio, ma presto le condizioni diventano insostenibili con una folla di tifosi assiepata lungo le linee laterali. Al trentunesimo minuto Gambarotta interrompe il gioco, le forze dell’ordine tentano di far rientrare i tifosi oltre il recinto, la folla arretra, il gioco riprende, ma tempo qualche decina di secondi sono tutti di nuovo lungo le linee, qualcuno si intrufola persino in panchina. A quel punto Helenio Herrera si alza e se ne va e i suoi lo seguono, poco dopo anche l’arbitro e i giocatori della Juventus rientrano negli spogliatoi. Un’ora dopo l’altoparlante annuncia la definitiva sospensione della partita. Logica conseguenza, la FGCI sancisce la vittoria a tavolino dell’Inter, ma la Juventus fa ricorso alla Commissione Federale d’Appello che ribalta la decisione e decide che la partita si giocherà di nuovo il 10 giugno. Presidente della FGCI era Umberto Agnelli, presidente in carica anche della Juventus. Con un campionato già matematicamente vinto dalla Juventus, a titolo di protesta contro una decisione vissuta come un sopruso, il 10 giugno l’Inter schiera in campo la sua Primavera. Tra gli undici ragazzini, attaccante di riferimento con obiettivo porta avversaria, esordisce Sandro Mazzola.

L’esito era scritto

La partita è un assedio alla porta dell’Inter, finirà 9-1 per la Juventus, Omar Sivori va in rete sei volte, è il capocannoniere e conquista anche il viatico per il Pallone d’Oro che France Football gli assegnerà qualche mese dopo, il 12 dicembre. Nell’esito scritto, la differenza non la fanno però i sei gol di Sivori, ma l’unico goal dell’Inter, segnato su rigore da Sandro Mazzola.
Il gol, quel gol, lo ricongiunge con i 123 segnati nelle 200 partite in maglia granata da papà Valentino. Il gol, quel gol, lo ricongiunge con i gol che lo attendono: altri 157 con la maglia a strisce nere e blu dell’Inter e 22 con quella azzurra della Nazionale.
L’esito scriverà di 565 partite ufficiali con la squadra della sua vita, l’Inter di cui è sempre stato bandiera garbata; scriverà di quattro scudetti di cui uno, quella della prima stella, sigillato dal suo gol contro la Lazio, di due Coppe dei Campioni (ma quanto era bello quel nome!) e di due Coppe Intercontinentali; scriverà del Campionato d’Europa nel 1968 e della semifinale Italia-Germania di Mexico 70, non un titolo, ma una leggenda.

Il ritorno al padre

Parlare di Sandro Mazzola in termini di “carriera” credo sia riduttivo. Per Sandro Mazzola c’è stata una vita vissuta da signore e da esempio in campo e anche fuori, con l’altro grande amore che gli è stato concesso: la moglie Graziella e i quattro figli.
Ora che Sandro è tornato dal papà che ha conosciuto più per i racconti degli altri che per il tempo che gli era stato consegnato, mi piace ricordarlo con la foto di un destino: Valentino in campo, Sandro infagottato in cappotto e cappellino che sembra offrire al fotografo il pallone firmato da papà, un pallone che non li lascerà mai.
Sandro guarda in camera, Valentino verso il futuro che non ha avuto.
Ora si guardano negli occhi e si raccontano.

Marco Panella, (Roma 1963) direttore editoriale di Sportmemory, giornalista, scrittore. Ha pubblicato i romanzi "Io sono Elettra" (RAI Libri 2024) e "Tutto in una notte" (Robin 2019), la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021), i saggi "Il pranzo della domenica. Una storia italiana" (Artix 2025)"Pranzo di famiglia. 1950-1980" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016), "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015).

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