L’Udinese tra storia e leggenda è un modello italiano di calcio e non solo. La squadra friulana è una delle società sportive italiane più antiche, e con il suo anno di fondazione nel 1896 sarebbe la vera prima maglia bianconera del football tricolore, prima della Juventus (1897) e dell’Ascoli (1898). A non favorirla in questa sorta di primato sono i primi anni di attività dell’Udinese fatti di corse e spada, di podismo e scherma. Il 1896, infatti, è l’anno di istituzione della Società Udinese di Ginnastica e Scherma e solo dal 1911 l’Udinese è sinonimo esclusivo di calcio. Ma casacche friulane indossate da uomini che colpiscono con i piedi un pallone si sono viste addirittura nel 1895. Mancano cinque anni al 1900 e l’Italia è nel bel mezzo degli anni di monarchia. E proprio dinanzi a re Umberto I e alla regina Margherita, che l’Udinese si cimenta a Roma nella prima partita di calcio nella Capitale. Un’amichevole contro la Società Rodigina di Ginnastica Unione e Forza. E poi l’anno dopo un evento che avrebbe del clamoroso ma purtroppo non è riconosciuto nella storia del calcio italiano. Dodici mesi dopo la sfida romana dinanzi alle massime autorità monarchiche sotto l’egida tricolore arriva quello che si potrebbe definire il primo scudetto della storia italiana ma che in realtà non si può chiamare tale né considerarlo in alcun modo in albi d’oro e palmares.
Lo “scudetto” vinto dall’Udinese e il Maestro Francesco Gabrielli
L’Udinese, infatti, vince a Treviso il primo campionato nazionale di calcio tenutosi in Italia. Ma purtroppo per i tifosi friulani si tratta di una competizione non riconosciuta come ufficiale dalla Fif (che due anni dopo divenne Federazione Italiana Giuoco Calcio) e patrocinata, invece, dalla Federazione Ginnastica Nazionale Italiana che fino al 1903, non adottava le regole del gioco del calcio dell’Ifab, (l’International Football Association Board fondata nel 1885 dopo la conferenza convocata per concordare regole comuni per gli incontri internazionali tra le federazioni calcistiche inglese, scozzese, gallese e irlandese, all’epoca le uniche federazioni nazionali calcistiche esistenti) bensì una sorta di variante tutta italiana del “calcio ginnastico” (come da codifica dal pedagogista Francesco Gabrielli “maestro di calcio a Rovigo per l’Italia” come recitato all’interno dello stadio nella cittadina veneta che porta il suo nome ed al quale si deve anche l’ideazione di molti termini usati nel calcio in lingua italiana, come “porta”, “calcio d’angolo” e “calcio di punizione”). Ma anche in assenza di scudetti nella propria bacheca l’ultracentenaria storia della prima squadra bianconera del calcio italiano non manca di fatti meritevoli di menzione (e soddisfazione).

L’Udinese sfiora lo scudetto negli anni Cinquanta
Anni Cinquanta, l’Associazione Calcio Udinese, che non è più già da anni la “costola” della polisportiva Associazione Sportiva Udinese nata dalla Società Udinese di Ginnastica e Scherma, ma un club calcistico autonomo vero e proprio, che in quegli anni conquista la serie A e la mantiene stabilmente. E addirittura sfiora il cielo con un dito. Campionato 1954-55 e l’Udinese è in lizza per vincere lo scudetto. E questa volta il campionato è riconosciuto e il tricolore sulle casacche bianconere sarebbe regolare. Ma il Milan arriva prima della squadra presieduta da Dino Bruseschi, imprenditore friulano. E poi in realtà, con tutta probabilità, i colori della Patria non sarebbe stati comunque cuciti sulle maglie di chi rappresentava la città di Udine. Alla fine dello stesso torneo che poteva consacrare l’Udinese sul tetto d’Italia, infatti, arrivo la cosiddetta “confessione di Settembrino”, alias un racconto di combine avvenuta due anni prima e poi svelata che costò, invece, la retrocessione. Dall’altare alla polvere, dunque, parafrasando l’immenso Maestro Alessandro Manzoni.

Gli anni di presidenza dell’Udinese di Dino “Tarzan” Bruseschi
E poi, di nuovo, su, con la società sempre di proprietà del presidente “Tarzan” Bruseschi che risale nella massima categoria. “Tarzan” sì, come il personaggio immaginario inventato da Edgar Rice Burroughs, per la possenza fisica e la stazza che contraddistinguevano il numero uno del sodalizio friulano che rilevò la società dal suocero Giuseppe Bertoli.
Dino Bruseschi nel calcio significa la sopracitata squadra che sfiorò lo scudetto nel 1955 ma anche gli anni di grandi nomi lanciati da Udine verso il paradiso del grande soccer come Dino Zoff, ma anche Fabio Cudicini, Tarcisio Burgnich, Arne Selmosson, Giuseppe Virgili, Bengt Lindskog e Silvano Moro. Da presidente dell’Udinese è stato anche consigliere in Lega Calcio.
Il Triplete (minore) dell’Udinese negli anni Settanta
Anni Settanta, sulla panchina un gran signore del calcio come Massimo Giacomini, uno che nella città di Piazza Libertà e della Loggia del Lionello è ricordato sempre con stima, affetto e riconoscenza, a Udine arriva il Triplete decenni prima di Mourinho all’Internazionale Milano. Sicuramente minore per entità, il Triplete di matrice friulana è comunque un vanto per la prima zebra d’Italia. Campionato 1977-1978 guidata da mister Giacomini l’Udinese in serie C vince il girone e viene promossa in serie B. Nella stessa stagione, la squadra conquista la Coppa Italia Semiprofessionisti contro la Reggina e la Coppa Anglo-Italiana, in finale contro il Bath City. Non sarà quello di Special Mou ma pur sempre di Triplete si tratta…

La prima sponsorizzazione nel calcio italiano è dell’Udinese
Intanto, l’8 giugno 1976 sciolta l’Associazione Calcio Udinese, viene formata una società per azioni, rinominata Udinese Calcio. Il presidente diventa Teofilo Sanson, che si inventa la sponsorizzazione prima che arrivino gli sponsor nel calcio. Sulla divisa dell’Udinese compare il logo della sua azienda “Sanson Gelati”, siamo ancora con il divieto Figc della pubblicità sulle maglie di calcio e Sanson piazza il suo marchio sui pantaloncini dei giocatori. È l’Udinese, dunque, la prima squadra di calcio griffata da uno sponsor. Ma non si può, e, dunque, arrivano multa e ordinanza di rimozione del marchio. La strada, però, è tracciata, e leggere questo episodio mezzo secolo dopo, fa riconoscere che Teofilo Sanson aveva avuto una trovata geniale e lungimirante.

“Il Pelè bianco” nell’Udinese: Arthur Antunes Coimbra detto Zico
“Cosa resterà degli anni ‘80” come cantava Raf, a Udine è soprattutto un signore nato a Rio de Janeiro che si chiama Arthur Antunes Coimbra. Estate 1983 e quello che viene conosciuto come Zico, e venerato come il “Pelè bianco” sceglie una piazza cosiddetta minore per sbarcare nel calcio italiano. Aperto il varco ai calciatori stranieri, infatti, le big si organizzano e sono gli anni dei grandi campioni, quelli che poi faranno storia come Diego Armando Maradona al Napoli, Michel Platini alla Juventus, Paulo Roberto Falcão alla Roma. Ma Franco Dal Cin amministratore delegato dell’Udinese pensa in grande e si assicura un calciatore che avrebbe potuto strabiliare a occhi chiusi anche in squadre più blasonate. E Zico diventa il beniamino dei tifosi friulani, tra l’altro in una rosa di tutto rispetto, due nomi su tutti: Edinho e Pietro Paolo Virdis. Si sogna ad occhi aperti nella città che custodisce importanti opere di Tiepolo e Caravaggio, ci sono anche artisti moderni, sono quelli che scendono in campo, con la maglia bianconera in una versione innovativa che, anche qui, è stata avanguardista di quello che accade oggi. La maglia dell’Udinese di Zico, infatti, le bande bianco e nere sono posizionate in modo trasversale. Estro e fantasia, dunque, anche se sul rettangolo di gioco, i sogni non si trasformeranno, poi, in realtà.

Quarant’anni di Udinese: la famiglia Pozzo
1986 arriva la famiglia Pozzo. Modello di presidenza italiana, modello di presidenza dura come una roccia. Modello di garanzia che si può ancora sognare una società italiana con un presidente e un proprietario italiano. Gianpaolo Pozzo la prima zebra d’Italia se l’aggiudicò in modo rampante. La storia vuole che venga a sapere dalla moglie che era dal parrucchiere seduta non distante da Franco Dal Cin che l’Udinese era, di fatto, “scalabile” come amano dire oggi nel mondo della finanza. E così Gianpaolo Pozzo, della famiglia fondatrice della FreUd (Frese Udinesi), azienda produttrice di utensili industriali per la lavorazione del legno, fondata dal nonno, diventa presidente dell’Udinese subentrando a Lamberto Mazza. E ancora oggi anche se da patron e non più da presidente, Gianpaolo Pozzo è, di fatto, il più longevo tra i numeri uno delle società di calcio della massima divisione. Sì, perché a parte, qualche iniziale saliscendi, nonostante Francesco Graziani e Fulvio Collovati in maglia bianconera, qualche altra disavventura, l’Udinese Calcio è stabilmente e consecutivamente nella serie A dal campionato 1995/96. Trent’anni nel torneo che conta di più, tre decenni con gioie e qualche spavento, ma sempre in A. Tre decenni dove in ordine sparso si possono citare goleador come Totò Di Natale, fuoriclasse argentini del calibro di Abel Balbo e Nestor Sensini. Ma anche Marco Branca, Oliver Bierhoff, Márcio Amoroso, Fabio Quagliarella. Tre decenni durante i quali con alterne fortune si sono accomodati in panchina allenatori come Francesco Guidolin, Luciano Spalletti, Luigi Delneri, Azeglio Vicini, Roy Hodgson, Gian Piero Ventura. Ma anche Alberto Malesani, Giovanni Galeone e Serse Cosmi. E con quest’ultimo, “l’uomo del fiume”, l’Udinese ha vissuto il momento forse più alto della sua storia. Anno 2012/2013 e l’Udinese disputa i play-off di Champions League.
“Udinese per la vita” e il primo stadio di proprietà in Italia
Il resto è storia recente. Per l’Udinese dei Pozzo, Gianpaolo con la moglie Linda, ma anche i figli Gino e Magda, alcune citazioni doverose. Il “Bluenergy Stadium”, lo stadio dell’Udinese, prima “Stadio Friuli” e poi “Dacia Arena”, è interamente di proprietà del club (dopo una lunga ristrutturazione e l’acquisizione dei diritti di gestione) e, voluto in primis proprio da Gianpaolo Pozzo è il primo caso di stadio di proprietà di una squadra italiana. “Udinese Tv” è stato il primo canale televisivo monotematico e gratuito di proprietà di una società di calcio italiana. 10 maggio 1998, nasce la prima onlus di una società di calcio: “Udinese per la Vita” su iniziativa della famiglia Pozzo ed in particolare della signora Linda. La onlus di Udinese Calcio da quel giorno ha raccolto e donato fondi per sostenere iniziative nel sociale, nella crescita e nella formazione dei giovani del territorio.