Gli Ascari. La maledizione dei numeri

Antonio e Alberto Ascari. Una vita da campioni, destini sfortunati, ma anche una maledizione di numeri ricorrenti. Possiamo chiamarle coincidenze, ma Alberto Ascari alle coincidenze non ci credeva.
Antonio e Alberto Ascari

Questa non è solo una fotografia.
Questo è un destino.
C’è tutta la tua vita in questa foto, la vita tua e di tuo padre, la vita degli Ascari.

È il 1924, avevi 6 anni e vestivi alla marinara, hai la mano destra sul volante, lo stesso che stringeva tuo padre Antonio.
Tra di voi c’è Enzo, al tempo pilota collaudatore dell’Alfa Romeo, non ancora The Drake, l’uomo che avrebbe fatto sua la storia del motorismo.
Nel 1924 tuo padre era tra i più forti piloti in circolazione e tu, Alberto, non eri solo un bambino, eri già quello che saresti diventato.
Quella foto è stata scattata sul circuito di Monza, lo stesso dove oggi si corre sulla Variante Ascari.
A Monza tutto ebbe inizio e a Monza tutto finì.

Antonioe Alberto Ascari con Enzo Ferrari.
(1924 Antonio e Alberto Ascari con Enzo Ferrari)

Molti le chiamano coincidenze, ma vallo a sapere cosa sono veramente.
Tu, comunque, alle coincidenze hai sempre pensato di poter dare un senso e una direzione, evitando quelle avverse.
Scaramanzia la chiamano e tu di questa pretesa ne avevi fatto una strada maestra.

A Monza, quel 19 ottobre 1924, tuo padre vince il Gran Premio d’Italia con l’Alfa Romeo P2 e fa anche registrare il record del giro più veloce che, con un media di oltre 167 km orari, durerà alcuni anni.
Tuo padre ti portava spesso con lui  a respirare l’aria che già sapeva sarebbe stata anche la tua e per te, bambino, era tutto un grande gioco, un grande circo, proprio come decenni dopo avrebbero chiamato la Formula 1.
Quel giorno a Monza,però, accade qualcosa in più.
La foto è chiarissima: con chissà quale presentimento, tuo padre ti sta passando un testimone.
Gli volevi un bene dell’anima, lo sconterai fino alla fine.

Tuo padre, Antonio Ascari, era fortissimo.

Affascinato dai motori agricoli aveva iniziato a maneggiarli da giovanissimo, poi era diventato meccanico di auto, alla De Vecchi prima e all’Alfa Romeo poi.
Meccanico, collaudatore, pilota e per capire che tempra di uomo fosse basta guardarlo in faccia nelle foto sopravvissute agli anni.  Al tempo per correre su quei circuiti, con quelle macchine, con vento e sole e fango e olio sulla faccia, bisognava essere uomini speciali e lui lo era.

(Antonio Ascari)

Tuo padre esordisce nelle corse nel 1911 alla Sei giorni di Modena.
Per la sua prima vittoria bisognerà far passare una Guerra; se la va a prendere nel 1919 sulla Parma – Poggio di Berceto, la prima corsa del dopoguerra.

Di tuo padre ancora si raccontano storie straordinarie.

Come quella volta alla Targa Florio, il 15 aprile del 1923.
Lui è primo e sta per tagliare il traguardo quando, qualche centinaio di metri prima, la sua Alfa Romeo RLS si pianta per strada.
È talmente avanti che dietro di lui si vede solo polvere, i meccanici accorrono, mettono le mani nel motore, battono il tempo, la macchina riparte e allora tutti sopra per tagliare il traguardo e fare festa grande alla prima vittoria che l’Alfa Romeo si sta prendendo sullo sterrato siciliano.
Ma non va bene; il regolamento di gara prevede che sulla macchina debbano essere in due, il pilota e un meccanico, e non quel nugolo di cuori fuori ordinanza avvinghiati alla carrozzeria come se fosse la vita.

1923 TARGA FLORIO
(1923. Antonio Ascari alla Targa Florio)

Tuo padre non si perde d’animo, fa scendere tutti, gira la macchina e torna al punto dove prima si era fermata, fa salire il primo che gli capita a tiro, riparte e taglia il traguardo per la seconda volta.
Nel frattempo però Ugo Sivocci, grande manico anche lui e anche lui su Alfa Romeo, ha recuperato strada, squarciato la polvere e tagliato il traguardo. La vittoria è sua, ma sarà anche la sua ultima; dopo poco più di due mesi, l’8 settembre, Monza se lo porta via.
Quel 15 aprile tuo padre taglia due volte il traguardo della Targa Florio, non lo farà mai più nessuno; non vince, ma il mito è suo.

Nel 1925 il mondo sembra a portata di mano.

Il 28 giugno a Spa-Francorchamps tuo padre vince il Gran Premio del Belgio; la sua Alfa Romeo P2 con il tricolore sul cofano fa il giro di tutte le copertine dei rotocalchi. Il nome Ascari è sulla bocca di tutti.Passa meno di un mese.

1925 GP Belgio
(1925. Antonio Ascari vittorioso al Gran Premio del Belgio)


È il 26 luglio e siamo in Francia; il Campionato del Mondo Marche, la Formula 1 del tempo, fa tappa vicino Parigi, al circuito di Montlhéry.
Tuo padre è l’uomo da battere, ma soprattutto è lui che vuole battere tutti.
È veloce, è in testa, non ha paura di nulla se non di perdere e al ventitreesimo giro quando alla curva Hostellerie la sua Alfa urta una staccionata, la terra si capovolge, la sua Alfa piroetta e prende il volo, lui avrà forse pensato che era solo un modo per fare un giro ancora più veloce.

Antonio Ascari incidente
(1925. L’incidente di Antonio Ascari)

Tuo padre viene  sbalzato fuori, l’impatto è rovinoso e rimane a terra per buona mezz’ora prima che arrivino i soccorsi.
Un’altra mezz’ora e muore in ambulanza mentre corre l’ultima e unica corsa inutile della sua vita, quella verso l’ospedale.
Era il giorno 26, tuo padre aveva 36 anni e 10 mesi e quella era una curva a sinistra.

Antonio Ascari incidente
(1925. Antonio Ascari, l’incidente)

Tu avevi appena compiuto sette anni.
Non si è sempre piccoli a sette anni.
A sette anni si può anche decidere per una vita intera e tu l’hai fatto.
A tuo padre che non puoi più veder correre e abbracciare e baciare prometti che sarai come lui, prometti che sarai un pilota e prometti che vincerai.
A te stesso, però, prometti che non correrai mai di 26.

Una vita da pilota

La vita corre, il tempo passa, le tue idee diventano grandi insieme a te, talmente grandi che adesso, in pista e su strada, uno degli uomini da battere sei tu.
Tua madre non avrebbe mai voluto vederti in macchina, forse per questo hai iniziato a correre in moto, ma alla fine si è arresa.

Alberto Ascari 1951 Monza
(18 settembre 1951. Alberto Ascari vince il Gran Premio d’Italia a Monza. Photo Credit: Allsport Hulton/Archive)

Vinci 13 Gran Premi, il primo con una Maserati a Sanremo il 27 giugno 1948 e poi a Monza – proprio a Monza – l’11 settembre 1949 su Ferrari.
Nel 1952 alla Ferrari consegni il primo titolo mondiale e nel 1953 lo raddoppi. In pista la tua rivalità cavalleresca con Manuel Fangio diventa leggendaria.

Correre, però, per te è un rito.

Hai delle cose solo tue, fai delle cose solo tue.
Indossi sempre la maglietta e il casco azzurri, calzi le scarpe di gara nello stesso ordine, mentre quando non sei in pista cerchi di evitare d’incappare nel numero 13, cambi strada se un gatto nero taglia la tua, fai attenzione a tante altre piccole cose che sembra proprio che non aiutino la buona sorte, tipo il non versare sale e olio.
A casa ti aspettano una moglie e due figli.
I bambini ti hanno fatto due regalini, una madonnina e un portachiavi; non te ne separi mai, meno che mai quando corri perché tu sei abituato a sfidare velocità e tempo, ma con la sorte cerchi di scendere a patti.
Tu a casa ci vuoi tornare perché lo sai cosa significa il dolore di non veder tornare un padre.

Ascari Alberto
(Alberto Ascari con il figlio)

Forse è per questo che a volte tratti con distacco i tuoi figli, dici che serve per non farti volere troppo bene, così se un giorno la sorte ti dovesse portare via loro non soffriranno troppo.
Non sarà così.
Che poi a vederti, tutto puoi sembrare tranne uno che rimane distante con i figli, perché è vero che sei Alberto Ascari, il pilota che in pista brucia tutti in partenza, ma con quel fisico da impiegato e il viso bonario, per tutti sei Ciccio.

L’era Lancia

Nel 1954 lasci la Ferrari, che per te era una seconda famiglia.
Sembra che con Enzo tu non ti sia accordato sull’ingaggio, ma quello che vi siete detti ormai lo sapete solo voi due.
Fatto è che vai a seguire il fascino di una nuova avventura, quella su cui sta lavorando Gianni Lancia che vuole entrare nel mondo delle corse con una sua scuderia.
Gli inizi sono altalenanti, ma il futuro sembra vivace.

22 maggio del 1955, Gran Premio di Monaco a Montecarlo

Con la tua Lancia D50 sei secondo dietro alla Mercedes di Stirling Moss, la cosa non ti piace e spingi come un ossesso per raggiungerlo.
Moss si è fermato, ma tu non lo sai quando esci dal tunnel, affronti la chicane e quello che succede è solo un prologo.
Sotto gli occhi del pubblico esultante la Lancia addrizza la curva, sfonda il guardrail e finisce in mare.

Ascari monaco
(1955. Alberto Ascari nel mare di Monaco)


Sei sott’acqua e mentre la macchina ti porta a fondo ti ricordi che non può finire così, ci sono i bambini ti aspettano a casa e tu non li puoi deludere, ti liberi e da una decina di metri risali a prendere aria a pieni polmoni.
La fotografia mostra la macchina mentre viene recuperata a mare.
Il numero 26 si vede bene.

1955 Montecarlo
(1955. Recupero a mare della Lancia di Alberto Ascari)

Da Milano a Monza

Malconcio, ma senza troppi danni, rientri a Milano.
A Corso Sempione ti aspettano tua madre, tua moglie Mietta e i tuoi figli, Tonino e Patrizia.
Qualche giorno di riposo ci vuole.
O meglio, ci vorrebbe.

Il 26 maggio, in vista del Gran Premio Cortemaggiore per prototipi che si correrà la domenica seguente, Luigi Villoresi ed Eugenio Castellotti sono a Monza per provare la nuova Ferrari 750.
Ti chiamano e tu non resisti.
Vado a vederli, non torno tardi, dici a casa prima di uscire.

Arrivi a Monza verso l’ora di pranzo, qualche chiacchiera e prima uno e poi l’altro i due ti sfilano davanti agli occhi con quella macchina che è veramente gran bella.
Non resisti, chiedi a Castellotti di prestarti da vestire e di fare qualche giro.
Non era mai successo, non avevi mai rinunciato alle tue cose, non avevi mai girato di 26.

Sali in macchina, il rumore è fantastico, acceleri, parti come sai partire tu quando in gara bruci tutti all’inizio e a Villoresi e Castellotti non rimane che vederti sparire alla vista.
È un attimo.

Ascari incidente Monza
(1955. Monza, la Ferrari 750)


Il fragore arriva fino a loro, arriva ai tecnici, nessuno vede nulla perché il rumore viene dall’altra parte, viene dalla curva del Vialone, quella che si era portato via Ugo Sivocci nel 1923.
Allora
corrono, corrono tutti, corrono più che possono, arrivano alla curva e vedono il destino di due vite, la tua e quella di tuo padre, unito in un solo istante.
Sull’asfalto una lunga striscia nera, la Ferrari cappottata ti copre come fosse un sudario.
Nessuno è mai riuscito a spiegare come sia potuto accadere, solo ipotesi, congetture

La maledizione dei numeri

Tu e tuo padre morite di 26.
La Lancia con cui finisci in mare a Montecarlo aveva il numero 26.
Tu nasci 30 anni dopo tuo padre e muori 30 anni dopo tuo padre.
Tuo padre muore a 36 anni e 10 mesi.
Tu muori a 36 anni e 10 mesi.
Tu e tuo padre lasciate una moglie e due figli.
Antonio Ascari e Alberto Ascari sono nomi e cognomi composti da 13 lettere, uniti fanno 26.
Tu e tuo padre vincete 13 Gran Premi ciascuno, uniti fanno 26.
Tuo padre muore facendo una curva a sinistra.
Tu muori facendo una curva a sinistra.

Alberto Ascari
(Alberto Ascari)

Le chiamano coincidenze.

Tu però alle coincidenze non ci credevi.
L’amore è imperscrutabile.
Anche quello tra padri e figli.
Proprio come il vostro.
Proprio come quello di Antonio e Alberto Ascari.

 

Marco Panella, (Roma 1963) direttore editoriale di Sportmemory, curatore di mostre e festival culturali, esperto di storia del costume italiano ed heritage communication. Ha pubblicato "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015), "Pranzo di famiglia. Una storia italiana" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016) il thriller nero "Tutto in una notte" (Robin 2019) e la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021)

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