Diego Maradona e la famiglia Vignati. Una storia d’amore infinita

Ci sono incontri che cambiano la vita di una persona, alcuni cambiano quella di una famiglia. Poi ci sono incontri che cambiano la vita di generazioni. Accade quando quella storia scritta e sconosciuta che chiamiamo caso fa incontrare uomini straordinari. Maradona e Saverio Vignati, ad esempio.
 Sabrina Trombetti
Vignati e Maradona

Da una parte un giovane e riccioluto argentino destinato a diventare il calciatore più forte di sempre. Dall’altra una famiglia di Secondigliano, numerosa e unita come solo sanno esserlo quelle del Sud. In mezzo gli anni Ottanta, il riscatto sportivo di Napoli, e un rapporto di amicizia vera e fraterna che segna la vita perché lega insieme e per sempre persone all’apparenza lontanissime, ma che in realtà non potrebbero essere più vicine…
Incontriamo Massimo Vignati, fondatore del museo dedicato a Diego Armando Maradona (l’unico al mondo), uno dei pochissimi che può raccontare, davvero, l’Uomo prima del Campione e tramandare la sua leggenda alle nuove generazioni.

Nessuna famiglia, come quella Vignati, ha avuto il privilegio di essere stata così vicina a Diego Armando Maradona, fin dal suo arrivo a Napoli: come è nato questo legame così stretto e profondo?

Provengo da una famiglia molto numerosa, siamo undici fratelli, proprio come una squadra di calcio. Quello che mai avrei potuto immaginare è di avere un altro hermano, questa volta argentino, chiamato Diego Armando Maradona. Del resto, anche mia madre ha sempre detto che ha avuto dodici figli: prima Diego e poi tutti gli altri. Come darle torto, del resto noi che lo abbiamo conosciuto così intimamente lo abbiamo amato come uomo prima ancora che come fuoriclasse assoluto ed il nostro rapporto è stato strettissimo per tutti i sette anni della sua permanenza in Italia. Ancora oggi continua con la prima moglie Claudia e le sue figlie Dalma e Giannina.

Come avvenne il vostro primo incontro?

Tutto cominciò con una cena organizzata a casa di una nostra parente a cui era stata invitata anche mia madre che, senza modestia, è una campionessa dei fornelli.  Insieme a mia nonna avevano preparato il meglio della cucina napoletana. Figuratevi la sorpresa quando, proprio come in un film, andò ad aprire la porta e si trovò di fronte la stella argentina di cui parlava tutta la città. Inutile dire che fu amore a prima vista. Diego apprezzò fin da subito la sua cucina, tanto che il giorno dopo sua moglie Claudia chiamò a casa per chiederle di lavorare per loro. Eravamo undici figli, fino ad allora mia madre aveva privilegiato la famiglia, non poteva, per ovvi motivi di tempo, svolgere altre occupazioni ma come si può dire di no a Maradona!!! Così con un po’ di sacrificio da parte di mio padre e delle mie sorelle più grandi che si presero cura di me e dei fratelli più piccoli, finalmente iniziò la nostra favola con Diego. Soprattutto i primi tempi, voleva stare sempre a casa nostra, si sentiva in famiglia.
Ricordo benissimo che quando il Napoli giocava in trasferta Claudia veniva da noi con Dalma e Giannina che all’epoca erano piccolissime e poi verso sera andavamo con papà all’aeroporto di Capo di Chino a prendere Diego e lo portavamo a casa dove sulla tavola per cena erano pronti tutti i suoi piatti preferiti. Un’emozione unica sentire Diego chiamare mia madre Lucia “mamma napoletana”… 

Anche tuo padre Saverio ebbe un rapporto privilegiato con il Pibe de oro…

Certamente, per quarant’anni è stato lo storico custode dello Stadio San Paolo e dei suoi “sacri spogliatoi”. Potete solo minimamente immaginare quante persone avrebbero voluto entrare per incontrare Diego, solo un minuto, per una foto o un autografo?
Ve lo dico io: tutto il mondo!!!
Nella stanza di papà a prendere il caffè o a fare una semplice chiacchierata sono passate tutte le celebrità nazionali e internazionali dell’epoca e ogni volta era un nuovo incontro da ricordare e raccontare agli amici. Posso dire che mio padre era il Maradona dello Stadio. Io stesso ho avuto, poi, l’immenso privilegio di fare il raccattapalle durante tutte le gare casalinghe del Napoli e godermi, per sette anni, quello straordinario spettacolo a pochi metri dal campo. Per noi Diego è stato un sogno ad occhi aperti che però potevamo toccare ogni giorno.

Avete vissuto ogni aspetto della quotidianità di Diego e della sua famiglia: da un lato l’amore per i genitori, la moglie, le figlie, la bellezza di Napoli e dall’ altro l’impossibilità di vivere una vita normale: ci sono differenze tra il Maradona pubblico e quello privato?

Ho voluto bene a Diego come a un fratello maggiore. La sua umiltà, la sua semplicità, la sua generosità erano davvero spontanee e senza secondi fini. Una persona vera, sempre dalla parte dei più deboli. Non si scordò mai della povertà, della “fame nera” in cui era nato e aveva vissuto prima di diventare il calciatore più forte del mondo. Per questo è sempre stato amato da tutti i suoi compagni di squadra e da tutti quelli che hanno avuto la possibilità e la fortuna di conoscerlo da vicino. Diego ci ha regalato una gioia pura ancora oggi quando ricordo i tanti momenti passati insieme mi vengono i brividi.

Tornando agli aspetti più curiosi e familiari: quali erano le specialità culinarie preferite da Maradona, quelle che proprio non potevano mancare sulla tavola?

Diego era un vero buongustaio. Mia madre gli preparava tutto il meglio della cucina napoletana: dal classico spaghetto al pomodoro e basilico alla zuppa di pesce, e poi pasta e patate, pasta e fagioli, le friselle. Per non parlare dei dolci della tradizione come sfogliatelle, babà e la classica e profumatissima pastiera, questa era una piacevole consuetudine.  Ogni volta era una festa di sapori, odori, tante risate, ma non solo questo: ricordo le discussioni accese con Fernando Signorini (l’allora preparatore atletico di Maradona) perché a suo avviso Diego doveva perdere qualche chilo di troppo, soprattutto in vista del Mondiale di Messico 1986 vinto proprio dall’Argentina in finale contro la Germania. 

Il tuo museo può essere considerato senza dubbio il più importante ed esclusivo del mondo su Maradona. Quando e come è nata l’idea di fondarlo?

Tutto nasce per ricordare la figura di mio padre che purtroppo ho perso venti anni fa. Senza presunzione e con orgoglio posso confermare che il mio è l’unico museo ufficiale al mondo dedicato a Dieguito. Ribadisco anche il fatto che non sono un collezionista, ma il figlio dell’unica governante di casa Maradona e dello storico custode dello Stadio San Paolo e dei suoi spogliatoi, come ho appena detto ciò che ho ideato e realizzato è dedicato a loro. Di Diego abbiamo custodito ogni cosa, dagli scarpini alle magliette, dalle tute ai borsoni ma è non solo il materiale sportivo a fare la differenza. Tanto per farvi avere un’idea: conserviamo ancora intatta la camera da letto dove dormiva Maradona, e poi i piatti, le posate, gli oggetti dei nostri momenti conviviali, quelli più veri ed intimi. Tutto è rimasto intatto come in un santuario.

Maradona

Quale è invece il cimelio a cui sei più legato?

Ho le magliette indossate da Diego nelle partite più importanti del Napoli e dell’Argentina, quelle inedite delle partite che giocavamo insieme il lunedì, addirittura la panca di legno dove si spogliava al San Paolo. Ma il cimelio che ho nel cuore è un altro e non ho dubbi perché ad esso mi lega un bellissimo ricordo. Una data storica. Era il 1989, semifinale di Coppa Uefa, a Monaco di Baviera, tra Bayern e Napoli. Tensione alle stelle tra tutti i giocatori azzurri. Diego per stemperare gli animi e per tranquillizzare i suoi compagni, durante il riscaldamento decise di palleggiare a ritmo di musica, come solo lui sapeva e poteva fare…uno spettacolo senza precedenti: tutto lo stadio ammutolì all’ improvviso.  Ricorderete che indossava quel famoso Kway blu e nero marchiato NR. Ebbene, la domenica successiva, nella partita di campionato a Napoli facevo il raccattapalle e diluviava.  Per tutti i novanta minuti, mi zuppai da testa ai piedi. Alla fine, Diego si avvicinò e vedendomi così zuppo mi portò negli spogliatoi a fare la doccia insieme ai calciatori. Il giorno seguente, poi, lo accompagnai agli allenamenti a Soccavo con la sua fiammante Ferrari “Testarossa” di colore nero e appena arrivati mi disse che nel portabagagli c’era una borsa per me. All’ interno c’era proprio quel mitico Kway. Così le prossime volte quando piove non ti bagni più“. Non potrei mai dimenticare quella giornata e le parole di Diego…
Questa è stata la mia infanzia.

Dove si trova il museo Vignati- Maradona e quali sono state le prime impressioni dei visitatori?

Il museo sorge, da due anni, a pochi metri da uno dei luoghi più visitati non solo di Napoli ma di tutta la Campania, mi riferisco a Largo Maradona, nei quartieri spagnoli, dove capeggiano il famoso murales e una sua statua di oltre sei metri. Siamo una delle attrazioni principali per migliaia di turisti che arrivano da tutto il mondo e rimangono ammirati dai nostri cimeli. La nostra esposizione è diventata una tappa fissa per tutti gli amanti del calcio e di questo ne siamo particolarmente orgogliosi.

Se dovesse arrivare un miliardario e vi offrisse una cifra a nove zeri per acquistare la vostra collezione quale sarebbe la vostra reazione? Ci pensereste un po’ o sarebbe un rifiuto netto?

Non basterebbe tutto l’oro del mondo. Dico davvero, nessuna cifra sarebbe sufficiente. Sono quarant’anni che ricevo proposte milionarie anche da sceicchi che vorrebbero acquistare la mia collezione, ma ho sempre rifiutato. Questo museo rappresenta non solo la mia vita, ma anche quella dei miei genitori, i tanti sacrifici, i momenti più belli passati insieme…e soprattutto è una storia che non finisce perché la proseguiranno i miei due figli, Saverio e Diego che già mi aiutano attivamente gestendo, tra le altre cose, i nostri canali social.
Diego Maradona e la famiglia Vignati: proprio una storia d’amore infinita…

 

 

 

Sabrina Trombetti, promotrice della Mostra antologica "Un Secolo d'Azzurro", patrocinata dalla FIGC. Rappresentante di Interessi alla Camera dei Deputati per il Terzo settore e lo Sport. Autrice di due proposte di legge sul collezionismo minore e sulla cultura sportiva e del territorio. Giornalista professionista da numerosi anni per carta stampata, tv e radio, ed editorialista sportiva.

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