La corsa come ancora di salvezza. Il mio amore per il running contro il tumore al seno

La corsa come sfida per riprendere in mano la vita, terapia salvifica, abito mentale che aiuta ad affrontare e superare ostacoli e momenti di vita che sembrano vicoli ciechi. Una storia in prima persona, un esempio per tutti
 Greta Vittori
La corsa. Vittori

La corsa non è mai stata solo uno sport per me. È stata rifugio, disciplina, identità. È il luogo mentale in cui torno ogni volta che ho bisogno di ritrovarmi. Quando il tumore al seno è entrato nella mia vita senza chiedere permesso, io avevo già un’arma silenziosa ma potentissima: la mentalità da maratoneta. E ai piedi, sempre, le mie scarpe da running, simbolo di libertà e resistenza.

Correre prima di tutto: quando il running diventa mentalità

Chi corre lo sa: il running è molto più che macinare chilometri. È imparare a resistere, ad ascoltare il corpo, a rispettare i tempi senza smettere di guardare avanti. È accettare la fatica senza viverla come una sconfitta. Durante le cure, questa mentalità mi ha aiutata a non identificarmi solo con la malattia. Io non ero “la paziente”: ero — e sono — una runner, una donna abituata a stringere i denti e ad andare avanti anche quando le energie sembrano finite. Come in una maratona, ho affrontato il percorso un passo alla volta:

  • senza bruciare le tappe
  • accettando i giorni no
  • sapendo che ogni chilometro, anche il più duro, prima o poi finisce

Le scarpe da running sempre con me

Ovunque andassi, le portavo. In borsa, in auto, nel cuore. Non sempre potevo correre davvero, ma averle con me significava non arrendermi, non perdere il contatto con la persona che ero prima della diagnosi. Quelle scarpe erano una promessa: tornerai a correre. E anche quando il corpo era stanco, provato dalle terapie, la testa continuava a correre avanti, verso il traguardo, verso una nuova normalità.

Attività fisica e tumore al seno: un legame fondamentale

Oggi la scienza lo conferma: l’attività fisica regolare riduce il rischio di recidiva del tumore al seno e migliora la qualità della vita delle donne che affrontano o hanno affrontato la malattia.
La corsa, in particolare, aiuta a:

  • migliorare il sistema immunitario
  • ridurre l’infiammazione
  • regolare gli ormoni
  • abbassare stress e ansia

Correre non significa ignorare la malattia, ma collaborare con il proprio corpo. È dirgli: sono dalla tua parte, camminiamo – o corriamo – insieme.

Correre dopo il cancro: rinascere, non tornare come prima

Non si torna come prima. Si torna più consapevoli, più presenti, più attente ai segnali del corpo.
Ogni corsa oggi ha un sapore diverso: è gratitudine, è presenza, è vita che pulsa. Il mio amore per il running è cresciuto perché mi ha insegnato che la forza non è solo muscoli, ma testa, cuore e costanza.

Corsa Greta Vittori

La corsa come prevenzione e atto d’amore verso sé stesse

Correre è diventato il mio modo di prendermi cura di me. Non per la performance, non per il tempo al chilometro, ma per salute, prevenzione e benessere psicofisico.
È un atto d’amore quotidiano. Un modo per dire al mio corpo: ti vedo, ti ascolto, ti rispetto.

Conclusione: la vita è una maratona, non uno sprint

Il tumore al seno mi ha insegnato che la vita assomiglia terribilmente a una maratona: serve pazienza, strategia e una mente allenata a non mollare anche quando il fiato manca. Io ho corso. Continuo a correre. E continuerò a farlo, con le mie scarpe da running sempre pronte, perché ogni passo è una vittoria, ogni chilometro è una dichiarazione di vita.

 

Greta Vittori Nata a Milano, Laurea in diritto internazionale. Amo viaggiare, leggere, scrivere e l’Inter. Bionda, Runner, PR per caso, il 1° di Novembre 2015 ho corso la mia prima Maratona e l’ho corsa a New York.

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