Paul Elvström. La Half Ton Cup di Trieste 1976

Dal 16 al 28 settembre 1976 nel mare di Trieste è festa grande. Circa settanta le vele si sono date appuntamento per l'Half Ton Cup, tra queste Twins XVI con a bordo Paul Elvström. Regatare con lui? Indimenticabile.
 Gigi Audizio
Paul Elvstrom

La storia comincia quando Beppe Croce convinse Pupa Oberti, moglie del famoso Max, a far costruire in Danimarca il Twins XVI su disegno di Jan Kjaerulff e Paul Elvström (per il piano velico e tutti i controlli su accessi e materiali).
Dopo averla provata in Danimarca, finalmente iniziamo le prime uscite a Genova, allo Y.C.I. Facciamo le regate richieste per la selezione e ci presentiamo a Trieste per il campionato mondiale (quinta classe I.O.R., level class a rating 21.7, n.d.r.).
Dovete sapere che allora i cantieri e i giovani ingegneri erano agguerritissimi e lo Ziggurat di Valliceli o il Balanzone di Sciomachen, il Veronica di Carcano, Harold Cudmore con un disegno di Ron Holland (che fu il vincitore), erano attrezzate con winch per ogni manovra, rotaie, barber e chi più ne abbia più ne metta. Perciò quando il mio caro amico Dani De Grassi vide il nostro Twins, mi disse: “Gigin, quando se che arme’ sta barca?”. Effettivamente non avevamo un gran mezzo sotto il culo, ma avevamo Lui.

Paul Elvstrom e Gigi Audizio
(Gigi Audizio e Paul Elvstrom su Twins XVI a Trieste, HalfTon Cup 1976)

Regata di triangolo, poco vento, 6/7 nodi

Equipaggio: Paul Elvström, Gigi Croce, Franco De Denaro, Nello Ottonello ed io.
In partenza Paul chiede all’equipaggio di rimanere sotto coperta e così rimaniamo io e lui a manovrare. Allo start mi trovo faccia a faccia con la boa ed avviso: “abbiamo la boa a 5 centimetri…”; risposta: “enough!”.
Navighiamo con mure destre in testa al gruppo e, dopo 6/8 minuti mi chiede: “can we tack?” …dopo altri due minuti, piccolo scarso di 5 gradi e dico: “may be now”.

Paul da una occhiata e vira.
Passiamo sulla prua di tutte le barche e sono certo che, per riverenza, qualcuno non ha forzato l’incrocio.
Una volta sopravvento, piccolo scarso di 5 gradi, ci mettiamo mure a dritta e mi dice: “now we are safe”. Mi ha dato per un attimo il timone ed ha parlato all’equipaggio, sotto coperta, dicendo: “non crediate che non siete importanti e mi rincresce che non abbiate visto la partenza“.
Rimanemmo primi per tutta la regata e devo dire che non abbiamo perso un metro: l’ordine di togliere lo spinnaker lo dava quando la prua era già sulla boa e Nello, con quattro bracciate, lo ammainava.

La lezione di una vita

Ho un po’ di commozione a raccontare quella che fu la più bella lezione di vela della mia vita …ma non ho ancora capito come aveva fatto a sapere che là avrebbe trovato lo scarso che ci ha fatto vincere.
In banchina, a Dani gli dissi: “il resto dell’attrezzatura la monto a Genova, qui a Trieste basta questa”.
Credo che in classifica finimmo sesti, nelle lunghe non andammo bene, ma non importa . . .
Grazie Paul.
La vela …non è bella?

———-

L’articolo è stato pubblicato per la prima volta sul numero 86/2019 del Notiziario del Centro Studi Tradizioni Nautiche della Lega Navale Italiana

Gigi Audizio

ARTICOLI CORRELATI

Il mio sogno leggero

Sono sempre stato affascinato dal volo degli uccelli, dal loro volteggiare in aria, dalla loro libertà nel muoversi tra cielo

Leggi tutto »

[nl4wp_form id=”3113″]