Sì, lo so. Una giornata particolare è il titolo di uno dei capolavori più intensi del cinema italiano, un dono che Ettore Scola ha consegnato alla memoria di tutti noi, un film in cui Sophia Loren e Marcello Mastroianni sembrano sfiorare il cielo con la loro arte. Ma come chiamare, se non così, una storia che pare uscita dalla sceneggiatura di un film e che, invece, la vita – la mia vita – ha voluto scrivere davvero?
Ogni storia, per essere compresa fino in fondo, deve però essere raccontata dal principio.
Scherzo o non scherzo?
Quando sul cellulare è comparsa la chiamata di uno dei tanti “numeri sconosciuti”, la tentazione comune e istintiva di lasciarla cadere nel vuoto stava per avere il sopravvento. Poi, però, ha prevalso altro. Ho pensato che, certo, poteva essere l’ennesima chiamata di un call center, ma che in fondo dall’altra parte c’era pur sempre una persona che tentava di fare il suo lavoro con dignità. Così ho risposto, come faccio sempre.
“Signor Panzini, buongiorno. Sono il Vicepresidente della Lega Nazionale Dilettanti del Lazio. Abbiamo cercato il suo numero e, dopo qualche passaggio, lo abbiamo trovato presso la società per la quale è tesserato: il Real Tuscolano. La chiamo per dirle che, da più parti della Regione, ci sono giunte notizie e parole di sincero apprezzamento per il suo impegno come dirigente sportivo: per la correttezza, la generosità e quella disponibilità discreta con cui svolge il suo compito, mettendosi ogni volta al servizio della società e delle squadre ospitate al Moscarelli. Anche dal settore arbitrale arrivano continui riconoscimenti per la sua collaborazione; ci hanno perfino raccontato che le hanno regalato le divise arbitrali di Serie A!”
Ho ascoltato pensando per un attimo a uno scherzo telefonico, ma nella mia titubanza tra il credere e il non credere, si sono infilate altre parole.
“Tutto questo per dirle che è nostra intenzione premiarla, conferendole la qualifica di Benemerito del Calcio Italiano.”
Poteva essere lo scherzo di uno dei miei ragazzi e invece no: era tutto vero.

Abbazia di Farfa, 23 giugno
La vita, a volte, si diverte a bussare proprio quando meno ce lo aspettiamo ed è così che il 23 giugno quella telefonata ha trovato compimento nella cerimonia che mi aveva annunciato. Tutto si è svolto nella splendida cornice dell’Abbazia di Farfa, luogo carico di storia e di silenzio, che io — con grande colpa— non conoscevo ancora.
Dopo le presentazioni e un breve discorso di benvenuto del Vicepresidente, ha preso avvio la cerimonia vera e propria e io sono stato il secondo dei premiati: una medaglia personalizzata, una pergamena, la foto sul giornalino e quella di rito hanno accompagnato un momento che non dimenticherò facilmente. Attorno a me, tanti applausi sinceri, calorosi, riconoscenti.
Pensate: i dirigenti premiati siamo stati soltanto cinque. C’erano presidenti di società, segretari, responsabili e molte altre figure importanti; ma dirigenti sportivi, soltanto cinque.
Terminata la parte ufficiale, abbiamo partecipato a una visita guidata, davvero pregevole, all’interno di un’Abbazia che affonda le sue radici nei tempi di Carlo Magno e che, nella storia, ha avuto un peso straordinario. Ogni pietra sembrava custodire una memoria, ogni passaggio restituiva il respiro lento dei secoli. Una visita che consiglio veramente a tutti.
In Italia, si sa — e meno male — che “tutti i salmi finiscono in gloria”. E così anche questa giornata particolare non poteva che chiudersi attorno a una tavola: antipasto, amatriciana, arrosto misto, dolce, caffè e amaro, tutto cucinato e servito con cura in un cortile medievale, protetto dall’ombra generosa di piante secolari. Sembrava quasi che anche quel luogo volesse partecipare alla festa, offrendo bellezza, quiete e gratitudine.

Un turbinio di sentimenti
Orgoglioso? Sì. Commosso? Profondamente. Grato? Più di quanto le parole riescano a contenere. Forse non meritavo tanto…o forse sì. Perché lì, davanti a me, c’erano alcuni dei miei tanti ragazzi: qualcuno, ormai, porta già qualche capello bianco, ma nei loro occhi ho ritrovato la stessa luce di un tempo, la stessa gioia limpida e sincera di chi rivede non solo una persona, ma un pezzo della propria storia. E allora, al di là dello splendido riconoscimento ricevuto, permettetemi di dirlo: ho vinto.
Adesso ditemi voi se questa non è stata, davvero, una giornata particolare.