Per cinque anni (1962, 1966, 1971, 1972 e 1973) il campionato italiano di basket ha visto una partita secca – lo spareggio – decidere il vincitore. Tutto in 40 minuti e sempre tra le due rivali storiche, Milano e Varese, con due sponsor – Simmenthal e Ignis – che tantissimo hanno dato e ricevuto dalla palla a spicchi.
Questo il racconto della finale di Roma, il terzo spareggio, stagione agonistica 1970-‘71
Perché il terzo?
Il motivo è semplice, il 3 aprile 1971 ero uno dei 13.312 spettatori paganti al Palazzo dello Sport di Roma, sede designata per la partita delle partite e già teatro delle finali olimpiche di basket e boxe, e dello spareggio di cinque anni prima ad appannaggio di Varese. Caccia fortunata al biglietto, mentre per il resto degli appassionati c’è la differita RAI, tempi lontani quando non era difficile arrivarci senza conoscere il risultato.

L’antefatto ha un protagonista inatteso
Il traffico di Roma rallenta il pullman dei milanesi della Simmenthal che impiegano molto più del previsto per percorrere la decina di chilometri che ci sono dall’Hilton di Monte Mario all’EUR. Nei due giorni precedenti il tragitto aveva richiesto un’ora scarsa, stavolta c’è una paralisi che non si spiega, non può essere solo la febbre della partita. Non c’erano ancora i telefonini, non c’erano le scorte con le sirene spiegate. Il nervosismo non resta a bordo, i giocatori si devono cambiare in fretta e rinunciare a gran parte della routine del riscaldamento. La palla a due si alza con dieci minuti di ritardo, alle 18.40, la direzione di gara è affidata ai migliori arbitri nostrani, Albanesi e Zambelli.

I duellanti
Le due corazzate del basket italiano ci arrivano ciascuno dopo una sola sconfitta stagionale, la trasferta proprio con la rivale diretta. A Varese vince l’Ignis 71-58, a Milano vince la Simmenthal 73-72. C’è comunque una favorita ed è Varese, la partita di venti giorni prima ha detto Milano di un punto, ma è stato verdetto non solo di misura ma contestato. Una molla in più per il quintetto di Aza Nikolić, sempre attento ad escogitare diverse soluzioni di gioco, anche se non ci sono più segreti tra le due regine. Dall’altra parte c’è la guida sicura, suprema di Cesare Rubini che da sempre lavora più sulle motivazioni. Ha chiesto ai suoi ragazzi di dare tutto nell’ultima uscita con la malcapitata Snaidero Udine per mandare un messaggio forte, indiretto ai rivali giallo blu. La squadra ha risposto con 138 punti, è il miglior attacco che affronta la miglior difesa del campionato.
La partita e il messicano volante
Il catino del Palazzo dell’EUR è una bolgia infernale, il maggior numero di macchine e pullman – paradossalmente più puntuali – ha scaricato qualche migliaio di tifosi varesini, ai milanesi resta uno spicchio sostanzioso ma minoritario. Lo spettacolo è meraviglioso, forse il picco più alto della nostra pallacanestro, atmosfera da brividi non solo per un quattordicenne. L’avvio di Varese è portentoso, Milano sembra davvero rimasta impantanata nell’ingorgo romano. Iellini e Giomo, scarpette rosse e teste pensanti, sono soffocati dal pressing. Manuel Raga è lo spauracchio atteso, Giomo non lo tiene, nemmeno Brumatti, l’ultima mossa è dirottare Arturo l’americano (Kenney il biondo) sulle sue tracce. Funziona, ma sono passati dodici minuti ed il messicano che cammina sull’acqua ha già diciassette punti a referto. Il dogma di Rubini è marcare a uomo sempre e dovunque, Gamba è il vice, ancora giovane per indicare la via alternativa della zona. Nikolić, dopo la partenza sprint, chiede a Meneghin di fare il lavoro sporco sotto le plance, ai play di ripulire la manovra cercando il movimento di Flaborea e Raga che poi loro sanno. Raga dal vivo è immagine che non si dimentica, lui stacca da terra e resta sospeso quel secondo in più dell’avversario che ha di fronte. Ha la sua mattonella, il tiro da tre arriverà più di dieci anni dopo, dicono che da fermo salta ben più di 1 metro e dieci, poteva essere il primo giocatore di una lega straniera a giocare in NBA, non accade per disaccordo sul riscatto del contratto, buon per Varese dove gioca il suo basket migliore.
Varese Capitale
Gli altri non sono da meno. Bravo Paolo Vittori che sa far tutto, mentre Cerioni e Bariviera non riescono a spaccare la partita come nelle loro corde. Al minuto 16 è +20 (37-17), all’intervallo 39-21. La seconda frazione è il monte Bianco che Milano prova a scalare a mani nude, la reazione c’è, il quinto fallo del pivot Meneghin riapre uno spiraglio, sono cinque minuti di arrembaggio, Varese contiene e quasi mai sbanda, Rusconi e Ossola soffrono in regia, ma non la buttano via mai, Raga resta fuori a lungo dopo il quarto fallo, Milano arriva a meno 7 e manca un minuto. In doppia cifra, alla fine, sono in sei: Raga 18, superbo Ottorino Flaborea non solo ganci cielo con 16 e Vittori 11 per Varese; Brumatti arresto e tiro con 16, Masini e Kenney 12 per Milano.

Quinto scudetto
Saranno otto i punti di margine alla fine (65-57), l’Ignis Varese di Nikolic è al quinto scudetto, terzo consecutivo. Kenney e Brumatti sono stati gli ultimi ad arrendersi, mentre Varese è superiore nei singoli e nell’interpretazione di squadra, i 16′ sul parquet per Polzot (4 punti per lui), poco impiegato durante la stagione, dimostrano la serenità e l’attenzione alle energie. C’è una finale di Coppa Campioni cinque giorni dopo ad Anversa contro l’Armata Rossa.
L’Europa sottosopra
Contro il pronostico, l’Europa è il riscatto di Milano e non la conferma di Varese. La Simmenthal, quattro giorni dopo Roma, recupera il meno dieci incassato a Leningrado dallo Spartak e, ancora trascinato da Arthur Kenney, idolo, vince la Coppa Coppe (71-52). Varese, a sorpresa, cede di brutto ai sovietici di turno, stavolta il favore del pronostico fa un brutto scherzo. Partita pasticciata, mai controllata, 67-53. Ancora pochi giorni e nuovo ribaltamento di umore, nelle finali di Coppa Italia a Viareggio: Milano fuori con Napoli in semifinale, e Ignis al secondo trofeo nazionale dopo una vittoria tirata con Cantù e larga (+23) con la Fides Napoli.

Grandi stagioni
Cinque spareggi, 3-2 per Varese. Biglietto di tribuna al costo di una cena per dieci. Il basket che rosicchia colonne sulle prime pagine dei quotidiani sportivi e minuti ai servizi del calcio nella Domenica Sportiva condotta da Alfredo Pigna. La voce di Aldo Giordani raccontava…
E comunque io, quel giorno, ero per la Simmenthal.