Roma. Gli anni del Mago

C'è stato tutto in quegli anni. Attesa, euforia, tragedia e disillusione. Le cinque stagioni di Helenio Herrera sulla panchina della Roma non sono solo un periodo calcistico, ma il paradigma completo di tutte le emozioni che circondano la vita di un tifoso
 Stefano Trippetta
Roma Helenio Herrera

Il motivo esatto per andare a riscoprire un  passato della AS Roma che ho vissuto intensamente proprio non mi sovviene, ma il clima di una uggiosa mattinata natalizia mi  fa rimbalzare i pensieri dentro certi ricordi che per noi tifosi sono diventati una sorta di filosofia. Noi che abbiamo vissuto lo Stadio Olimpico, quello senza i seggiolini, la Curva Sud in lungo e in largo, siamo sempre e comunque legati a un passato che solo noi – e sfido chiunque a ricordare nomi, gol, azioni e risultato finale – sappiamo ancora raccontare come se fosse accaduto qualche ora fa. Oggi, dicevo, tra i libri della mia personale collezione giallorossa è uscito fuori niente meno che – leggete senza cadere dalla sedia – Helenio Herrera.

1968 – 1973. Le cinque stagioni del Mago

A quel tempo la scelta di Helenio Herrera suscitò enorme entusiasmo tra noi tifosi, stregati dal sogno di avere sulla panchina finalmente un grande allenatore per fare una grande squadra. Helenio Herrera era una garanzia assoluta in quanto a personalità, esperienza nazionale e internazionale. “È arrivato il momento di vincere lo scudetto!”  era la frase che circolava tra i tifosi che proprio in quel periodo rimpinguarono le casse della società incrementando gli abbonamenti. Milano sarà stata per il Mago la grande piazza, ma Roma sicuramente è stata tutt’altra cosa. L’inter di allora era uno squadrone, la Roma poteva anche diventarlo, così pensavamo noi tifosi…e invece…

Roma tifosi

L’euforia

In quegli anni l’idolo della tifoseria era Giacomo Losi, voluto persino dallo stesso Mago a indossare la maglia nerazzurra.
L’inizio fu scoppiettante con la vittoria della Coppa Italia. Tutti euforici di questa nuova veste della compagine giallorossa che invece, con il passare dei mesi, si rilevò una normale “Rometta”, così definita e dileggiata nell’ambiente del pallone.

La tragedia

Quello che purtroppo ricordo con emozione ancora oggi è la morte di Giuliano Taccola, attaccante di qualità. Il Presidente di allora, Alvaro Marchini puntò addirittura il dito contro l’allenatore, reo di non avere dato retta al parere dei medici insistendo nel volerlo vedere in campo. Nel tempo gli scontri verbali tra il Presidente Marchini e “H.H.” si fecero via via più frequenti fino all’annuncio dell’esonero.

Helenio Herrera

Il ritorno

L’avventura del Mago sulla panchina giallorossa però non si concluse con Marchini. Potremmo dire “presidente nuovo, allenatore vecchio”. Quando Gaetano Anzalone subentrò a Marchini, Herrera tornò sulla panchina giallorossa e, da grande conoscitore di calcio sul campo e sugli spalti, cercò di conquistarsi la simpatia dei tifosi promuovendo la creazione del Centro Coordinamento Roma Club.

La disillusione

Il campionato 1972/73 è l’anno del tracollo e della disillusione della tifoseria romanista. Partita alla grande, prima in classifica dopo poche giornate, la Roma perde il derby capitolino 1-0. Il gol fu siglato da un cero Nanni e ricordo bene come per tutto il secondo tempo la tifoseria subì la cantilena dei tifosi avversari che ripetevano senza alcuna sosta: “S’annamo a divertì, Nanni…Nanni!”. Ad aprile del 1973 la Roma si ritrova a un solo punto dalla retrocessione, Herrera fu esonerato lasciando il posto a Trebiciani, la Roma si salvò grazie alla differenza reti…
E qui mi fermo!

Stefano Trippetta 66 anni, romano. Scrittore non per vocazione ma solo per passione rivolta alla città che fortunatamente mi ha voluto, scelto e cresciuto. Attraverso il filtro di una buona memoria sono riuscito a dividere questa grande madre: da una parte la Roma del cuore, la Lupa, tatuata con orgoglio; dall'altra quella razionale legata a ogni tipo di cambiamento, atteggiamento, costume.

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