Baltimore Jack. La leggenda dell’Appalachian Trail.

La storia di un uomo buono, di un uomo che non si è lasciato scalfire dalle difficoltà della vita e che ha sempre cercato di essere sé stesso. Oltre le leggende, oltre i miti e la paura, c’è solo una profonda libertà.
 Rachele Colasante
Baltimore Jack

Se senti chiamare il tuo nome non voltarti”.
Non cantare o fischiare quando sei nei boschi”.
Non fissare troppo a lungo gli alberi, e non guardare fuori dal finestrino: non è cosa gradita”.
Sono queste le poche, enigmatiche indicazioni che vengono ripetute a chiunque tenti di avvicinarsi all’Appalachian Trail, un sentiero che attraversa quattordici Stati della costa est degli Stati Uniti, serpeggiando per 2.000 miglia tra foreste antiche e montagne che sembrano trattenere il tempo. Attorno a questo percorso si sono stratificate leggende di ogni tipo, storie di folklore tramandate a bassa voce, racconti di escursionisti scomparsi, avvertimenti che oscillano continuamente tra superstizione e realtà. L’Appalachian Trail non è però fatto solo di paura: è anche una terra che custodisce storie umane.  Tra tutte, una continua a vivere nell’immaginario più di tutte. Qui non parleremo dell’Uomo falena, né del misterioso popolo dagli occhi di luna. Questa è la storia di Baltimore Jack.
Una leggenda, sì. Ma la leggenda di un uomo buono.

Appalachian Trail

Seguire l’istinto

Prima della terra e del verde più profondo però c’è stata Brookline, piccola cittadina vicino a Boston, Massachusetts, tipico sobborgo americano. In una delle sue villette, nel 1958 viene al mondo Adam Tarlin, bambino dai capelli scuri e occhi chiari. Occhi che da subito guardano il mondo con grande curiosità e interesse per capire cosa lo circonda. A scuola amerà la storia e la geografia; tutti di lui dicono fosse particolarmente intelligente, poco incline alle regole, ma un bambino amorevole. Da subito però la vita lo mette alla prova: quando ha solo 9 anni, Adam perde la madre. Per rispondere al dolore, il bambino si chiude in sé stesso, ha come punto di riferimento solo suo padre, è lui che cerca di dargli un senso e una direzione. Ma ancora una volta Adam viene messo alla prova: anche il padre viene a mancare. I quattro fratelli a quel punto sono senza rotta, ognuno cerca a modo proprio di andare avanti e di capire come rimettere insieme una vita martoriata. Adam continua a non seguire le regole, ma è brillante. Va a scuola, segue e studia, ma ciò che davvero lo appassiona è camminare nella natura. Allontana i suoi compagni che lo vedono come un personaggio carismatico, preferisce andare da solo nei boschi e camminare, per poi leggere i suoi libri all’ombra degli alberi. È così che elabora la perdita dei genitori; la fa da solo, non ha bisogno di altri.

Iniziare la vita

Dopo la scuola rimane in Massachusetts per il college, dove completa gli studi e si laurea in storia. In quegli anni collabora con il giornale scolastico dove racconta delle sue continue escursioni nella natura; i suoi racconti sono particolari, tanto da essere notati da Alegra Bestford, la direttrice della rivista e collega d’università.
Il rapporto tra i due presto cambia e diventa qualcosa di più che una semplice collaborazione editoriale. Dopo la laurea decidono di sposarsi, hanno anche una figlia, ma qualcosa non funziona: Adam è scostante e quella vita così monotona ai suoi occhi, lo annoia e lo spaventa terribilmente.  Lui vuole essere libero, privo di condizionamenti.

Baltimore Jack

Ricominciare per trovarsi

Alegra non vede altra soluzione che allontanarlo da casa. Adam allora raccoglie le sue poche cose dentro uno zaino e parte. Ha inizio la sua seconda vita.  
Nessuno ancora oggi sa dove abbia passato quegli anni da nomade; alcuni raccontano che girasse nella zona di Boston, passando da un lavoro all’altro. La vita nomade non gli fa però dimenticare gli appuntamenti; non passa un compleanno della figlia senza che lui non riesca a mandarle un regalo con un timbro di una diversa cittadina.
Il suo primo impiego stabile è in una falegnameria del New Hampshire. In quota parte alla sua paga, il proprietario gli propone di trasferirsi in una piccola baracca di legno situata al miglio 1748 dell’Appalachian Trail. I suoi “vicini” di casa sono gli escursionisti che ogni giorno passano per quel cammino, si fermano e gli raccontano le storie del loro viaggio. Ogni volta il suo pensiero non può fare meno di tornare al sogno infranto, quello di quando, anni prima, lui e il padre progettavano di fare insieme quel cammino. 

Il sogno infranto ha lasciato braci sotto la cenere

Giorno dopo giorno, il sogno torna a bruciargli dentro e Adam sente che forse è arrivato il momento.  Ha trent’anni e un senso di inquietudine che da sempre lo accompagna, come un ronzio che non lo fa stare bene.  È il 1995, Adam Tarlin lascia il lavoro e inizia per la prima volta l’Appalachian Trail.  Dopo i primi giorni di cammino Adam sente che qualcosa sta cambiando, o forse sta tornando a posto. Il ronzio che da sempre lo attanaglia si fa più leggero, le montagne e gli alberi gli sussurrano qualcosa, lo fanno stare bene come mai prima. Non è più quel bambino caotico che dopo le lezioni scappava nei boschi, adesso è tutto in ordine.

Rinascita

In quegli anni qualcuno aveva fatto compagnia ai suoi continui cambiamenti: Bruce Springsteen.  La leggenda vuole che una notte in cui Adam non riusciva a dormire, accendendo la radio, si trovi ad ascoltare “Hungry Heart” di Bruce Springsteen.  La prima strofa canta “Got a wife and kids in Baltimore, Jack i went out for a ride and i never went back, like a river that don’t know where it’s flowing. I took a wrong turn and i just kept going”.
Qualcosa gli vibra dentro. Adam che sente di dover dare inizio alla sua nuova vita. Si battezza da solo, una redenzione da tutto quello che c’era stato prima, verso un futuro nuovo: è nato Baltimore Jack.
Cammina fiero, consapevole che sta facendo ciò per cui è nato, ma a poche miglia dalla fine del percorso, viene messo di nuovo alla prova: durante un passaggio particolarmente complesso, scivola e si sloga la caviglia. Fortunatamente non era da solo in quel momento, le persone con cui era lo soccorrono e lo portano nella cittadina più vicina per le cure. È solo una pausa e non passa molto tempo prima che ritorni sui suoi passi.
Qualche mese e il percorso è concluso. La sua leggenda ha inizio.

Baltimore Jack

Parole veloci

Non solo Baltimore Jack percorre diverse volte quel trail, ma inizia a viverci. Ogni giorno cambia casa, ostello e compagnia. Sono proprio le persone che gli danno la forza di continuare, lui impara da loro, ascolta le loro storie, ma a sua volta diventa guida di quel luogo così poco battuti.
I suoi racconti diventano storie che passano di bocca in bocca. Guide, gestori di rifugi e ostelli, perfino le autorità e i sindaci dei paesi lungo il percorso cominciarono a conoscerlo. Era diventato un vero punto di riferimento. Con l’avvento di internet Adam inizia a scrivere articoli per siti web, forum e blog specializzati, le sue storie raggiungono un pubblico sempre più vasto e il suo nome diventa famoso insieme a quello dell’Appalachian Trail.  Intorno al 2003, dopo anni di lunghe camminate con zaini pesanti, Adam inizia ad avere problemi alle ginocchia ed è costretto a ridurre drasticamente i percorsi giornalieri. Il suo impegno per l’Appalachian Trail non si ferma però: diventa un vero Trail Angel si dedica ad aiutare i trekker offrendo consigli preziosi, accoglienza e persino cucinando per loro negli ostelli. È così che anno dopo anno diventano sempre di più i trekker che iniziano a cercare proprio lui per conoscerlo e scambiare qualche parola.

La vita non aspetta

Le ginocchia, ma anche il cuore. Il tempo non è clemente. La salute di Adam vacilla, ma Baltimore Jack vorrebbe ancora spaccare il mondo. Sempre più spesso il rifugio non sono più il bosco o l’ostello, ma la bottiglia.  La sua vita da camminatore libero si ferma presto, forse proprio dove avrebbe voluto, in un ostello vicino all’Appalachian Trail: è il 4 maggio del 2016, Adam ha solo 57 anni. Da quel giorno però Baltimore Jack non ha mai più smesso di camminare e tra i trekker c’è chi giura di averne sentito la voce sussurrare dietro ai lori passi sull’Appalachian Trail.

Rachele Colasante giornalista pubblicista, laurea in Lettere e master in sostenibilità alla LUISS Business School. Da sempre incuriosita dalle storie, cerca di scrivere la sua al meglio. Ancora non sa dove la condurrà il suo percorso, ma per ora si gode il paesaggio.

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