Anna Kanakis, i motori e le mie quattro vite

La casualità di Miss Italia, la scelta della recitazione, la folgorazione per la scrittura, la passione per le auto d'epoca. Una vita moltiplicata per quattro stagioni intense, alcune caparbiamente volute, tutte caparbiamente difese. Forse è per questo che a me quattro sembra il vero numero perfetto.
Anna Kanakis

È passato qualche anno, ma sembra ieri. 
Le Madonie, i Nebrodi, Agrigento, la mia Sicilia. Bellezza assoluta, tale e tanta da stupire me, siciliana, ogni volta come fosse la prima.
Quella però fu effettivamente una prima volta.
La mia Sicilia, quella volta, faceva eco con il ritmo di una delle mie prime esperienze motoristiche.
Correvo la Targa Florio che, badate bene, non è una corsa e basta. La Targa Florio è un monumento allo spirito dell’isola, tanto i Florio hanno significato per questa terra e tanto questa corsa lo rappresenta.
Io non credo si viva una volta sola, perché a fare il conto quella dei motori è almeno la mia quarta.
Ultima suggestione in ordine di tempo la 1000 Miglia 2022.
Ma andiamo in ordine.

La mia prima vita è stata un caso

Divento Miss Italia nel 1977; a pensarci oggi non so neanche io come sia accaduto. Anche se con la corona, la mia vita rimane quella di un’adolescente alle prese con il liceo classico e con una madre ben attenta ad evitare gli scivoloni che il cinema leggero di allora mi suggeriva.
Mi sposo giovane, 19 anni, e mi trasferisco a Roma. Siamo negli anni ottanta, il matrimonio dura poco, lavoro nella moda, continuo a rifiutare molte proposte.

Nella vita, però, ci sono sempre persone di snodo

Peppuccio Tornatore questo è stato per me. È lui che mi spinge a provare il cinema e alla fine mi convince. Decido di farmi rappresentare da un agente, impossibile muoversi da sola senza sbagliare.
Arriva così una parte con Luigi Magni che dirige O’ Re e dove recito con Giancarlo Giannini e Ornella Muti. A seguire, in quella relazione misteriosa che lega fatti e persone, recito ne L’Avaro di Moliere, diretto da Tonino Cervi con la maschera straordinaria di Alberto Sordi, e poi nella fiction Michelangelo per Rai Uno.
La mia seconda vita inizia così e cinema e televisione saranno il mio quotidiano per oltre venti anni.
In questi anni mi diverto, mi appassiono alla recitazione e imparo tante cose.
Sono gli anni dell’aerobica e della ginnastica, ma anche quelli in cui per esigenze di scena imparo il flamenco e persino a sparare. Passione questa che mi è rimasta, visto che continuo ad allenarmi sia al tiro al piattello che nel tiro rapido.

Anna Kanakis
(Anna Kanakis)

Passione

Ora che siamo in tema, non lo voglio abbandonare.
Passione spiega tante cose.
Spiega ad esempio quello che è accaduto tra George Sand e il suo ultimo e giovanissimo amante, Alexandre Manceau, una passione durata quindici anni e passata attraverso i tanti e diversi amori della Sand.
Come fai a spiegare questa cosa senza ricorrere all’irrazionale della passione. E come faccio io a spiegare senza ricorrere alla passione la scelta di prendere carta e penna e di scriverne.
Era il 2010. Tra una fiction e l’altra leggo la biografia di George Sand, incontro questo amore e non lo lascio più. Lui, questo amore travolgente e delicato al tempo stesso, cambia la vita anche a me.
Ne scrivo dando voce ad Alexandre, diventando io lui e il suo amore. Un’esperienza travolgente che cambia la mia vita.
Il mio primo libro Sei così mia quando dormi, edito da Marsilio, nasce così.

A mano libera

La scrittura mi porta ovunque, diventa la mia libertà, la mia passione e mi prende la mano.
L’anno dopo, nel 2011, sempre con Marsilio pubblico L’amante di Goebbels, dove racconto dell’amore assoluto e dannato della giovane attrice cecoslovacca Lidia Baarova per il Ministro della Propaganda del Terzo Reich.

Anna Kanakis
(Anna Kanakis alla 1000 Miglia 2022)

La mia quarta vita

Dettaglio non di poco nella lettura delle mie passioni, nel 2004 mi sposo.
Non è di vita di coppia che parliamo, ma se devo pensare a qualcosa che la rende essenziale, non posso non guardare alle passioni condivise.
Non pensiate che io sia fuori tema; siamo appena entrati nella mia quarta vita, quella dei motori.
Mio marito ama le auto d’epoca, ama viverle e ama, forse soprattutto, dare loro una vita ulteriore.

Capiamoci subito: la macchina d’epoca non è un oggetto

La macchina d’epoca è un testimone, termine da intendere nella sua doppia accezione.
Testimone di vita vissuta, di strade respirate, di sogni raggiunti. Ogni dettaglio in una macchina d’epoca parla e racconta, persino il suono del motore, che poi tanto dettaglio non è. Chiamereste mai dettaglio la voce di una persona? Immagino proprio di no.
Ma è anche testimone proprio come quello che nella staffetta l’atleta in corsa affida alle mani del compagno di squadra per continuare a correre verso il traguardo.
Una macchina d’epoca non è mai interamente ed esclusivamente di una persona. Chi la possiede la cura e la custodisce per il prossimo che temporaneamente, fosse anche per tutta la sua vita, la possederà prendendola in prestito non dal passato, ma dal futuro.
Per me e per mio marito le macchine d’epoca sono vita di corse e di raduni.

La Porsche 356 Pre A e la 1000 Miglia del 2016

Bellissima la prima, una Porsche 356 Pre A con cui abbiamo corso un Trofeo Nuvolari, una Targa Florio e la 1000 Miglia del 2016.
Una macchina recuperata dall’oblio, comperata in Florida, portata in Italia e fatta rinascere dalle mani di un artigiano bresciano del restauro, purtroppo passato avanti in questi due anni che ci hanno strappato tanta gente.
La nostra passione per le auto d’epoca si esprime nelle gare di regolarità, quando l’irrazionale emotivo trova invece misteriosamente la strada dell’esercizio, del meccanismo e del tempo misurato.
E anche dell’imprevisto, come accadde proprio alla 1000 Miglia del 2016, quando la nostra macchina si ruppe a poca distanza dal traguardo e noi due, io e mio marito, siamo scesi e abbiamo iniziato a spingere perché quel traguardo doveva essere nostro. Di noi tre, perché la macchina aveva il nostro stesso respiro.
Quando siamo arrivati è stata festa grande per noi, ma anche per tutti quelli che ci incitavano.
Credo che mai un fuori classifica sia stato più bello.

1000 Miglia
(Anna Kanakis alla 1000 Miglia 2022)

La Jaguar XK120e la 1000 Miglia del 2022

Bellissima la seconda macchina.
Un regalo, il mio, all’uomo che mi ha portato dentro la passione dei motori, mio marito appunto.
Cercata a lungo e comperata in piena pandemia in quel crogiuolo di cultura motoristica che è il bresciano, la Jaguar XK120 del 1952 è bella da levare il fiato.
Fascino delle macchine scoperte, eleganza inglese che quando ci sali sembra di respirare una pagina di P.G. Wodehouse, con lei abbiamo corso la 1000 Miglia di quest’anno.
O meglio, abbiamo corso un giorno della 1000 Miglia perché complice la rottura del computerino di gara ci siamo dovuti fermare e ci siamo visti eufemisticamente costretti ad approfittare di un inatteso soggiorno nella bellezza del Garda e di Sirmione.
I programmi però sono bellicosi e a settembre ci vedranno nuovamente alla Targa Florio.
Una coincidenza quasi astrale di passioni, visto che il 23 settembre uscirà il mio terzo romanzo.

Numeri e destino

Ma forse è solo l’incontro elettivo delle due passioni che ispirano questa stagione della mia vita.
La quarta.
Forse il numero perfetto è proprio questo.

 

Anna Kanakis, attrice, scrittrice, co-pilota e navigatore di auto d'epoca

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