Nel numero di settembre 1951 delle riviste americane โYachtingโ e โRudderโ si dร un ampio resoconto della eccezionale avventura occorsa a Ted Sierks, caduto in mare in pieno oceano a 880 miglia dalle Hawai e recuperato dopo trenta ore. Questo dramma, risoltosi a lieto fine grazie al pronto intervento della marina da guerra americana รจ senza dubbio lโavvenimento piรน straordinario di tutte le regate transatlantiche. Per fortuna incidenti del genere sono molto rari; conviene tuttavia analizzarli e trame salutari ammaestramenti.
Le cose, dunque, andarono cosรฌ
Ventisette concorrenti presero parte nel luglio 1951 alla regata biennale Los Angeles-Honolulu, 2.225 miglia attraverso lโOceano Pacifico. Fra essi vi era lโApache, un buon cutter da corsa di 22 metri. Verso le 7,30 del mattino uno dellโequipaggio, Ted Sierks, si appresta ad effettuare una riparazione per cui deve impiegare entrambe le mani; si appoggia con tutto il peso del corpo contro la battagliola in cavo di acciaio, che corre lungo la murata, il cavo cede e Sierks cade in mare. Immediatamente un compagno gli getta un salvagente munito di lampada elettrica automatica e Sierks, dopo aver invano tentato di aggrapparsi alla corda del lock, raggiunge il salvagente e vi si tiene saldamente. LโApache al momento del dramma naviga in poppa con un vento di 20 miglia (forza 5) e mare agitato al giardinetto, ha tutte le vele a riva e fa quasi dieci nodi. Impiega venti minuti per ammainare tutta la velatura, spiombare, avviare il motore e ritornare sulla sua rotta; sono passati 26 minuti, secondo lโorologio di Sierks che รจ a tenuta dโacqua, quando ripassa a 200 metri dal naufrago senza tuttavia scorgerlo. LโApache continua le ricerche, segnala per radio la richiesta di soccorso, ma dร un punto stimato che risulterร poi errato e che un altro concorrente, lโEvening Star rettifica successivamente. Questo punto si rivelerร in seguito esatto.
Soccorsi in mare
Un apparecchio del servizio di salvataggio aeronavale partito da Pearl Harbour 900 miglia lontano, arriva in serata sul punto indicato, trova lโApache e lancia una boa luminosa in prossimitร , ma non riesce ad individuare il naufrago. Un trasporto americano in rotta verso Pearl Harbour รจ fortunatamente nelle vicinanze, ha intercettato i messaggi e distacca subito cinque motovedette della sua scorta, che si portano sul luogo prima di notte e iniziano una sistematica perlustrazione. Sierks puรฒ vedere la luce della boa, i proiettori delle vedette e riprende a sperare. Ma lโaereo passa a due miglia da lui, le vedette sfilano a 200 metri senza avvistarlo nel buio, perchรฉ la lampada elettrica del salvagente si รจ spenta poco prima; a causa di una perdita nella guarnizione la batteria si era esaurita. Tuttavia, la vicinanza delle motovedette sostiene il morale del naufrago, che si tiene saldo al salvagente, non senza difendersi dai pescecani e da miriadi di meduse. Finalmente il giorno seguente, alle 12,40, Sierks viene scorto e salvato dalla vedetta Munro, quando le ricerche stavano per essere abbandonate, dopo aver passato trenta ore in acqua.

Cosa imparare
Ecco ora le osservazioni e gli insegnamenti che il Bollettino dello Yacht Club di Francia trae da questa avventura nel darne un diffuso resoconto.
Punto uno
Sierks non sarebbe caduto in mare se il cavo della battagliola fosse stato tenuto con cura; i fili di acciaio arrugginiscono spesso nelle impiombature ed รจ avvenuto cosรฌ che un arridatoio ha ceduto sotto lo sforzo e se per prudenza, dovendo lavorare a due mani, si fosse agganciato allโalbero mediante la cintura di sicurezza.
Punto due
Sierks avrebbe potuto essere salvato quasi subito dallโApache se il cutter fosse tornato prima sul luogo, nonostante le infelicissime condizioni in cui si trovava (questo conferma la necessitร di sapere sempre quale manovra fare per il caso di un uomo in mare e di allenarvisi; dimostra inoltre l’opportunitร di tenere sempre il motore in ordine di marcia) e se il salvagente che fu gettato prontamente (ed era la prima cosa da fare) fosse stato munito anche di un dispositivo fumogeno per richiamare lโattenzione di giorno.

Punto tre
Sierks probabilmente non sarebbe stato salvato se la posizione data (errata in latitudine di circa 80 miglia) non fosse stata subito rettificata. Visto che non gli riusciva di ritrovare il naufrago, lโApache diede lโallarme via radio e in ciรฒ fece bene senza dubbio; pure i cercatori avrebbero perlustrato invano, tratti in inganno dalla segnalazione imprecisa.
Punto quattro
Sierks avrebbe potuto essere salvato prima, nella notte del primo giorno se un colorante diffuso in mare avesse potuto attirare lโattenzione dellโaereo; si puรฒ fare in modo che un tale colorante si spanda automaticamente dallo stesso salvagente; se l’illuminazione avesse funzionato regolarmente, richiamando lโattenzione dellโaereo e delle vedette. Occorre quindi verificare periodicamente il funzionamento dellโapparecchio di illuminazione prescritto dal regolamento per le regate dโalto mare.
Morale
Per concludere, bisogna fare tanto di cappello alla prontezza del servizio di assistenza aeronavale e alla marina da guerra degli U.S.A. Certo si avrร di rado la ventura di trovarsi in vicinanza di navi da guerra pronte ad intervenire come lo furono le cinque motovedette, ma conviene assicurarsi una possibilitร del genere nel destinare uno o piรน battelli di scorta per una regata d’alto mare. Malgrado la dispersione dei concorrenti, inevitabile in simili casi, potranno essi intervenire utilmente al salvataggio di un uomo in mare se lo yacht interessato o qualcuno dei suoi vicini potrร loro segnalare il punto da raggiungere. A meno che per fortunata combinazione la scorta non si trovi immediatamente vicina. Si nota in questa straordinaria avventura un alternarsi di cose giuste e di cose errate, di buona e di mala sorte, il bene che rimedia al male e finalmente prevale. Conviene concludere col rendere omaggio alla formidabile energia di Sierks, una energia veramente allโaltezza di quelle fortunose vicende che nel suo racconto egli si compiace di chiamare โun succedersi di miracoli, con la protezione del buon Dio, per tirarmi in quaโ.
———-ย
L’articolo รจ pubblicato per gentile concessione della Rivista del Mare