Pelè, San Siro e la gabbia di Herrera

Ci sono notti in cui anche un mito vacilla. A San Siro, contro l’Inter di Herrera, Pelé non fu soltanto il re del pallone: fu un uomo braccato, provocato, spinto oltre il limite. E proprio lì, nella rabbia, la leggenda mostrò il suo volto più umano
 Filippo De Fazio
Pelé

Nell’immaginario collettivo Edson Arantes do Nascimento, universalmente conosciuto come Pelé, è stato un giocatore leggendario, dalla classe inarrivabile e da numeri impressionanti. Lo si ricorda come un atleta completo, generoso e disciplinato. Non si ricorda una sua protesta, una sua contestazione, neppure un gossip che ne abbia messo in ombra la rifulgente immagine. Eppure, se è vero che anche i ricchi piangono, si può dire che anche i fuoriclasse, prima o poi, sbrocchino.

La notte milanese del 1963

A Pelé capitò una sola volta, per quel che se ne sa: a Milano, nel giugno del 1963, in occasione di una gara amichevole, guarda un po’, disputata contro l’Inter di Helenio Herrera. Il campione brasiliano quella sera perse seriamente le staffe, al punto di passare alle vie di fatto. Questa foto ne è una lampante testimonianza: un Pelé alterato dall’ira si scaglia contro Bruno Bolchi, all’epoca granitico difensore centrale, reo di avergli riservato un trattamento molto speciale, per così dire. Poco pallone, molta caviglia, per farla corta. Nella foto sotto, Bolchi sdraiato a terra, prono sul prato, lascia supporre che il proposito della “Perla Nera” abbia avuto l’esito da lui sperato, mentre Cinesinho insegue il carioca determinato a rendergli pan per focaccia. All’Inter rimase la soddisfazione di aver battuto il Santos per 2-0 in una partita intensa, fisica, e con più di un momento in cui le buone maniere erano restate negli spogliatoi.

La gabbia di Herrera

La squadra di Herrera era partita subito forte e determinata a non regalare a Pelé una giornata comoda. Marcato stretto, gli fu impedito di cercare il fraseggio con i suoi compagni, aggredendolo in due o tre uomini ogni qualvolta ricevesse palla. Il brasiliano, però, fece comunque il brasiliano: anche asfissiato dai raddoppi interisti, tirò fuori un paio di giocate di quelle che ti fanno chiedere se abbia senso continuare a giocare contro un marziano.

Dal calcio al caos

Intorno al 45° minuto della partita, arrivò il momento “caldo”: un ennesimo intervento duro di Bolchi su Pelé colmò la misura della pazienza del fuoriclasse brasiliano. In pochi secondi si passò dal calcio al caos, con giocatori coinvolti in una specie di discussione collettiva con contorno di spintoni, sotto lo sguardo del signor Buchelin, arbitro elvetico, incapace di ricomporre l’invereconda gazzarra.

La ripresa e il controllo nerazzurro

Nella ripresa l’Inter sbollentò gli spiriti rallentando il ritmo di gioco e affidandosi alle sue classiche ripartenze, un marchio d’autore del Mago Herrera. Il Santos, invece, esacerbato dal trattamento ricevuto durante il primo tempo, non riuscì a darsi la lucidità necessaria a prendere in mano le redini del match. I brasiliani mostrarono pure la loro qualità tecnica, ma faticarono parecchio a imporre il loro gioco contro una difesa che, diciamolo, non stava lì a fare complimenti.

Le polemiche del dopo partita

A fine gara, sui giornali e nei commenti, si parlò soprattutto della “gabbia” costruita attorno a Pelé, ma non mancarono le polemiche sugli interventi giudicati al limite, evocando la solita contrapposizione tra il calcio europeo e quello sudamericano, molto in voga all’epoca: ruvido e rinunciatario il primo, tecnico e propositivo il secondo.

Formazioni

Inter: Bugatti (Sarti), Burgnich, Facchetti, Masiero, Guarneri, Bolchi (Tagnin), Jair, Di Giacomo, Au. Milani, Cinesinho, Corso (Bicicli). Allenatore: H. Herrera.
Santos: Silas, Mauro, Gerardino, Lima, Dalmo, Calvet (Pagao), Dorval, Mengalvio, Coutinho (Nene), Pelé, Pepe
Arbitro: Buchelin (Svizzera)

Note

Spettatori 90.000 circa, di cui 65.000 paganti, per un incasso di cento milioni.
In questa gara giocarono il neoacquisto Sarti e, in prova, Cinesinho.

 

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Il Contropiedista

 

 

 

 

Filippo De Fazio nato a Bari nel 1966, vive in provincia di Pavia. Grande appassionato di sport segue e racconta le vicende del calcio italiano, attuali e passate. Coltiva interessi per la musica, la lettura, l’Aikido, l'arte e la buona cucina. Collabora con più testate giornalistiche e, nel luglio 2023, ha pubblicato il suo primo libro, “Un anno in Nerazzurro”, dedicato alla sua squadra del cuore.

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