Cristian Bucchi, il cavallino e il sogno amaranto di Arezzo

Diciannove anni di attesa, una città in festa e un allenatore capace di trasformare dolore e riscatto in un’impresa: Arezzo ritrova la Serie B nel segno di Bucchi, del cavallino amaranto e di una favola sportiva piena di emozione.
 Marco Milano
Cristian Bucchi

“Questa è una storia semplice, eppure non è facile raccontarla, come in una favola c’è dolore, e come una favola, è piena di meraviglia e di felicità”. Giosuè Orefice è il bambino de “La vita è bella”, il film capolavoro, Premio Oscar di Roberto Benigni che in quella straordinaria pellicola è, invece, Guido Orefice, il papà eroe del piccolo Giosuè. A fare da scenario, fondamentalmente è stata la città di Arezzo, tanto che ancora oggi a distanza di quasi trent’anni, (era il 1997) tutti coloro che vanno nella cittadina toscana, non rinunciano ad effettuare “l’itinerario cinematografico”. Una passeggiata, un percorso lungo i luoghi, le “cartoline”, i monumenti, i siti culturali che hanno immortalato per sempre nel film di Roberto Benigni una magia, un mix incredibile di emozioni, di dolci sorrisi e lacrime amare. Arezzo, cittadina toscana di poco meno di centomila abitanti, capoluogo di provincia della Toscana orientale, ha origini antiche, etrusche, e fu sede della più antica università della Toscana, una delle prime in Europa. Arezzo è anche una squadra di calcio, dai colori amaranto, che ha regalato una gioia ai tifosi attesa diciannove anni. Un figlio che nasce, cresce, festeggia la maggiore età, l’ingresso nella società, questi i tempi, lunghi, anche troppo, che hanno trascorso gli aretini, ma anche tutti coloro che nella terra del Granducato, o nel resto dello Stivale, o sparsi per il mondo come italiani all’estero o simpatizzanti per la compagine toscana, tengono all’Arezzo calcio, prima di poter esultare al ritorno nella serie B.

Il sogno di Arezzo porta la firma di Cavalier Cristian Bucchi

A regalare un sogno è stato Cristian Bucchi, allenatore dell’Arezzo promosso nella categoria cadetta che tra poco si appresta ad avere inizio. Bucchi, attaccante con il fiuto del gol, tecnico che si è fatto le ossa e fatto apprezzare tra serie B e C, mentre non ha avuto molta soddisfazione dall’unica (per ora) esperienza in serie A, con il Sassuolo (campionato 2017/18) finita presto, con un tabellino negativo ed un esonero. Forse con più tempo a disposizione sarebbe andata diversamente, chissà. Ma Bucchi gol, come veniva invocato a gran voce dai tifosi quando era attaccante inesorabile che faceva reti a grappoli, non si abbatte, va avanti, prosegue la carriera e il 4 febbraio 2025 firma un contratto con l’Arezzo per subentrare al collega Troise sulla panchina toscana. Play-off promozione conclusi senza successo, e poi la nuova stagione, sempre come tecnico dell’Arezzo, questa volta dall’inizio, e il tempo è galantuomo, Bucchi conquista la promozione in serie B vincendo il campionato. E come Giosuè Orefice interpretato da Giorgio Cantarini, figlio del Guido alias Roberto Benigni, che racconta come le favole siano felicità e dolore anche il mister dell’Arezzo non è stato immune dalla “regola di Giosuè”.

Arezzo calcio

Il dolore che cambia la vita

Anno 2003. Cristian Bucchi è uno dei riferimenti dell’attacco del Cagliari. La squadra sarda è impegnata in trasferta contro il Genoa, il match, il viaggio di ritorno, l’ingresso in casa, la scena di quelle che ti lasciano attoniti, impietriti, di quelle che fai fatica a cancellare per sempre dalla mente e dagli occhi. Valentina, la moglie di Cristian e la mamma della loro piccola Emily, senza vita, fulminata da un infarto che ti spacca il cuore. A lei, ma anche alla figlia che la guarda inconsapevole, e a lui, Cristian Bucchi, che si trova dinanzi ad una situazione del genere. La vita che cambia in un attimo, i sensi di colpa che non riesci a spazzare via, chiedendosi se non fosse andato in trasferta con la squadra, cosa sarebbe accaduto, nonostante fondamentalmente la morte fosse arrivata spietata e immediata. E poi un angelo da poco arrivato nella loro vita, Emily, solo diciotto mesi e da quel momento senza la madre ma solo un papà calciatore.

La forza di rialzarsi

Attaccante in campo non poteva non esserlo anche nella vita, e allora palla in avanti e pedalare, senza paura, coraggio e forza, soprattutto per Emily dalla quale non si separa mai. Una tata, organizzazione, e la signorina Bucchi è sempre con il papà, anche quando va in ritiro, in trasferta, sempre con papà. Uno forte, uno che non ha mollato, nemmeno quando qualche anno prima arrivò un’ingiusta squalifica per tracce di nandrolone agli esami antidoping. Un farmaco che si utilizza per scopi terapeutici di supporto, ma solo con prescrizioni mediche e in quegli anni non solo Bucchi ne divenne vittima innocente. La squalifica di sedici mesi poi diventa otto, di fatto uno stop breve ma, comunque, occorre rialzarsi, reagire e tornare forti più di prima a testa alta. E Cristian Bucchi quando si metteva in testa una cosa ci riusciva sempre. Come quando dai dilettanti raggiunse la serie A in un solo anno, catapultato da Luciano Gaucci nel Perugia in massima divisione. Come quando da calciatore trovava il tempo di studiare all’università. Come quando giocava nel Napoli e una sera vide in televisione Roberta, rimase folgorato e decise che doveva conoscerla. Non si è mai più separato da lei, è la madre dei suoi figli Nicolò e Mathias. La loro sorella Emily vive a Dubai e oggi lavora come assistente di volo per la compagnia Emirates.

Cristian Bucchi

Il capolavoro amaranto

Anche voi da grandi avrete due belle gambe così. Ma non una, due. Due belle gambe. Se vi si rompe questa, c’è quest’altra, se vi si rompe questa c’è quest’altra, se vi rompono tutte due… e vabbé quello è proprio un colpo sfortunato”. Guido Orefice-Roberto Benigni nelle scene girate in un’affascinante Arezzo, ne “La vita è bella” è stato anche inguaribile portatore di ottimismo e filosofia positiva. Come Cristian Bucchi, che molti anni dopo quel film, quasi trenta, ma nella stessa città, è stato regista, di un altro capolavoro. Seduto sulla panchina come sulla sedia del regista per impartire indicazioni di un’opera perfetta, l’Arezzo che torna in serie B. La promozione è giunta all’ultima curva, ultima giornata di campionato, Arezzo e Ascoli appaiate a pari punti, presente e passato di mister Bucchi che sulla panchina marchigiana c’era stato nella sua precedente esperienza da allenatore, oltre ad averne vestito la maglia in due diverse occasioni come calciatore. La sua squadra è attesa tra le mura amiche dalla decisiva partita contro la Torres, altra compagine nel curriculum di Cristian Bucchi, che da coach la portò in salvo nel 2015. Match teso all’inizio ma, poi, l’Arezzo passa in vantaggio, pochi minuti e arriva il pareggio sardo, altrettanti minuti e la squadra toscana riprende il primato della sfida, intanto l’Ascoli che deve vincere e sperare che l’Arezzo non vada oltre il pareggio, va sotto nella trasferta di Campobasso. La serie B ad un passo, il gol del 3-1 dell’Arezzo quando è già trascorso il novantesimo minuto è il suggello ad un capolavoro.

Grandi emozioni come la Giostra del Saracino di Arezzo

Una grande festa amaranto in campo, il meritato successo, l’Arezzo con Cristian Bucchi raggiunge la serie B. Diciannove anni dopo, contro la Torres e superando l’Ascoli, due squadre che sono state “frequentate” dall’artefice della promozione, l’Arezzo è in serie B. Presente contro passato, storie che si intrecciano, come una giostra, si sale e si scende, si va a destra e a sinistra. Come la Giostra del Saracino che si corre ad Arezzo nella Piazza Grande il terzo sabato di giugno in notturna e che quest’anno si è disputata dopo la felicità della festa della promozione, “come una favola, piena di meraviglia e di felicità”. Intanto la nuova stagione dell’Arezzo è già partita, e con il botto. Amichevole di lusso con il Napoli, vicecampione d’Italia, tutto pronto, stadio Diego Armando Maradona per la prima uscita di luglio 2026 dell’amata squadra partenopea nella propria città. Ma l’Arezzo di mister Cristian Bucchi non ci sta. Non è mai stato in serie A, ma vanta una storia interessante.

Cristian Bucchi

Ad Arezzo sulla panchina di Bucchi anche Conte, Sarri e Cosmi

La panchina dell’Arezzo ha avuto allenatori come Antonio Valentin Angelillo, ma anche Antonio Conte, Maurizio Sarri e Serse Cosmi. Ad interessarsi delle sorti societarie c’è stato Francesco Ciccio Graziani, e tra gli altri l’attore Luca Zingaretti, gli ex bomber Abel Balbo e Roberto Muzzi. Perle preziose, aneddoti rari, come le rarità messe in mostra ogni primo fine settimana del mese alla “Fiera Antiquaria di Arezzo”. Un appuntamento con la bellezza dell’antiquariato, del modernariato e del vintage tra scorci medievali e storici palazzi. Storia, ricordi e l’infinita bellezza che il passato porta con sé in quella che è la fiera antiquaria più grande e antica d’Italia. Valori speciali che, come una magia, sono stati vissuti dai tifosi dell’Arezzo che nella sopracitata partita amichevole di luglio ha battuto per tre reti a uno, pochi giorni fa i vicecampioni d’Italia del Napoli. Una giostra di emozioni come quelle che saranno vissute di nuovo, nella seconda Giostra del Saracino, quella della prima domenica di settembre in edizione diurna. Si torneranno a sfidare i quattro quartieri della città, Quartiere di Porta del Foro, Quartiere di Porta Crucifera, Quartiere di Porta Sant’Andrea e il Quartiere di Porta Santo Spirito. Ogni cavaliere corre la lizza in base all’ordine stabilito dall’estrazione delle carriere, un rito che si svolge nella piazza del Comune una settimana prima della Giostra. Il cavaliere porta una lancia con la quale deve colpire il tabellone sostenuto dal buratto, una statua lignea che rappresenta il Saraceno. Il punteggio va da uno a cinque, ogni quartiere corre due volte finché, ricorrendo a volte allo spareggio, un quartiere non predomina sugli altri.

Allo Stadio Città di Arezzo anche Papa Giovanni Paolo II

E, intanto, sarà iniziato il campionato di serie B, con la prima giornata ad Avellino e l’esordio casalingo contro il Palermo, allo stadio “Città di Arezzo” dove venne in visita Papa Giovanni Paolo II. “Da sempre al fianco della città e dei suoi tifosi, la SS Arezzo porta avanti con orgoglio i colori amaranto, tra passione, tradizione e futuro”, recita la presentazione ufficiale. Arezzo, Toscana, dove oltre alle opere di Piero della Francesca, è custodito il Crocifisso di Cimabue nella Basilica di San Domenico. E dove la squadra di calcio è rappresentata nel simbolo da un cavallino. Il cavallo simbolo di valore, animo intrepido, di chi aveva saputo attaccare con successo il campo nemico, come un attaccante, come Cristian Bucchi.   

 

Marco Milano nato con il sogno di diventare giornalista a Capri nel 1976. Giornalista sportivo, iscritto all’Unione Stampa Sportiva Italiana, socio della Società Italiana di Storia dello Sport. Nel pantheon personale Vladimiro Caminiti (“Il calcio non è solo divismo, è resoconto della vita”) e Nick Hornby (“Anche se tutto va male, c’è sempre un campionato che inizia a settembre”). Si sente felice e realizzato da quando scrive per Sportmemory che “racconta storie di sport”.

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