Francesca Jones. La regina che non si arrende

Nella Roma più elegante, Francesca Jones trova il suo trono di terra rossa. Tra dolore, ostinazione e talento, Fran trasforma ogni fragilità in forza e ogni caduta in ripartenza. La sua vittoria al Tiro a Volo non è solo un titolo: è una piccola incoronazione del coraggio.
 Roberto Amorosino
Francesca Jones

La nuova sede del Tiro al Volo convoca un bel pezzo di aristocrazia romana, alcuni vantano blasone e millantano ottima mira, per un confronto con in palio la bellezza di 5.000 lire: è il 28 aprile 1893. La sfida – tra Altieri, Odescalchi, Pignatelli, Torlonia ed altri che la cronaca dell’epoca non registra – segna l’inizio di una storia di un club di una fascinazione unica che ha toccato sinora tre secoli.
Oggi è l’Antico Tiro a Volo di via Eugenio Vajna, incastonato nel quartiere Parioli, dove ancora sembra di poter incontrare il principe Prospero Colonna, presidente circolo della caccia, e Agostino Chigi, presidente Società Caccia alla Volpe, mentre discutono di come la club house debba prendere ad esempio l’architettura inglese di fine Ottocento.

Dal tiro che non c’è più al WTA 125

Inizialmente Lungotevere delle Navi, i mattoncini rossi dell’edificio restano il segno distintivo anche a ridosso di piazzale delle Muse dove oggi il tiro non c’è più, ma la storia si respira ancora. Ricordo il tiro al piccione la domenica mattina prima di andare a pranzo dai nonni, ricordo di aver letto delle prove di fossa olimpica ai Giochi di Roma, ricordo che “al piccione” – disciplina olimpica fino agli anni ’20 – tiravano soprattutto americani ed inglesi e che comunque in Italia c’erano una trentina di campi di tiro fino agli anni ’80. Dall’abbandono il Circolo è risorto proprio una quarantina di anni fa.  800 soci che oggi trovano relax e piscina, calcetto, padel e soprattutto tennis – il fiore all’occhiello. Dal 2005 i quattro campi di terra rossa ospitano il torneo di tennis femminile, per tanti versi unico. Errani, Giorgi, Paolini
Adesso il Circolo fa parte del circuito WTA 125. L’edizione 2026, dal 13 al 19 luglio, ha visto la vittoria di Francesca Jones. Per la britannica, classe 2000, un bel balzo in avanti nel ranking mondiale; ora il rientro tra le prime 100 non è più un miraggio. 113, mentre l’avversaria di finale, la nostra Lucia Bronzetti sale al gradino 120.

Francesca Jones

Francesca, Fran per tutti, è una combattente nata

Ha un’avversaria dall’altra parte della rete, ha i medici contro, ha il suo corpo che spesso non tiene, dovunque si gira trova scetticismo. A Bogotà l’anno scorso, sul 5-3 sotto nel terzo set, ha barcollato, per poi cadere a terra mentre caricava il movimento per servire. Il 40% dei suoi tornei degli ultimi tre anni si sono conclusi per ritiro. Sollecita il fisico, forse al limite, ma non molla. Si allena di più, unica regola, vuole giocare e vuole farlo contro le migliori del mondo.

Gli infortuni hanno un’origine comune

Fran è nata con una condizione genetica rara, EEC, displasia ectodermica ectrodattilia. Fran ha tre dita ed un pollice per ciascuna mano e sette dita dei piedi in totale. Un numero di interventi chirurgici senza fine, accorgimenti di tutti i tipi – racchetta, impugnatura, scarpe. Soprattutto allenamenti continui, ogni giorno di riposo si traduce in crampi, fatica doppia, maggiore propensione all’infortunio al momento della ripresa.

Di una forza mostruosa

 Fran decide che la famosa Sanchez Casal Academy di Barcellona è il centro dove crescere, dedicarsi a tempo pieno ed al meglio al tennis, senza intralci né tentennamenti di un ambiente che non arriva a capire che lei è più forte di tutto. In Spagna, trova nella terra rossa la superficie congeniale al suo gioco che è completo, ma soprattutto top spin pesante di diritto e tanto lavoro da fondo campo. Della tenacia abbiamo già detto.
Roma, quella nobile veramente, in un fine settimana di un luglio bollente, l’ha incoronata regina. Non è un grand slam, ma Fran prende e porta a casa il suo terzo 125. L’Italia, con la vittoria di Palermo 2024, le continua a piacere e lei piace a noi. Oggi è numero quattro inglese, una posizione forse due si possono guadagnare. Ha già giocato i grandi tornei, a Parigi arrivando al secondo turno, vuole tornarci e senza passare per le qualificazioni. Francesca ha tanti obiettivi, anche se il più grande l’ha già centrato.

 Frantastica.

Roberto Amorosino romano di nascita, vive a Washington DC. Ha lavorato presso organismi internazionali nell'area risorse umane. Giornalista freelance, ha collaborato con Il Corriere dello Sport, varie federazioni sportive nazionali e pubblicazioni on line e non. Costantemente alla ricerca di storie di Italia ed italiani, soprattutto se conosciuti poco e male. "Venti di calcio" è la sua opera prima.

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