Ci sono storie che nascono con il botto: d’impatto, corredate da titoli e imprese altisonanti che rimbalzano da giornale a giornale. Altre, invece, cercano di non fare rumore, scevre del desiderio di stupire l’osservatore, spinte piuttosto da una tenacia personale che sembra quasi difficile riuscire a tradurre in parole. La storia di Nicholas David Skelton mostra quell’eleganza tutta british di chi ha ottenuto tanto ma non desidera vantarsi e, men che meno, raccontare quanto sia stato difficile arrivare fino lì in cima.
Una storia di passione
Come gran parte dei giovani rampolli inglesi, Nick si avvicina all’ippica da giovane quando, ancora quattordicenne e con poca pratica, inizia a gareggiare forse più per sanare una passione giovanile per i cavalli che un desiderio di vittoria. In poco tempo i consigli però non mancano ad arrivare: “perché non ti ci impegni seriamente?” continuano a domandargli i genitori, convinti di aver visto una scintilla di vero talento nel figlio. I suoi dubbi sono presto sanati dall’incontro con Ted e Liz Edgar, ex campioni di salto ad ostacoli e padroni di alcuni dei cavalli più belli che Nick abbia mai visto prima. Il patto che stringono è talmente semplice da sembrare finto: dacci una mano al ranch e noi ti insegniamo tutti i trucchi del mestiere.
Le prime gare
Nick, come è giusto che avvenga in tutte le grandi storie, accetta subito. Passano due anni di grandi fatiche ma anche di prime ed importanti soddisfazioni. Nick si allena insieme a Maybe, un puledro “di cui mi potevo fidare” che lo accompagna nei primi tornei regionali, facendolo ben presto salire di livello.
Il suo è uno stile inconfondibile: always with the horse, segue i movimenti del cavallo con precisione chirurgica, mantenendo però compostezza ed eleganza ad ogni salto. La parte più bella? Guardandolo in gara, Nick sembra proprio divertirsi.
Nel 1975, poco prima dei Campionati Europei Junior, purtroppo Maybe si ferisce e il posto in squadra di Nicholas sembra sfumare. Quando apprende la notizia, Nick non vorrebbe piangere, non è questo che gli hanno insegnato a scuola; eppure, la delusione è talmente forte da fargli tremare le spalle. Ha solo diciotto anni ma già si sente spaventato da tutto il potenziale inespresso che finirebbe a portarsi dietro.
Per fortuna arriva in suo aiuto un cavallo dal nome propizio, O.K, che gli permette di prendere parte alla competizione dove, con sorpresa di nessuno, vince il primo premio. Quella prima vittoria sotto il ranch Edgar è come se sbloccasse qualcosa nel giovane Skelton che, da quel momento, decide di dedicarcisi al 100%. Nel 1978 durante l’Olympia Horse Show, Nick ed Everest Lastic, compiono un salto da 2 metri e 3, stabilendo un nuovo record britannico, imbattuto ancora oggi.

Anni di cambiamenti
Nick entra a far parte della squadra nazionale di salto ostacoli, vince numerosi campionati e cambia spesso cavalli, soprattutto quando interrompe la sua collaborazione con la coppia degli Edgar. Con Apollo vince le prime medaglie intercontinentali: argento di squadra e bronzo individuale nel Campionato del Mondo di Aquisgrana nel 1986; nel 1995 vince la finale di Coppa del Mondo a Goteborg con Dollar Girl. Sono anche gli anni delle Olimpiadi: nel 1988 ha il suo battesimo del fuoco a Seoul, rivelandosi una presenza costante ed importante all’interno della squadra inglese.
La grande paura
Nel 2000 tutto però rischia di fermarsi di colpo quando, a Park Gate, gara che ospita i grandi dell’equitazione inglese, Nick viene sbalzato via dalla sella e cade di testa per terra, rimanendo fermo immobile per innumerevoli secondi. L’intero stadio trattiene il fiato fino all’arrivo dei soccorsi ma ben presto la diagnosi è chiara: duplice frattura del collo, con pochissime possibilità di ripresa. Già dopo poche settimane Skelton inizia a chiedere insistentemente di poter tornare in sella ma la gravità della situazione continua a riportarlo al punto di partenza: “è troppo rischioso, un’altra caduta potrebbe rivelarsi fatale”. Fine della storia.
E ora cosa faccio?
Il mondo di Nick rischia di andare a pezzi: cosa rimane di un cavaliere che non può più andare a cavallo? Sembra quasi una questione di vita o di morte per un uomo che non desidera, né sembra in grado d’immaginarsi a fare altro.
Come nelle storie migliori, tutto cambia improvvisamente con l’arrivo di qualcosa d’inaspettato che, in questo caso, assume la forma di un grande cavallo dal manto marrone scuro e dal nome promettente, Big Star. Quella che incomincia è molto probabilmente la più grande collaborazione dell’intera carriera di Skelton. L’inizio è lento e controllato, caratterizzato da pochi salti ben distesi, attenti al feeling tra il cavalliere e il cavallo, fino a quando l’affiatamento è talmente forte che Nick spesso si lascia andare ad un solo commento: Big Star è talmente bravo che potrebbe saltare una montagna! O anche meglio, farmi vincere le Olimpiadi.

Obiettivo Olimpiadi
Quello, infatti, è l’unico vero cruccio per Nicholas, che continua ad essere tormentato da quella voragine nel suo medagliere; ora che con Big Star tutto sembra procedere per il meglio, anche sperare è un’attività meno fragile. Anche in questo caso, però, il percorso è più lungo del previsto. Devono passare altre due Olimpiadi, Atene e Pechino, prima che arrivi il loro grande momento.
A Londra 2012, Nicholas gioca in casa e riesce, con poca difficoltà, a portare in finale la sua squadra con cui sale per la prima volta sul gradino più alto del podio. In questo caso, però, la sua è una vittoria condivisa dove gli anni di fatica e dolore sono solo un contorno per rendere la loro impresa più interessante agli occhi degli spettatori. Nonostante ciò, una vittoria è sempre una vittoria e le città di Alcester (dove vive) e Bedworth (suo luogo di nascita) decidono di omaggiarlo dipingendo d’oro le cassette delle lettere.
Rio 2016
Passano altri quattro anni quando Skelton e Big Star si qualificano per le Olimpiadi 2016 di Rio. Nick è il più grande fra gli atleti della sua specialità: cinquantasette anni che, per molti versi, si vedono e si sentono. L’emozione è tanta ma sapere di star cavalcando “il miglior cavallo che abbia mai montato” lo rende meno nervoso. La tensione durante il suo turno si può tagliare con un coltello; eppure, Big Star si muove come se la pista, così lontana da casa sua, gli sia estremamente familiare. Bastano poco più di 75 secondi per eliminare qualsiasi dubbio: Big Star e Nick spazzano via la concorrenza e il sorriso mal celato prima di tornare nei box ne è la prova tangibile. He really means business today, è l’unico commento che riceve da casa.

Nella storia
Nick Skelton entra così nella storia delle Olimpiadi, portandosi a casa sia la medaglia d’oro individuale sia il record come atleta inglese più anziano a salire sul podio olimpico dal 1908. Oltre ad una vittoria sportiva, quella di Rio ha principalmente i toni di una vittoria personale, carica di sentimenti che vanno ben oltre il semplice spirito sportivo. Sia lui che Big Star si ritireranno poco dopo, soddisfatti dei risultati ottenuti e contenti di potersi dedicare a lunghe passeggiate insieme nella campagna inglese. Nel 2025 esce un docu-film dedicato alla loro impresa, Big Star, che celebra l’impresa di Rio ma soprattutto la capacità di un uomo di plasmare la propria vita intorno a quello che da sempre è stato principalmente un sogno talmente importante da diventare realtà.