Umberto Saba.Il poeta del calcio

Un amore tardivo - scopre il calcio quasi casualmente quando ha già 50 anni -, ma un amore di quelli che cambiano la vita che rimane. Un amore dinanzi al quale Umberto Saba risponde con l'animo da poeta, intenso, passionale, profondo. Un amore che si salda con l'altro grande amore della sua vita, Trieste. Una storia di calcio e di grande letteratura sulla quale il velo calato dagli anni è un peccato da redimere.
 Roberto Amorosino
Umberto Saba

Umberto Poli e Giuseppe Carimandrei sono Umberto Saba. Il primo è il vero nome, il secondo è uno pseudonimo durato poco. Umberto Saba è il poeta, l’anti novecentista per definizione. Mi ricordo l’attrazione per le sue strofe di calcio sull’antologia alle medie, ma non per la poesia che poco capivo, solo perché c’era il pallone che pensavo fosse solo roba per il campetto sotto casa e le figurine da scambiare. Nasce nel ghetto Umberto, pedinato per il suo sostegno a Oberdan, carattere tormentato e malinconico, senza amici se non i libri di Leopardi ed il violino, collaboratore de Il Popolo d’Italia, collaudatore dei materiali per i primi aerei della grande guerra, con Nietzsche che lo tira ancora più giù e soprattutto, ancora e rifugio, il legame fisico (“impossessato e fuso”) con la sua città: Trieste.

Umberto Saba ha 50 anni nel 1933

Porta avanti la libreria antiquaria con Carlo Cerne che è una benedizione più che un amico, uno con i piedi per terra è l’unico modo per andare avanti in questi tempi incerti, di più nella terra di confine. Solo Carlo può convincere Umberto che andare a vedere la Triestina al suo posto sarà una bella cosa. Lui è impossibilitato per un altro impegno, il biglietto andrebbe perduto e poi, vivaddio, una distrazione di un paio d’ore può far solo bene. Umberto di calcio non sa nulla e nemmeno ne vuole sapere, ma accetta.

Umberto Saba
(Triestina 1929)

È una bella giornata di sole

Lo stadio del Littorio ha appena un anno, si ricorda di aver letto della gran festa il giorno dell’inaugurazione. Quasi ventimila spettatori per Triestina-Napoli 2-2, Amedeo di Savoia duca d’Aosta presidente onorario dei rosso alabardati e il secondo goal partenopeo curiosamente realizzato da un triestino, Valerio GravisiÈ il 15 ottobre e l’avversario è addirittura l’Ambrosiana capolista. È la Triestina di Blason, Colaussi, Rocco. Tra i milanesi ci sono Ceresoli, Allemandi, Serantoni, Levratto e Peppin Meazza. E proprio il Balilla ha l’occasione più ghiotta per sbloccare il punteggio, ma il suo rigore finisce fuori. Nel disappunto di uno zero a zero che non dice molto, Saba trova qualcosa che non sapeva potesse esistere. L’emozione, la passione e tanti altri sentimenti che credeva fossero esclusiva di un fiore, dell’amore, della patria o di un bel libro. Invece c’è tanta bellezza tra campo e tribuna, tra eroi e sconosciuti, corse e calci. Tutto così lontano dalle sue corde, ma si è aperta una porta magica.

Umberto Saba
(Umberto Saba)

Le cinque poesie

La penna di Umberto è pronta a varcare la soglia e lui si affretta per trovare conferma che non sia stato un abbaglio, dettato dall’affetto istintivo per i colori dell’Unione. Va a Padova per una anonima partita infrasettimanale, stesse sensazioni forse più forti, vede la prima rete, vede che non sempre vince il più forte.
Sono cinque le poesie che Umberto Saba dedica al calcio, gioco e protagonisti. “Squadra paesana” per gli alabardati sputati dalla terra natia. “Tre momenti” della prima volta e la porta inviolata. “Tredicesima partita” per l’ode al tifoso al freddo, intirizzito come l’ultimo uomo sul monte. “Fanciulli allo stadio” per esaltare la trasferta che è fede oltre l’ostacolo. “Goal”, infine, sublimazione e sintesi di tutto. 
Le cinque poesie sono ne “Il canzoniere”, l’ampia raccolta di poesia che parte manoscritto con seicento copie stampate nel 1921 e chiude nel 1965 con tre grossi volumi quando il poeta si è già da un po’ sistemato nella tribuna Paradiso, estensione della Furlan lassù, dove l’Unione Triestina 1918 te la puoi vedere tranquillo senza l’ossessione di dover aggiungere altre rime baciate a quelle già affidate all’eternità. 

[Umberto Saba, Trieste 9 marzo 1883 – Gorizia 25 marzo 1957]

 

Roberto Amorosino romano di nascita, vive a Washington DC. Ha lavorato presso organismi internazionali nell'area risorse umane. Giornalista freelance, ha collaborato con Il Corriere dello Sport, varie federazioni sportive nazionali e pubblicazioni on line e non. Costantemente alla ricerca di storie di Italia ed italiani, soprattutto se conosciuti poco e male. "Venti di calcio" è la sua opera prima.

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