Modena e Siracusa. Malinconia in circuito

Modena e Siracusa, città distanti ma parallele, unite da un destino che romba di motori, di uomini e di coraggio. È il 1967 e mentre il Mondo inizia a pensare di poter cambiare, sul circuito di Siracusa il Mondo cambia veramente. Arriva l'ultimo giro, l'unico che non sarebbe mai dovuto arrivare. Dieci anni dopo il Mondo cambia anche a Modena, l'ultimo giro arriva anche lì. E noi romantici ci pensiamo ancora.
COVER SIRACUSA

Tracce di futuro

Tre circuiti negli USA – Miami Vegas Austin -, poi Bahrein, Arabia Saudita, Baku, Qatar, Abu Dhabi. Altri nomi, più familiari, scaldano cuore e motore: Imola, Monaco, Silverstone, Spa, Monza, Zandvoort, Suzuka stessa. Ventiquattro corse in calendario per la prossima Formula 1 (5 marzo-26 novembre 2023), quella del riscatto Ferrari…uno ci spera sempre, anche se ormai ci affidiamo ai grandi numeri.
Per la MotoGP (26 marzo 2023 in avanti) ancora il circuito di Qatar e poi Indonesia, Thailandia, Malesia e più vicino, sempre cuore e chilometri, Jerez, Le Mans, Mugello, Sachsenring, Assen, Misano. Venti tappe e vediamo se qualcuno riesce a togliere il titolo costruttori alla Ducati.
La prendiamo larga e in allegria – dribblando l’imbarazzante, smaccato tifo per le nostre – per rievocare due circuiti nostrani, Modena e Siracusa che non ci sono più.
Un colpo di spugna, quando ci sarebbe stato ancora da dare gas.

CIRCUITO DI MODENA

Circuito di Modena, 21 marzo 1976

La primavera, sempre bella, qualche volta fa malinconia.
Come quel 21 marzo 1976 quando l’Aerautodromo di Modena, adiacente alla via Emilia, ospitò l’ultima corsa.
Eppure era una tappa fissa del calendario motociclistico.
La piccola Indianapolis vedeva tutti i migliori al via, in tutte le cilindrate, prove valevoli per il campionato italiano, ma gli stranieri fanno a gara per esserci. Phil Read and Mike Hailwood solo per dirne due, tanto era il prestigio e la fame di corsa dopo la pausa invernale.

Agostini a Modena

Il re non è solo

L’ultima gara dell’ultimo giorno è la 500cc classe regina. Ed il re risponde presente. Giacomo Agostini, 15 mondiali, 122 gran premi e 14 vittorie proprio a Modena, si prende la scena in sella alla sua MV Agusta. Anzi non più sua, da due anni con la giapponese Yamaha, ma quel giorno – perché la storia e la memoria contano – risale sul bolide di Cascina Costa per vincere alla sua maniera.
Mischiatti nella 50cc., Walter Villa, due volte iridato a fine anno, nella 125 cc. Buscherini nella 350 cc. gli altri vincitori.

Modena tra terra e di cielo

Rivisitato con il parametro dei videogiochi e dei circuiti di oggi, Modena aveva un tracciato diciamo differente…Un anello con la esse a fine rettilineo dei box con la variante che tagliava in due la pista di decollo degli aeroplani.
Il calore della gente, in grado di vedere tutto il percorso da qualsiasi punto, rendeva l’esperienza unica anche per i piloti.

Moto GP Modena

Altri tempi e già

Tempi dei duelli con Pasolini sulla Benelli, di quel giorno che si difende bene un ragazzotto, Lucky, che non è di zona ma sul tetto del mondo ci andrà con la Suzuki. Tempi dei tifosi che si muovono tranquillamente nel paddock, del rumore delle moto una diversa dall’altra. E poi il sogno che resterà tale di un’offerta del Drake per convincere Ago a salire sulle quattro ruote. E qui il cerchio del ricordo si chiude.
Oggi sul tracciato del circuito che non c’è più sorgono i 110 ettari del Parco Enzo Ferrari, sì quello del Modena Park 2017, il concerto dei 225.000 per Vasco.

Circuito di Siracusa

Circuito di Siracusa. 21 maggio 1967

Dieci anni prima era toccato a qualcun altro.
Il 21 maggio 1967, due Ferrari arrivano appaiate sul traguardo del Gran Premio di Siracusa. Alla guida Mike Parkes e Ludovico Scarfiotti. Si sono dati battaglia per 56 giri per l’entusiasmo del pubblico assiepato lungo il circuito.

Due per uno

Straordinario il boato quando le due rosse tagliano il traguardo così, come fossero una sola cosa, per omaggiare Lorenzo Bandini strappato alla vita dall’incidente di Montecarlo una decina di giorni prima.
Lo speaker ricorda che a vincere è la Ferrari “di Lorenzo Bandini“, sul podio la corona di alloro è una e uno è il minuto di silenzio assordante che avvolge la premiazione.
Nella storia della Formula 1 sarà per sempre l’unico arrivo ex aequo, anche se il più rudimentale dei fotofinish avrebbe potuto facilmente individuare chi transita per primo.
Era la numero 28 di Parkes che aveva rinunciato al 18 di Bandini.

Struggente di bellezza e di cuore

Cinque chilometri e mezzo di circuito fra muretti e aranceti su un quadrilatero di larghe strade pubbliche con solo due curve, ma impegnative. Una verso la frazione Floridia, l’altra verso la Canicattini più un tornantino secco, la Madonnina.
Il giorno della malinconia del Gran Premio di Siracusa consapevole, forse no, che quello appena conclusa – con quel finale irripetibile e struggente – sarebbe stato l’ultimo giro di circuito  e l’ultima delle sue sedici edizioni.

Fangio a Siracusa

Motori di Sicilia

Costi, sicurezza, geopolitica, calendario. Tutto andava nella direzione sbagliata. Difficile pensare oggi a un circuito, a un appuntamento fondamentale per il circo dei bolidi di allora, prima gara stagionale seppur non valida per il mondiale, che affianca Palermo con la Targa Florio e Pergusa con il Gran Premio Internazionale facendo così della Sicilia il fulcro dell’automobilismo del secondo dopoguerra.
Scorri l’albo d’oro del circuito di Siracusa e leggi Villoresi, Ascari, Farina, Fangio, Moss, Surtees, Clark. Il nostro Bandini secondo alle spalle di Surtees con la Ferrari 246 un anno prima. Sistemata ad inizio stagione, l’appuntamento perfetto per l’ultimo collaudo e le sempre attese novità.
Qui è il battesimo del motore Ferrari 375 con Ascari alla guida, l’esordio della casa inglese Connaught, poi la Cooper con il motore Maserati, e soprattutto il nuovo e definitivo debutto il 16 marzo 1952 del cavallino sulle fiancate della Ferrari trionfante con Ascari, Taruffi e Farina a riempire il podio.

L’epilogo

Mesto epilogo quel 21 nato sotto una cattiva stella.
La coincidenza con Indianapolis restringe il numero dei partecipanti: dei dodici iscritti, solo otto si presentano alla giornata di prove dove Jo Schlesser danneggia di brutto la sua Matra F2.
Restano in sette. Oltre ai vincitori ci sono Siffert, Spence, Bonnier, Moser e Irwin.
Incredibilmente il destino disegnerà per tutti traiettorie diverse, ma ugualmente terribili da lì a poco.

Indianapolis 2002

Nel 2002 proprio ad Indianapolis ancora due Ferrari, stavolta con Barrichello e Schumi, decisero di tagliare il traguardo insieme.
La fotocellula implacabile sentenziò la vittoria del brasiliano per 0.011 secondi di margine.
Qualcuno ricordò Siracusa, solo gli ultimi romantici compresero.

 

Roberto Amorosino romano di nascita, vive a Washington DC. Ha lavorato presso organismi internazionali nell'area risorse umane. Giornalista freelance, collaboratore de Il Corriere dello Sport, varie federazioni sportive nazionali e pubblicazioni on line e non. Costantemente alla ricerca di storie di Italia ed italiani, soprattutto se conosciuti poco e male.

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