Preben Elkjær Larsen. L’annata fiabesca

All’esordio in Italia con la maglia dell’Hellas Verona, l’attaccante danese Preben Elkjær Larsen conquista un insperato scudetto, realizzando peraltro senza scarpa un’iconica rete contro la Juventus. Una piccola magia dentro una stagione da fiaba.
Preben Elkjær Larsen

Scorrendo le rose delle squadre del campionato italiano 1984/85 ai nastri di partenza, a balzare agli occhi è l’elevato numero di colpi messi a segno durante il periodo di calciomercato. Dall’approdo di un fuoriclasse come Diego Armando Maradona al Napoli fino al trasferimento di un promettente ventenne come Gianluca Vialli, dalla Cremonese alla Sampdoria, la serie A si presenta particolarmente competitiva. Il centrocampo della Fiorentina si rinforza con Sócrates, quello blucerchiato con Graeme Souness, i granata del Torino optano per l’esperto Júnior. La Milano a tinte rossonere chiama gli inglesi Marc Hateley e Raymond Wilkins, all’Inter giungono il tedesco Karl-Heinz Rumenigge e l’irlandese Liam Brady. L’attaccante svedese Glenn Peter Strömberg si accasa all’Atalanta, mentre la Juventus campione d’Italia sostituisce Domenico Penzo con Massimo Briaschi.
A Verona, le novità sono due. C’è un difensore tedesco duttile ed esperto come Hans-Peter Briegel, proveniente dal Kaiserslautern. E c’è una punta danese dotata di scatto fulmineo e di notevole potenza. Arriva dalla squadra belga del Lokeren, ha un nome e un doppio cognome, Preben Elkjær Larsen.

L’Hellas Verona di Osvaldo Bagnoli

Quello che l’allenatore dei gialloblù riesce a costruire con gli uomini a sua disposizione, è un autentico capolavoro tattico.
Siamo nel cuore degli anni Ottanta, e la rivoluzione del calcio a zona ispirata dall’Olanda del decennio precedente è ancora un concetto embrionale, che si misura con una scuola permeata dalle marcature a uomo. Eppure, a detta dello stesso tecnico cresciuto nel quartiere milanese della Bovisa, il sorprendente calcio giocato dal suo Verona è tradizionale. Per ciascun giocatore c’è un compito da rispettare, a giovarne sarà il collettivo. La formazione tipo prevede Claudio Garella in porta, Mauro Ferroni e Luciano Marangon sulle fasce, Silvano Fontolan stopper e Roberto Tricella libero. A centrocampo, Antonio Di Gennaro è il regista, a suo supporto agiscono Domenico Volpati e Briegel, dirottato felicemente in mediana. Pierino Fanna è l’ala che semina scompiglio, Giuseppe Galderisi ed Elkjær i compagni chiamati a raccogliere i suoi eventuali spunti e a segnare. E poi c’è Luciano Bruni, il primo rincalzo pronto a dare il suo contributo in mezzo al campo. Un undici che darà filo da torcere a ogni rivale ben più blasonata.

Preben Elkjær Larsen

Il gol senza scarpa

Alla quinta giornata di campionato, l’Hellas Verona è reduce da due vittorie in casa contro Napoli e Udinese, un successo ad Ascoli in trasferta e un pareggio a reti inviolate al Meazza contro l’Inter. Un ruolino di marcia decisamente favorevole che, per quanto non consenta ancora di pronunciare la parola scudetto, galvanizza un ambiente sempre più consapevole e fiducioso nei propri mezzi.

Il 14 ottobre, allo stadio Bentegodi, arriva il test Juventus con Platini che parte dalla panchina.
Il primo tempo si chiude con il punteggio di 0-0, nella seconda frazione di gara Galderisi sblocca il risultato, servito da un cross del veloce Fanna. Ma il momento che s’imprime nella memoria è il momento del raddoppio.
C’è un lungo calcio di rinvio dall’area gialloblù, affidato al piede di Di Gennaro. La linea difensiva dei bianconeri è decisamente alta, e il pallone è destinato alla fascia sinistra nei pressi del centrocampo.
Lo scatto di Elkjær brucia nel tempo il suo marcatore Stefano Pioli. Per rendere la progressione in velocità ancora più imprendibile, si porta avanti il pallone prima con la coscia, poi con il collo pieno del piede. La scivolata del suo oppositore è superata, l’area di rigore è alle porte. Luciano Favero prova a chiudere lo spazio, ma Elkjær decelera e converge con una disinvoltura naturale. Due docili tocchi di destro per eludere il contrasto, sebbene il difensore con la gamba sinistra riesca a disturbare il tiro, Un contatto minimo, dal quale la minuscola ombra di un oggetto che si allontana rappresenta l’ultimo istante prima che la bordata rasoterra venga liberata.
La palla s’insacca a fil di palo, alla sinistra del portiere Stefano Tacconi.

Il piede di Larsen

Il piede destro

Esplode l’esultanza allo stadio, e ai compagni che accorrono per abbracciarlo, Elkjær indica il piede destro.
L’effetto sorpresa coinvolge tutti, il blu del calzettone predomina in assenza del nero dello scarpino. Preben ha segnato da scalzo.
La scarpa è volata via in seguito all’ultima frenata e alla collisione con l’avversario. Ma la concentrazione e la voglia di concludere quell’azione prepotente hanno avuto la meglio su tutto il resto. Una rete dai contorni fiabeschi che suggella una prestazione impeccabile contro i campioni d’Italia in carica.

La cavalcata in classifica di quella banda non si arresterà dopo il 2-0, garantirà nuove emozioni ai suoi tifosi e dispiaceri sportivi alle squadre concorrenti. Alla fine del campionato, saranno quattro i punti di distanza dal Torino e cinque dall’Inter. Sarà l’unico scudetto della storia dell’Hellas.
Una squadra dove la carriera di Elkjær proseguirà per altre tre stagioni.     

Preben Elkjær Larsen

Tanti appellativi per un attaccante

Sono numerosi i soprannomi che tifosi o giornalisti attribuiscono a Elkjær.
C’è sicuramente Cavallo pazzo, per via di un’energia delle origini difficilmente contenibile sul terreno di gioco e inizialmente refrattaria a essere disciplinata. Una statura che supera il metro e ottanta centimetri, in grado di compensarsi con il più brevilineo e agile compagno di reparto Galderisi.
Quando arriva nella città scaligera, Elkjær ha già conosciuto il successo in campionato.
Gli è accaduto nelle file del Colonia, in Bundesliga. Poi arriva l’esperienza in Belgio, nel frattempo la sua nazionale danese pone le basi per un inatteso approdo in semifinale agli Europei del 1984.
Sfiorerà per due volte il Pallone d’oro, con un terzo e un secondo piazzamento.

L’affetto di più generazioni di tifosi alimenterà l’appellativo di Sindaco, a testimonianza di un attaccamento che sfida il tempo. E che, secondo lui, contribuisce alla diffusione cittadina di Preben come nome proprio per diversi ultratrentenni di oggi in città.
L’abnegazione che lo spinge alla rete a piede scalzo contro la Juve, infine, dà il la a una serie di titoli giornalistici che lo definiscono Cenerentolo.
Un gesto tecnico legato alla forza e al controllo, e figlio in parte di una casualità, che nell’immaginario dei propri tifosi s’intrufola per sempre, come fosse una sorta d’incantesimo.

      

 

Giuseppe Malaspina giornalista con la passione per il calcio e per le storie. Scrive sul blog www.salvataggisullalinea.it. Ha collaborato con il Resto del Carlino.

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