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Endurance. Di madre in figlio

Tra qualche mese, ad ottobre, tornano in Italia i FEI Endurance World Championship 2022. Nella cornice di Isola della Scala avremo storie di uomini e di cavalli, di sfide e di passioni comuni. Molte fuori dal comune, qualcuna straordinaria. Propria come la storia di Simona Garatti e Daniele Serioli e del loro FEI Endurance World Championship del 2014
Endurance

La cronaca sportiva ha di recente lanciato il countdown per i FEI Endurance World Championship 2022. Un ticchettio che ci condurrà a Isola della Scala (Verona) il 19 ottobre. 
E se Veronafiere ha il merito di riportare in Italia la rassegna globale, la disciplina dell’endurance può vantare un primato.

Madre e figlio rappresentano l’Italia nel mondo

Durante i FEI World Equestrian Games del 2014 a Sartilly (Francia), gli ultimi disputati per la disciplina dell’endurance, si è verificato un fatto assolutamente raro. Probabilmente, a memoria d’uomo, unico nell’equitazione gestita dalla FISE.
Nella squadra Italiana erano presenti mamma e figlio con la stessa maglia, intenti a correre per una medaglia: Simona Garatti e l’under 21 Daniele Serioli.
Furono gli unici del team azzurro a concludere la gara, sotto la pioggia battente, inserendo il tricolore tra i 37 binomi (su 164) che percorsero i 160 km totali.
Simona e Daniele abbracciarono il traguardo galoppando fianco a fianco: 23mo e 24mo posto, in sella, rispettivamente, ad Hanifa e Santa du Sauveterre.

Difficile immaginare l’emozione di una mamma endurista, mentre galoppa accanto a suo figlio, per l’Italia, dinanzi all’Abbazia di Mont Saint Michel. Un sogno diventato realtà?

“Ad essere sincera – ammette Simona Garatticonoscendo e vivendo in prima persona il mondo dei cavalli, dell’allevamento e dello sport inteso come lavoro, ho sempre sperato che Daniele praticasse l’endurance solo come hobby. Questa disciplina richiede un impegno costante 365 giorni l’anno. Oggi sono ovviamente molto contenta che Daniele abbia raggiunto grandi risultati ed abbia scelto l’endurance come lavoro”.

Un’eredità naturale

Esiste un momento in cui un figlio, senza alcuna pressione, dimostra spontaneamente una predisposizione. 
“Ricordo che all’età di cinque anni – racconta Simona Garatti – Daniele entrò nel recinto per giocare con un pony non domato e per questo battezzato “Tempesta”. Il pony non aveva un carattere facile e io ero molto indecisa se lasciarlo fare o impedirglielo. Scelsi la via di mezzo: lo osservavo lasciandogli soddisfare il suo interesse. Ebbene, giorno dopo giorno, con una costanza da fare invidia ad un saggio uomo di scuderia, Daniele è riuscito ad ammansire il pony e a salirci in groppa!
Raggiunto l’obiettivo ha chiesto di uscire dal recinto e andare in passeggiata. Per me era troppo e, catturata dall’apprensione, ho lasciato al padre il piacere e l’onere di questa avventura”.

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Amore e sport in un traguardo indimenticabile

A giudicare da come è andata, Daniele Serioli non scese più da cavallo. 
Una quindicina di anni dopo, la mamma apprensiva e il figlio audace erano insieme al Mondiale.
Quel giorno, avevano raggiunto un obiettivo preparato da mesi, con quella costanza che solo una scelta di vita comune può assicurare. 
Quel giorno, alle 6 del mattino, questi due azzurri erano una cosa sola in mezzo ad altri 162 binomi in attesa della partenza. 
Allora Simona ha guardato Daniele non come compagna di squadra, ma come una madre. Come quando era nel recinto a 5 anni: fiducia e apprensione si sono tradotti in motivazione.
“Dobbiamo finire insieme”, ha incalzato Simona.
E così è stato.

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