Mario Pizziolo nasce nel 1909 vicino a Pescara, cresce nelle giovanili di Livorno e Ternana prima di essere acquistato e lanciato nel grande calcio dalla Pistoiese nel 1925. Dopo quattro anni passa alla Fiorentina con la quale conquista la promozione in serie A nel 1931 e dove rimane fino al termine della carriera.
Esempio Pizziolo
Era un mediano bravo in marcatura e con temperamento da vendere, così Vittorio Pozzo mette gli occhi su di lui e il primo gennaio del 1933, nell’incontro Italia-Germania a Bologna, lo fa esordire in Nazionale dove diventa subito un titolare inamovibile. Nel Mondiale del 1934 che si disputa in Italia Pizziolo scende in campo con la maglia azzurra nella prima partita contro gli Stati Uniti. Ma la sfortuna è in agguato: nei quarti di finale durante la prima delle due sfide contro la Spagna, giocata proprio a Firenze nel suo stadio, Pizziolo si rompe.
Pozzo gli chiede di non uscire (allora i regolamenti non permettevano sostituzioni) e allora lui stringe i denti e rimane stoicamente in campo con i legamenti di un ginocchio tranciati. Quella sfortunata partita contro la Spagna del grande Zamora segnerà per sempre la vita di Pizziolo e farà di lui un esempio, forse irripetibile, di coraggio e di generosità.
Al termine dell’incontro un giornalista mise in dubbio la gravità dell’infortunio e Pizziolo lo sfidò a duello, che non ebbe luogo solo grazie all’intervento della Federcalcio e della Fiorentina. A fugare qualsiasi maldicenza resta il fatto che Pizziolo non fu in grado di tornare in squadra per la semifinale contro l’Austria e la finale con la Cecoslovacchia che diede il primo titolo mondiale all’Italia.

La medaglia negata
Alla fine del torneo la Federazione e il Regime decisero di premiare gli azzurri con una medaglia celebrativa, ma riservata solo a quelli scesi in campo nella finale e così Pizziolo venne privato del titolo ufficiale di “campione del mondo”. A nulla valsero le proteste e gli appelli del commissario tecnico Pozzo e dei suoi compagni di squadra.
Dall’altra parte del campo
Una volta chiusa la carriera da giocatore, Pizziolo intraprese quella di allenatore, durante la quale riuscì a condurre il Pescara a una storica promozione in Serie B nel 1941. Dopo la guerra restò tagliato fuori dal mondo del calcio e continuò a vivere a Firenze solo e in assoluta povertà. Soltanto nel 1988, due anni prima della morte e a più di mezzo secolo di distanza, venne dato il giusto riconoscimento a Mario Pizziolo con la consegna da parte della Federazione Calcio di una copia in oro della medaglia di campione del mondo del 1934.
Una consolazione sacrosanta ma tardiva.