Più di qualche volta al campo Moscarelli (ex Ina Casa) mi succede di usare termini sportivi oggi in disuso, ma che qualche anno fa erano parte del comune linguaggio calcistico. E così è capitato che mentre vediamo una nostra partita al campo o di serie A o anche della Nazionale in televisione, di dire: “a questi giocatori secondo me mancano proprio i fondamentali”. Capita così che i ragazzi si girino verso di me, mi guardino e inizino con la solita storia: “nun comincia’ a parla’ difficile Ne’…i fondamentali? che so’?”.
Con pazienza mi ritrovo allora a spiegare
“Ragazzi, lo dice la parola stessa…sono le fondamenta…le basi tecniche per giocare al calcio…come le fondamenta sono indispensabili per costruire una casa, così senza i fondamentali non si può costruire un calciatore.”
“Vabbè, ma facce un esempio”
E allora, via con gli esempi
Iniziamo con la marcatura
Per un difensore la marcatura significa: stop, controllo di palla soprattutto in corsa, palleggio, calciare il pallone in porta o verso un compagno e la corsa. Permettetemi di dire, per esempio, che oggi i marcatori… marcano alla rovescia… cioè, “un fondamentale” prevedeva che l’attaccante si doveva marcare in modo che, se eri “saltato”, l’unica strada possibile verso la porta era l’esterno in modo che, tagliando il campo, potevi recuperare. Mai, dico mai e sottolineo mai, dare all’attaccante il centro. In pratica è quello che succede oggi anche in Nazionale dove prendono un sacco di gol, cosa che prima per le difese italiane…

Continuiamo con lo stop
Altro fondamentale lo stop, ovvero fermare il pallone il più vicino possibile al piede preferito in modo da poterlo giocare subito e nel modo migliore. Oggi molti stop anziché “a seguire”, sono a “inseguire” quella cosa che rimbalza. Spesso invece dello stop c’era anche il palleggio in corsa e da fermo che permette di saltare l’avversario per concludere in porta o con passaggio filtrante.
Il tiro in porta
Qui siamo oltre il fondamentale, siamo nella summa teologica del calcio. Il tiro in porta va fatto con il piede d’appoggio sempre più vicino possibile al pallone, in modo da poter calciare con la posizione del corpo in posizione corretta e non tutti storti o col corpo all’indietro o peggio in avanti. Anche in questo caso molti tirano “alla rovescia”, cioè con lo stesso piede della direzione della palla invece di tirare col destro se il pallone arriva da sinistra o viceversa. A volte ci puoi essere costretto da come va il gioco, ma il fondamentale non è quello. Il saper calciare era anche il fondamentale che ti permetteva di saper tirare in porta le punizioni dal limite. Ogni squadra, anche al mio livello, aveva uno specialista di questo tiro in porta.

Il muro di addestramento
Quante ore passate al muro d’addestramento per imparare i fondamentali. Poi qualcuno decise di privilegiare tattica e atletica, i muri sparirono e con loro sono spariti anche i fondamentali. Risultato? Molti ottimi atleti e tattici, ma che al pallone danno del “lei” e una Nazionale quattro volte Campione del Mondo e per due volte seconda, da due tornate consecutive esclusa dai Mondiali e per i prossimi costretta a fare gli spareggi con la serie C del calcio europeo. Bello vero?