Vito Taccone. Ciclismo di montagna

Da garzone in bicicletta a campione della montagna, il "Camoscio d'Abruzzo" Vito Taccone ha divorato strade pesanti non solo con la forza delle gambe, ma anche con un carattere vulcanico che lo ha fatto essere personaggio oltre il ciclismo
 Silvano Calzini
vito taccone

Con Vito Taccone non ci si annoiava mai, in corsa e nel dopocorsa. Quando era in bicicletta aveva sempre uno scatto in serbo per scompaginare le carte e dopo lโ€™arrivo aveva sempre una parola da dire, fa niente se magari era fuori luogo e inopportuna.

Dalle strade di paese al primo Giro

Vito era nato il 6 maggio del 1940 ad Avezzano in Abruzzo e si era innamorato della bicicletta da ragazzo facendo le consegne per un fornaio del suo paese. A ventuno anni รจ giร  professionista e fa il suo esordio al Giro dโ€™Italia. Poche tappe ed eccolo in fuga insieme al tedesco Junkermann sulle salite che portano allโ€™arrivo di Potenza dove Taccone batte allo sprint il compagno di avventura e conquista il suo primo successo. Chiude quel suo primo Giro al quindicesimo posto nella classifica generale e conquista la maglia verde del Gran Premio della Montagna. Niente male per un esordiente.

Vito Taccone

Il Giro di Lombardia

Il giovane abruzzese si mette in buona luce per tutta la stagione e ad ottobre compie quello che resterร  uno dei capolavori della sua carriera: il Giro di Lombardia, una delle classiche piรน dure per il suo percorso sempre molto impegnativo. Quellโ€™anno poi la corsa passa dal Muro di Sormano, 1700 metri durissimi al 17% di pendenza, con punti che arrivano al 25%, dove Taccone resiste allโ€™attacco di Imerio Massignan, uno degli scalatori piรน forti dellโ€™epoca, cedendogli in vetta solo una manciata di secondi. Poi nel tratto finale che porta a Como lo raggiunge e lo batte allo sprint. Una grande vittoria che fa di Taccone lโ€™uomo nuovo del ciclismo italiano e lโ€™eroe della sua gente in Abruzzo.

Anno domini 1963: nasce la leggenda del โ€œCamoscio dโ€™Abruzzoโ€.

Il Giro dโ€™Italia arriva sulle grandi montagne e Taccone si scatena: Asti, il santuario di Oropa, Leukerbad e Saint Vincent, una serie di quattro vittorie di tappa consecutive che resterร  nella storia. I tanti suoi tifosi sono in delirio, in Abruzzo le chiese suonano le campane. In quei giorni dopo ogni successo Taccone si presenta davanti alle telecamere del โ€œProcesso alla tappaโ€ e promette la vittoria il giorno successivo, mantenendo lโ€™impegno. Sergio Zavoli, che cura la trasmissione, va annoverato tra i grandi mentori di Vito Taccone. Capisce subito che quando cโ€™รจ quell’abruzzese chiacchierone lo spettacolo รจ assicurato. Taccone polemizza con tutti, usando un linguaggio colorito pieno di espressioni dialettali e sembra un personaggio uscito dalla Commedia dellโ€™arte. Il perfetto โ€œalter egoโ€ del compito e forbito Vittorio Adorni, lโ€™altro grande protagonista delle trasmissioni di Zavoli.ย ย 

Vito Taccone

Lโ€™altra vita

Nel 1970 Vito Taccone chiuse con il ciclismo con un bottino di 27 vittorie, tanti piazzamenti e mille aneddoti da raccontare. Abbandonata l’attivitร  agonistica, si imbarcรฒ in varie attivitร  imprenditoriali โ€“ di una certa notorietร  lโ€™Amaro Taccone a base di erbe del suo Abruzzo -, ma non con lo stesso successo. Il suo carattere lo ha portato anche ad avere qualche disavventura giudiziaria. Lโ€™ultima nel 2007 per una storia legata al commercio di capi di abbigliamento contraffatti. Taccone si proclama innocente e tanto per non smentire il suo personaggio non trova di meglio che incatenarsi davanti al Tribunale in segno di protesta. รˆ lโ€™ultimo colpo dโ€™ali del โ€œcamoscio dโ€™Abruzzoโ€. Una settimana dopo muore.

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Silvano Calzini รจ nato e vive a Milano dove lavora nel mondo editoriale. Ama la letteratura, quella vera, Londra e lo sport in generale. Ha il vezzo di definirsi un nostalgico sportivo.

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