lunedì, 2 Agosto 2021

Ogni primo venerdì del mese Sportmemory e le sue storie
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Direttore editoriale: Marco Panella

Luis Enrique. L’uomo in più.

Luis Enrique. L’uomo in più.
Marco Panella
Ci sono Uomini di cui vale la pena parlare. Luis Enrique è uno di questi.

Luis Enrique, 51 anni di Gijón, terra di Celti e poi di Romani, terra che guarda il mare sul Golfo di Biscaglia e che per mare ha mandato gente a spezzare il vento, pescatori o pirati che fossero.
Luis Enrique no, lui è nato tanto tempo dopo e la sua strada è iniziata su un campo di calcio, da bambino, come tanti, con lo Sporting Gijón, solo che tanti poi da quel campo escono, mentre lui no, lui sul campo ci è rimasto da giocatore e da allenatore.

Un vincente

Luis Enrique è un vincente; sia da giocatore che da allenatore vince, e non con squadre qualunque perché oltre che con lo Sporting Gijón gioca con il Real Madrid e il Barcellona, vince e anche tanto: campionati nazionali, Coppe di Spagna, Supercoppa spagnola, Coppa delle Coppe, UEFA Champions League, Supercoppa UEFA e persino l’oro olimpico, nel 1992.
A Roma, dove ha allenato nel 2011-2012 ha lasciato un segno di signorilità.

A Luis Enrique la vita ha dato molto, ma da lui ha preteso un prezzo immenso, perché nessun genitore è fatto per sopravvivere ai figli e perché nessuno è fatto per vedere una figlia di 9 anni andarsene via in cinque mesi per un osteosarcoma.

Alla scoperta della malattia, senza clamore, Luis Enrique scelse di dimettersi da allenatore della nazionale spagnola.
Motivi familiari disse alla stampa, quando in cuor sapeva già che il problema non era essere vicino alla bambina per assisterla nelle cure, ma prenderne il più possibile per il tempo che sarebbe rimasto solo, prenderne occhi, mani, sorrisi, respiro e dolore, perché tutto questo gli sarebbe rimasto dentro e lo avrebbe accompagnato per tutti i suoi giorni.
Nessun genitore che perde un figlio torna mai come prima; può anche gioire ed esultare, ma gli occhi non nasconderanno mai il dolore profondo che diventa una ineludibile parte di sé.

Xana

Il 26 agosto 2019 Xana, la figlia, va avanti, prima di ogni tempo.
Ci mancherai tantissimo, ma ti ricorderemo ogni giorno della nostra vita, con la speranza che un giorno ci incontreremo di nuovo. Sarai la stella che guiderà la nostra famiglia…Cosi scrive Luis Enrique nel comunicato dato alla stampa dopo la morte di Xanita.
Sono parole che parlano di un dolore che non uscirà più dalla sua vita, ma sono parole di speranza profonda, quella del nuovo incontro, un giorno, in un posto che nessuno sa dove sia, ma che in tanti pensiamo che da qualche parte debba esserci.

La vita continua, anche quella dolorosa e Luis Enrique torna ad allenare la nazionale spagnola, è quello che sa fare per vivere e vivere è l’unica risposta che la morte si merita.

Ieri sera a Wembley la Spagna di Luis Enrique ha giocato la sua partita ed è uscita sconfitta dall’Italia di Roberto Mancini.
Una partita tirata, un risultato che sarebbe potuto andare ovunque, aperto fino all’ultimo, fino a quando il Gioco trae il suo dado e determina il vincitore.
Non serve entrare ora nel tecnicismo della partita e del merito di una o dell’altra squadra.
In una partita di pallone la sfortuna può essere di chiunque, ma il merito è sempre di chi vince.

L’uomo in più

A fine partita Luis Enrique fa quadrato intorno ai suoi, ne esalta la prestazione e rende onore all’Italia, soprattutto lo fa senza pelosità bigotta e conformista, lo fa da uomo, lo fa con il cuore e allora viene da chiedersi di che pasta siano fatti gli uomini come lui, rari e belli.

Luis Enrique ha pubblicamente dichiarato che alla finale di domenica sera lui tiferà Italia.
Avremo un uomo in più.
Anzi avremo in più un uomo e una bambina.
Sarà una bella partita.

Marco Panella, direttore editoriale di Sportmemory, nato a Roma nel 1963, laureato in Scienze Politiche con indirizzo internazionale, si occupa di comunicazione dal 1989 come imprenditore e consulente di aziende ed enti pubblici. Curatore di mostre e festival culturali, esperto di storia del costume italiano ed heritage communication, coniuga all’attività professionale interessi personali che spaziano dalla geopolitica all’etica dell’innovazione. Ha esordito nella narrativa con il romanzo nero Tutto in una notte, edito a settembre 2019 da Robin Edizioni.

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