Un pomeriggio qualunque si trasforma in promessa: il Real Tuscolano scopre che i sogni sanno correre anche alla luce del sole.Tra rimpianti e coraggio, il Quartiere torna a battere forte, fino a riempire il Moscarelli come non accadeva da tempo.
E ora, con l’anima quadrarola addosso, c’è una Finale da vivere insieme: il 17 maggio, contro il Gaeta, senza lasciare nessuno indietro. È vero: la notte si sogna, lo facciamo quasi tutti. Ma a volte il sogno ti sorprende anche di giorno, nel pieno di un pomeriggio, su un campo di calcio. E, immaginate, sono proprio quei sogni che ogni tanto diventano realtà. Nella storia del Real Tuscolano, però, non era mai successo di “sognare” una Finale di Coppa Lazio.
Sì, esistiamo da 70 anni e abbiamo avuto i nostri momenti di gloria, tra campionati giovanili e di categoria, con qualche vittoria che ancora profuma di ricordi. Ma un traguardo così prestigioso come una finale di Coppa Lazio: mai.
Il cammino, passo dopo passo
Tutto è cominciato qualche mese fa, passo dopo passo, e ogni partita sembrava scivolare via quasi come fosse una gara d’allenamento: senza pressione, con leggerezza. E così, senza nemmeno accorgercene, ci siamo ritrovati in semifinale davanti a una squadra di antichissima tradizione e storia: il Vittoria Roma che, pensate, esiste dal 1908.

La semifinale: rimpianto e fiducia
La gara di andata si è giocata a casa loro ed è finita 1 a 1, lasciandoci addosso più di qualche rimpianto. Ma è stato proprio lì, da quel momento, che dentro di noi è scattato qualcosa: ci abbiamo creduto.
Il Quartiere che si spegne (e poi si riaccende)
Di questi tempi, a Roma, il quartiere sembra non viversi più: con le pay TV e la frammentazione del calcio, la gente la sera esce meno e resta in casa. I bar alle 20,30 chiudono quasi tutti e i ragazzi si riversano nei centri della movida romana, che tutti sappiamo dove sono. Eppure, nella settimana che precedeva la gara di ritorno, è successo qualcosa di diverso, quasi indefinibile: è partito un passaparola generale, come un richiamo antico.
E il pomeriggio della gara di ritorno il Moscarelli era strapieno, fino all’inverosimile: mille persone? Forse di più. Striscioni, fumogeni e qualche botto (di troppo) a sostenere la squadra.
Con il Vittoria è accaduto uno di quei miracoli che solo lo sport sa regalare: è resuscitata l’anima quadrarola del quartiere, e ha trascinato i miei ragazzi alla vittoria. E adesso c’è la finale che disputeremo contro il Gaeta il 17 maggio, in uno stadio neutro ancora da definire. Ma i quadraroli si stanno già organizzando per non lasciarci soli.

Il “mondo di fuori” e la romanità
Onore al Vittoria, al “mondo di fuori”, che non potevano sapere che con i ragazzi ha giocato anche la Città del Cinema, le Ville degli Imperatori nel Parco, gli Acquedotti e i tanti Imperatori che sono stati con noi a recitare nelle strade del Quartiere.
Al Moscarelli non giochi mai da solo: è la romanità che gioca con te.