Massimo Stano. L’Italia che ci piace

È fatica e sacrificio. È gambe, fiato e volontà. Sono i 35 km della marcia. È l’oro di Massimo Stano, caparbiamente cercato da un atleta che dopo l’oro di Tokyo non è diventato un divo da copertina. Ha continuato non a fare, ma a essere atleta. L’Italia che ci piace ha le gambe, il fiato e il cuore di Massimo Stano di Grumo Appula, Puglia, Bel Paese.
Massimo Stano

Massimo Stano è un ragazzo di Puglia, terra amata da Federico, l’imperatore che fu stupore del mondo, dauna e marinara, lunga quasi come fosse l’Italia intera, diversa da sud a nord proprio come l’Italia.
A chi piace l’Italia, non può non piacere la Puglia. Terra di tradizioni e di contraddizioni, la Puglia corre  in un paradigma culturale che va dallo struggente documentario I maccheroni (1959) del sempre troppo poco ricordato Raffaele Andreassi a I basilischi (1963) di Lina Wertmuller, sino ad  arrivare dritti nel futuro dello spazioporto di Grottaglie.

Mai stata facile la Puglia

Gli ulivi ovunque, il pomodoro anche, il tabacco prima del proibizionismo, uva che una volta dicevano buona solo per tagliare il vino, ma che invece è buona di suo a tavola e nel bicchiere, il mare di cristallo, i muretti a secco, il turismo che la scopre negli anni ’70, Lucio Dalla che non ne poteva fare a meno, Renzo Arbore che da figlio non la abbandona mai e tanti invece che la lasciano per andare verso il mondo. A volte Torino, a volte Milano, a volte Roma e tante volte America.

Una vocazione sportiva

Ebbene, questa Puglia ricca di suo per storia, cuore e tradizioni, allo sport ha dato e continua a dare moltissimo.
Pietro Mennea, Antonella Palmisano, Roberta Vinci, Benedetta Pilato sono solo alcuni dei nomi che ondeggiano tra passato e futuro dello sport italiano.
E non bisogna dimenticare anche lo storico Anello di Nardò, l’autopista sperimentale nata Fiat nel 1975, passata poi di mano in mano, ma ancora oggi tempio e laboratorio della velocità assoluta.

Massimo Stano
(Massimo Stano, Tokyo 2020)

Massimo Stano

Figlio di questa Puglia Massimo Stano – uomo che divora la distanza, marciatore d’animo prima che di gambe, oro a Tokyo nella 20 Km – ha vinto la 35 km ai Mondiali di atletica di Eugene, Oregon, Stati Uniti, altra parte del mondo.
Lo fa 19 anni dopo l’asta di Gibilisco a Parigi. Lo fa da campione olimpico in carica, cosa più che rara, e lo fa lasciando entrare nella storia il duello che tra ultimi metri e ultimo fiato lo vede relegare dietro di lui il giapponese Kawano che a quella medaglia ci credeva.

Una questione  di stile

Lo fa, soprattutto, con stile.
Dopo Tokyo Massimo Stano non ha mai indugiato sotto i riflettori, non si è mai perso tra interviste e copertine patinate.
Estraneo al circo mediatico che osanna e distrugge, Massimo Stano ha continuato non solo a fare l’atleta, ma a essere atleta. Le due cose non sempre coincidono. E ha continuato a farlo da marciatore, da chi sa che bisogna morderla la distanza per vincerla.
Per questo Massimo Stano ci piace e anche molto.
Pugliese di Grumo Appula, terra di Bari, provincia del Bel Paese che è stato e che ostinatamente continuiamo a credere possa ancora essere, Massimo Stano oggi non è solo un atleta, ma il simbolo dell’Italia che ci piace.

 

Marco Panella, (Roma 1963) giornalista, direttore editoriale di Sportmemory, curatore di mostre e festival culturali, esperto di heritage communication. Ha pubblicato "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015), "Pranzo di famiglia. Una storia italiana" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016) il thriller nero "Tutto in una notte" (Robin 2019) e la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021)

ARTICOLI CORRELATI

L’atletica allena il coraggio

Quando non puoi fare qualcosa, puoi immaginare di poterla fare.
Nel dicembre del 1991 la vita di Cinzia Leone cambia; quello che lei aveva immaginato prima, adesso non va più bene.
Sembra tutto perso, ma non è così. Cinzia trova il coraggio di immaginarsi ancora, allena cervello e fisico e li costringe a inseguire la sua immaginazione fino a quando i due non si ricongiungono.
Si chiama riabilitazione, ma è molto meglio chiamarla atletica del coraggio.

Leggi tutto »
Paul Nash

Paul Nash. Il velocista senza Olimpiadi

Paul Nash, sudafricano, uno dei velocisti più forti di tutti i tempi, sfortunato quanto basta per non andare alle Olimpiadi di Città del Messico. Ma era il 1968, in Sud Africa c’era l’apartheid, il mondo stava cambiando e il sogno olimpico di Paul rimase nei suoi 10 netti senza medaglia olimpica.

Leggi tutto »
Midinettes

Parigi. La corsa delle midinettes

26 ottobre 1903. Le donne bussano alla porta dell’atletica. Lo fanno le sartine di Parigi, le midinettes, ragazze che tagliavano, cucivano e mangiavano una sola volta al giorno. La prima corsa femminile è la loro. Ci vorrà del tempo e non sarà facile vincere pregiudizi e diffidenze, ma le donne non si fermeranno più.

Leggi tutto »
Piano 14.25

Piano 14.25. La storia maledetta del doping di Stato

Il Piano 14.25 è una storia maledetta. Una storia di doping di Stato, una storia di quando il mondo era diverso e gli atleti erano solo pedine da muovere sullo scacchiere dei primati politici nazionali e internazionali. Una storia in gran parte al femminile. Il Piano 14.25 è un crimine che non ha diritto all’oblio.

Leggi tutto »

L’oro due

Giganti. Potremmo forse chiamare diversamente Pietro Mennea e Usain Bolt? Giganti e veloci. Velocissimi, non più del vento, ma della stessa essenza del vento.

Leggi tutto »
MARATONA DI NEW YORK

New York. La maratona di Giovanni Bartocci.

Giovanni Bartocci, ristoratore romano trapiantato nella Grande Mela, ci racconta della sua prima Maratona di New York e dell’anima e del cuore che ci ha messo per finirla. Per l’occasione ha anche indossato il suo abito migliore: maglietta della Lazio e pantaloncini autografati di Milinkovic-Savic. Un’altra grande storia nella storia.

Leggi tutto »



La nostra newsletter
Chiudi