Fondazione 1919, Rifondazione 1936, Rifondazione 1938, Rifondazione 1948, Rifondazione 1990, Rifondazione 1996, Rifondazione 2003, Rifondazione 2013, Rifondazione 2022. La “tabella” della storia del calcio a Campobasso, oggi Football Club Campobasso è simbolica di come ci si sia guadagnato sul campo il “titolo” di lupi. A volerla vedere in questa chiave viene fuori, infatti, che i mammiferi presumibilmente “papà” dei cani sono animali intelligenti e capaci di adattarsi, due caratteristiche che non ti fanno estinguere nelle difficoltà, vedi i fallimenti calcistici e le conseguenti rifondazioni di cui sopra. Comune italiano di poco meno di cinquantamila abitanti, capoluogo dell’omonima provincia e della regione Molise, Campobasso ha vissuto sicuramente da protagonista in diverse epoche, in particolare in quel Medioevo le cui testimonianze artistiche gli hanno consentito di essere insignito dal Ministero dei Beni Culturali del titolo di “borgo di notevole interesse storico”. Molto più accidentata è stata la sua storia nel football dove, probabilmente, il momento più importante è rappresentato dagli anni Ottanta e più esattamente tra il 1982 e il 1987, cinque stagioni disputate in Serie B durante le quali ha firmato addirittura un quinto posto. Nel suo palmarès, per gli amanti di cifre e statistiche figurano uno Scudetto di Serie D nella stagione 2023/2024 e una Coppa Italia Dilettanti nel 2014.

La rinascita dei lupi di Campobasso
Ma come il lupo che ogni tanto esce fuori, intelligente e con capacità di adattarsi, anche il Campobasso rispunta e si pone dinanzi alla luce del football che conta. A raccontarlo di recente è stato “Running with the Wolves” docuserie in quattro episodi che narra al pubblico la rinascita del Football Club Campobasso (su ESPN e Disney+). Una sorta di avvincente “film” sul ritorno nel calcio professionistico del club molisano dopo il fallimento e che consente di conoscere la proprietà americana guidata da Matt Rizzetta e dall’attore Mark Consuelos.
“Da un fallimento annunciato a un sogno che attraversa l’oceano – questa la presentazione annunciata dal club – La storia del Campobasso FC, fatta di rinascita, passione e promesse mantenute, diventa ora una serie televisiva internazionale. Quattro episodi per raccontare, al mondo intero, come una squadra condannata all’oblio sia riuscita a risorgere due volte in due anni, tornando nel calcio professionistico e conquistando cuori da ogni angolo del globo”. Già, in ogni angolo del globo perché incredibilmente navigando nel mondo del web, curiosando tra i profili social, si scopre che intorno al calcio di Campobasso si è costruita un’operazione con i fiocchi, con post, immagini, scene, interazioni con i tifosi, che hanno portato in tanti a provare sincera simpatia per la squadra regina del Molise.
“La storia del Campobasso è la prova che i miracoli esistono – ha spiegato il presidente del club Matt Rizzetta, presidente del club – e che quando si uniscono tifosi e proprietari mossi da un sogno comune, tutto diventa possibile”.
Il sogno americano approda a Campobasso
Un sogno, appunto, di quelli che si leggevano sui libri per le vacanze, i testi per avvicinarsi alla lettura, con lo zio americano che arriva e risolve tutto. A Campobasso il sogno è diventato realtà. Il calcio era finito poi nell’estate del 2022, quando a dieci giorni dall’inizio della stagione, giungeva la sentenza come una mazzata: il Campobasso deve ripartire dall’Eccellenza. Poi arrivano gli americani, imprenditori con legami profondi con il Molise, che acquistano la società.
Stagione 2022/23 promozione in Serie D all’ultima giornata, in un campionato da non consigliare ai deboli di cuore. L’anno successivo il Campobasso mette il cuore e un coraggio da lupi, emozionante scalata e seconda promozione consecutiva. Due anni e il Campobasso torna nel calcio che conta.
“Molto più di una cavalcata sportiva – raccontano nella serie tv Espn che porta la firma tra gli altri, di Kelly Ripa e Mark Consuelos, partner della proprietà e protagonisti nell’ideazione della serie – è stato un atto d’amore, una dimostrazione di fede, un romanzo scritto a colpi di sacrificio, identità e coraggio”. Dalla curva ai riflettori mondiali, dunque, una storia che può appartenere a tutti.
“Campobasso non è semplicemente una squadra di calcio – raccontano – è una piattaforma che rappresenta le speranze e i sogni che vivono dentro ciascuno di noi. Siamo entusiasti di poter offrire al pubblico televisivo mondiale uno sguardo su cosa ha significato dare vita a questa visione e su tutti i sacrifici fatti lungo il percorso”.
Emozioni, sensazioni, una bella storia che riconcilia con un calcio complesso e a volte poco genuino come quello che vediamo nel nuovo secolo. E poi gli americani sono bravi a creare suggestioni, come quando nella serie raccontano “nel silenzio dello stadio deserto, quando tutto sembrava perduto, c’era chi sognava ancora. Ora quel sogno si vede. E si sente. In tutto il mondo”.

Campobasso social ma soprattutto sociale
Ma Campobasso è anche altro, non è solo messaggio social ma anche sociale. Il 2 aprile, per esempio, uno striscione ha regalato la vera essenza dei lupi molisani. “L’autismo non è un mondo a parte, ma parte di questo mondo”, uno striscione in occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, con il Campobasso FC che ha deciso di trasformare l’Axum Molinari, lo stadio casalingo, in un vero e proprio manifesto di civiltà.
“In un’epoca che corre troppo veloce, dove spesso chi non tiene il passo viene lasciato ai margini – ha spiegato l’ufficio stampa del Campobasso Football Club attraverso i propri canali ufficiali – i Lupi rossoblù hanno rallentato per stringere una mano: quella delle persone nello spettro autistico e delle loro famiglie. Non è stata solo una foto di rito, ma un patto di solidarietà firmato davanti ai propri tifosi e alla città intera”.
La rivoluzione si fa per davvero a Campobasso
La si fa con gesti forti, vibranti, di quelli veri, fondamentali se si vuol veramente provare a migliorare il mondo. “Oltre i nostri colori, oggi siamo tutti uniti per valorizzare ogni diversità – le parole del vicecapitano Mario Gargiulo in quell’occasione – Questa è la nostra vittoria più bella”.
La favola americana, dunque, raccontata con “Corri coi lupi” ma anche, e soprattutto l’essenza vera del calcio, quella straordinaria connessione tra il gioco e i tifosi, tra una bandiera e una comunità.
“È un urlo che rompe il silenzio dell’indifferenza. I calciatori del Campobasso FC non parlano di schemi o di classifica, ma di diritti – hanno spiegato dalla società – Perché la vera fragilità non risiede in chi vive l’autismo, ma in una società che alza barriere architettoniche e mentali invece di offrire opportunità. Il gesto del Club rossoblù ci ricorda che lo sport ha una responsabilità sociale immensa. Mentre i Lupi stringono quello striscione, stanno dicendo a ogni genitore che lotta quotidianamente contro la solitudine e a ogni ragazzo che cerca il proprio posto nel mondo: ‘Non siete soli’”.
Lega Pro o serie B il Campobasso ha già vinto il suo campionato
Il Campobasso chiude la stagione regolare in Lega Pro, anno 2025/2026, con un ottimo quarto posto, ora ci saranno i play-off, forse ci sarà una straordinaria promozione in serie B, forse no, continuerà anche la prossima stagione in quella che conosciamo come serie C, ma poco importa, “il Campobasso ha segnato il gol più importante della stagione, perché quando si abbattono i muri dell’esclusione per costruire ponti di solidarietà, non vince solo una squadra: vince l’umanità intera”.